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La zingarata della verginella di via Ormea – Amara Lakhous

La zingarata della verginella di via Ormea di Amara Lakhous è un libro dalle nobili intenzioni e dalla facile lettura. Sa scorrere via facilmente trattando temi complicati e attuali. Vengono indagati quel razzismo nemmeno troppo strisciante di molti italiani e quel giornalismo che gioca a non fare i conti con se stesso.

Una quindicenne italiana accusa di stupro due giovani rom, questo il fatto al centro de La zingarata della verginella di via Ormea. L’episodio scatena le forti reazioni della cittadinanza naturalmente non contro i due presunti colpevoli bensì verso tutti i rom, in particolare quelli più vicini cioè quelli presenti nel parco del Valentino di San Salvario, quartiere di Torino. La vicenda viene narrata da due punti di vista paralleli: quello del giornalista Enzo Laganà e quello della neozingara Drabarimos. Così, alternando le due voci al ritmo dei capitoli, Amara Lakhous ci racconta una storia che ha tutte le potenzialità di un fatto di cronaca e tutta l’amarezza di una profonda italianità.

Tre motivi perché sì

  1. Si tratta di un testo che scorre via facile. Il linguaggio è molto diretto, i fatti non si fanno attendere e le considerazioni sulla propria vita dei due narratori sanno impattare bene. Dà una sensazione di attinenza alla realtà che regala un sapore di quotidianità.
  2. I due narratori portano avanti istanze di giustizia inseguite in modo differente. Laganà ha il buonsenso del giornalista che desidera svolgere il proprio lavoro con la dignità che meriterebbe; è esasperato dalle storture imposte dai piani alti del giornale per cui lavora e la sua vendetta viene coltivata all’interno dell’ambiente, vuole fregare il sistema dall’interno. Drabarimos invece decide di cambiare vita, di gettarsi alle spalle tutto ciò che ha costruito negli anni per crearsi un nuovo presente fondato su nuovi valori; la sua sete di giustizia, nel suo caso a delitti a cui ha partecipato, la porta a rifiutare il sistema per fregarlo. Questa parallela ricerca di soluzioni suscita interesse e curiosità.
  3. L’idea di fondo del romanzo è assolutamente condivisibile: i rom diventano il capro espiatorio su cui addossare la nostra paura del diverso, la nostra frustrazione e pure la nostra stupidità. Dopo la denuncia della quindicenne italiana la comunità non accusa solo i due presunti responsabili, bensì si accanisce su tutta la comunità rom che, a detta loro, appesta il territorio. A cavalcare l’onda ci si mette pure il giornale per cui lavora Laganà, perché la vendita di copie è l’altare su cui sacrificare verità e correttezza professionale. Una denuncia ben mirata al razzismo di certe persone e all’ipocrisia di certa stampa.

Tre motivi perché no

  1. La capacità di scivolare via della scrittura e il suo avvicinarsi al parlato presenta come contraltare una sensazione di forzatura che non risulta sempre funzionale né gradevole.
  2. Le vicende personali di Laganà sembrano delle intruse. Mentre quelle di Drabarimos si inseriscono nella costruzione del personaggio, la vita personale del giornalista sta lì senza suscitare particolare interesse o ritagliarsi qualche sorta di spazio all’interno della narrazione, sembra un’intrusa anche discretamente fastidiosa.
  3. Fermo restando il nobile intento di denuncia, i due temi principali non riescono a trovare  sufficiente profondità ed efficacia. È più colpevole chi ruba un portafogli o chi si fa affidare con l’inganno i risparmi dalle persone? Le responsabilità delle banche viene approfondita attraverso il personaggio femminile, ma il modo di vivere dei rom non viene messo sul piatto in maniera importante. Per convincere non è utile nascondere o abbozzare, sarebbe meglio affrontare apertamente. Le reazioni dei cittadini, pur non condivisibili, non trovano nessuna spiegazione, sono macchiettistiche. Infine la doppia vendetta, quella di Laganà e quella di Dabarismos, arrivano con facilità sospetta, oltre a trattarsi di vendette molto personali che non aiutano in alcun modo a cambiare il sistema ma sono solo uno sfogo personale e momentaneo.

Valutazioni emotive:
Felicità: 33%
Tristezza: 51%
Profondità: 43%
Appagamento: 32%
Indice metatemporale: 21%

Voto38%

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La zingarata della verginella di via Ormea – Amara Lakhous ultima modifica: 2016-11-09T10:00:07+02:00 da agafan

Su agafan

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agafan sta per fan di Aga, cioè di Agnieszka Radwańska, tennista polacca. Radwańska è stata una perdente di lusso a causa della mancanza cronica di potenza nei suoi colpi. Ma ha compensato con altre caratteristiche, ha aggirato l’ostacolo con la classe e la sagacia tennistica, fornendo uno spettacolo unico. Mi piacerebbe affermare che le caratteristiche di Aga sono le mie nella vita, o che sono quelle a cui mi ispiro. Purtroppo né l’una né l’altra (nemmeno sul campo da tennis), mi limito semplicemente ad ammirarle. Non basta?

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