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Guasti, di Giorgia Tribuiani

Qual è il segreto per scrivere un’opera prima di successo? Quale stratagemma bisogna giocare per farsi notare già alla prima opera? Quali che siano gli ingredienti magici da usare secondo voi o secondo gli oscuri detentori delle tendenze di marketing e di opinione, di sicuro Giorgia Tribuiani non li ha usati. Infatti il suo primo libro Guasti, mi piace tantissimo proprio per questo.

Fuori dalle righe, fuori dalle opinioni e fuori dal tempo, la giovane scrittrice originaria di San Benedetto del Tronto ha composto un libro sottile ed etereo di cui difficilmente non ci si potrà innamorare. Andando a scavare nella biografia di Giorgia Tribuiani si ritrovano elementi che ci aiutano a ricostruire il percorso di questa autrice e a motivare scelte stilistiche così raffinate e visionarie. Giulio Mozzi e la sua Bottega di Narrazione compaiono infatti fra le prime collaborazioni dell’autrice che ha sempre affiancato ad esperienze prettamente creative, lavori nell’ambito della comunicazione e della critica all’arte contemporanea.

Consci del percorso della scrittrice di cui oggi scriverò, potremo capire alcuni risvolti di Guasti, libro che colpisce per originalità e sincerità.

PlastinazionePlast’inazione. Plast in azione

La vicenda è presto detta nella sua semplicità ma anche nel suo ambire a profondità per niente scontate.

La compagna di un grande fotografo di fama internazionale accompagna il corpo del defunto amato in un’esposizione il cui il soggetto è il cadavere stesso. Corpo senza anima a cui un artista contemporaneo ha dedicato un trattamento alla plastilina che ha reso il fotografo senza vita esso stesso arte da contemplare. Già qui il libro apparirebbe straordinario nella sua capacità di immaginare una situazione magica da cui è possibile districare ogni tipo di narrazione.

Stupidi! Maledetta anche la vostra stupidità! Preferiresti vermi? La persona che amate, preferiresti che la mangiassero i vermi?

Appunto, ed è qui che viene fuori l’eccellente lavoro della scrittrice marchigiana di nascita, nel momento in cui una immagine forte e invasiva è stata disegnata, tutto si può raccontare, tutto da li può partire. Solo che nel caso di Guasti il sentiero narrativo che parte da questa prima grottesca immagine non è per niente scontato

Aprì la porta, rovesciò il contenuto della borsa sul ripiano del lavandino e tremando staccò due compresse dell’incarto argentato: le ingollò guardandosi allo specchio e guardandosi allo specchio non si riconobbe.

Una donna vissuta all’ombra del compagno di una vita si interroga su se stessa, sulle possibilità che avrebbe potuto avere e sulla sua stessa esistenza a pochi metri dal cadavere della persona amata. Che cos’è la vita quando è passata e quando diventa mero frutto di analisi e discussione? Diventa aria che passa tra le mani lasciando il sapore di un ricordo e di qualcosa che in tutti i casi non può essere veramente discusso. La mostra del cadavere del proprio amato porta una lungaa riflessione su se stessi e sull’amore, ma anche sulla discrezione di un sentimento così nascosto come quello della morte dell’oggetto del desiderio. Tutto il libro è raccontato dal punto di vista di Giada, compagna mai sposata di un uomo che la lega a sé dopo la morte forse più profondamente di quanto facesse in vita.

Durante la mostra sono gli incontri a spostare il punto di vista di Giada e a mostrarlo debole o forte in momenti diversi. Sono gli incontri a costringere Giada a dover confrontarsi con un mondo che forse in assenza di questa macabra opera d’arte sarebbe stata relegata solo ad una bottiglia di vino o ad un gin tonic mascherato. Ad aggravare le riflessioni di Giada compare uno sconosciuto curatore d’arte che vorrebbe acquistare il corpo del fotografo come opera da esporre a casa sua, in un misto tra lirismo e patetico esibizionismo. Giada sarà l’antico eroe che lotta per il corpo del proprio amato, il mondo giocherà la parte del cinico carrozzone da circo che, fottendosene di tutto, ogni sera mette in scena uno spettacolo più agghiacciante della sera prima.

Non toglieranno mai quel foglio, resterà lì fino alla fine della mostra e di tutti i tempi e ogni giorno quello spazio sarà GUASTO, GUASTO, GUASTO, come la prima volta si chinò per sbirciare nel rettangolo vuoto tra la porta e il pavimento.

Libro davvero notevole per scrittura e soggetto quello di Giorgia Tribuiani che di sicuro deve alle incursioni nel mondo della performance e dell’arte contemporanea non solo il soggetto ma anche una certa atmosfera eterea e stocastica.

Insomma, un esordio da tenere in ben cura perché la sua autrice potrebbe regalare piccole perle nelle prossime pubblicazioni.

La fuori c’era un mondo da distruggere e poi ricostruire, c’erano passi da compiere, forza da cercare, denti da stringere e da sbattere contro la realtà, ma adesso qualcuno le stava tendendo la mano.

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Guasti, di Giorgia Tribuiani ultima modifica: 2018-09-10T11:39:48+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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