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Nel Mirino – Azad Cudi

Nel mirino è un libro che potrebbe trarvi in inganno e forse per questo, potreste evitare di leggere. Non fatelo, vi prego, perché si tratta di un meraviglioso reportage di una delle pagine più tragiche e insieme più appassionanti della storia contemporanea.

Prima di tutto bisogna fissare la mappa entro cui si muove il libro, per farlo dobbiamo però presentare Azad Cudi, narratore in prima persona della vicenda.

Nato in Kurdistan a diciannove anni, Azad rifiuta di entrare nell’esercito regolare iraniano e fugge in Inghilterra, dove entra come richiedente asilo. Ma Azad Cudi non sente di avere chiuso i conti col Medio Oriente e così nel 2011 decide di partire con una missione umanitaria per la Siria, in quel momento presa d’assalto dagli uomini dell’ISIS. Il libro però racconta di un esperienza in particolare che è quella della resistenza di Kobane agli attacchi dei guerriglieri jidahisti. Più precisamente tra il 2014 e il 2016.

Kobane, come poi si scoprirà, è una città cardine della battaglia contro lo stato islamico. Le ragioni dell’importanza di questa città al confine turco sono molteplici e vanno dalla posizione, ovviamente strategica sul quel confine così labile tra Occidente e Oriente, alla composizione dei suoi abitanti.

Nata come rifugio cristiano nel 1915, Kobane è diventata celebre soprattuto per la forte presenza Curda (che andrà ad aggiungersi a quella cristiana) e la sua multiculturalità, piccolo laboratorio politico e sociale di un altro Medio Oriente possibile. Tutto questa originalità di Kobane rispetto alla zona è difficile da immaginare dal nostro punto di osservazione e per questo il libro di Azad Cudi diventa centrale per formarsi un’opinione sulla faccenda, qualunque voglia essere la vostra idea finito il libro.

Faccio un piccolo fuori programma. È ovvio che si possono coltivare opinioni differenti su questioni importanti come quelle che riguardano i teatri di guerra, ma l’unica cosa che ci può salvare dalla stupidità delle nostre idee è la fondatezza delle nostre informazioni. Purtroppo una guerra ventennale come quella che stiamo vivendo, con scenari differenti ovvio, è difficile da raccontare in diretta per mancanza di osservazione e anche per la difficoltà con cui si individuano le compagini ad affrontarsi (eserciti regolari, eserciti privati, eserciti volontari, ecc.). Per questa ragione i racconti di coloro che hanno vissuto dentro a questa maledetta guerra, diventano ancora più importanti, sono i nostri occhi, la nostra memoria.

Questo più meno è quello che dice Azad nell’introduzione al libro. “La storia di come tutto questo è realmente avvenuto sul campo non è ancora stata raccontata, anche perché molti di coloro che hanno preso parte a questi eventi non sono sopravvissuti.”

Così Nel mirino è certamente un libro che la guerra la racconta metro per metro, un caricamento di fucile alla volta, ferita per ferita, morte per morte, ma Azad Cudi nel consegnarci le sue memorie non si ferma qui.

Ci racconta cosa vuol dire combattere una battaglia contro un inquietante Stato Islamico che per liberare gli infedeli vuole riportare le lancette dell’orologio indietro di secoli, cosa vuol dire essere assediati oltre che dai soldati, anche dagli ideali mortiferi dell’ISIS.

Ma non mancano i ribaltamenti della medaglia, come ci ha fatto scoprire benissimo Zerocalcare col suo Kobane Calling, l’esercito volontario compostosi attorno alla città era soprattutto formato da donne e Azad Cudi fa notare l’incredulità dei soldati del califfato nell’affrontare quello che per loro era considerato un essere inferiore.

Molte le riflessioni personali politiche, dove Azad Cudi racconta una cosa per noi ancora abbastanza sconosciuta, e cioè come una parte di Orient che coltivi i valori

di libertà, democrazia e pace, irridendo l’immagine tutta occidentale che in quella parte di mondo questi concetti siano sconosciuti.

Anche l’imprevedibilità della guerra trova il suo posto nel libro di Azad Cudi, come quando i soldati asserragliati in una casa di Kobane si proteggono con sacchi di zucchero, trovandosi a combattere in una strana, ma dolce, nuvola di zucchero a velo.

Nel mirino di certo è un libro duro ma necessario per cogliere la forza di una scelta così importante, anche per noi, di combattere contro un’immagine di mondo brutto e cupo che ci sembra solo un mondo lontano ma a pochi migliaia di chilometri da noi ha rischiato di diventare realtà.

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Nel Mirino – Azad Cudi ultima modifica: 2019-06-04T14:04:47+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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