Star Wars – Episodio VII. Il risveglio della Forza. Un film che è un capitolo di un libro sacro e come tale va considerato. Pregi e difetti? Ma chi se ne frega. I difetti delle divinità volano troppo alti per noi mortali, i pregi sono inventati e scontati.
Premessa: sono un adepto della religione Guerre Stellari (Star Wars per fare più figo). Non della prima ora, la folgorazione è arrivata tardiva in un pomeriggio di gennaio a ventidue anni, troppo tardi per diventare uno jedi, troppo esposto al lato oscuro della forza. Dunque capiterete bene che il mio giudizio non avrà neppure un equilibrio sommario.
L’attesa è stata spasmodica, da quando è stata comunicata la data d’uscita spade laser hanno tagliato a fette ogni pensiero, il tempo ha iniziato a passare così lento da credere di essere finito in un universo parallelo che non avrebbe mai raggiunto il giorno agognato, come un giorno della marmotta non uguale a se stesso. Infine, l’altro ieri sera (attesa prolungata per le esigenze di un amico, va da sé carissimo, altrimenti col cazzo che aspettavo) è diventato tutto reale.
A questa saga si possono rimproverare mille e un difetto, si può sottolineare l’ingenuità della sceneggiatura, la pochezza cinematografica, la mancata profondità dei personaggi e chi più ne ha più ne metta. Tanto non sono affari miei, se credi nella Forza chi la mette in dubbio è un miscredente e, come tale, degno di essere trafitto dalla spada di uno jedi.
Poi esci dalla sala e ti rendi conto: nonostante l’invasamento la cecità non è completa. Ti sei trovato davanti ad un film con molte debolezze. Una certa ripetitività delle situazioni con il passato, una schematicità che sa di déjà-vu, che ti fa intuire la soluzione molto prima che avvenga. Un cattivo ammantato di tali debolezze da risultare persino ridicolo: non che il buon vecchio Darth Vader, costretto nella sua bionicità grottesca, non avesse un sapore fumettistico, ma questo non sa proprio come incutere timore, non più chiuso in marchingegni ma in debolezze e goffaggini. Rivedere i vecchi protagonisti invecchiati mette una tristezza nostalgica infinita: Han Solo impertinente imbolsito, come quei vecchi che credono di non perdere il vizio ottenendo un calo di credibilità che va oltre il pelo smarrito; Leia maturata in modo disastroso, mentre Chewbacca non ha un pelo bianco, peccato perché sarebbe stato un bello Jeti. Per inciso, in italiano hanno recuperato i nomi originali Han Solo e Leia, ma che senso ha? Bisogna avere davvero una mente perversa per escogitare un’operazione del genere a tanti anni di distanza. Insomma, a mettersi lì si potrebbe criticare il film sotto tanti punti di vista.
Fatelo pure, se mi esercitassi ancora un po’ potrei trovarne altre di critiche, ma non mi interessa, perché il film è bello, le attese non sono state deluse, è il film che aspettavo. Non so davvero se le aspettative esagerate contribuiscano a rendere più difficile deludere, per il fattore “porco mondo è uscito un nuovo Guerre Stellari”, o invece rendano molto arduo il compito, per il fattore “vediamo se è all’all’altezza”. Non so proprio dire se questo film mi piaceva a priori e qualunque cosa mi avessero messo davanti sarei stato in un brodo di giuggiole; nemmeno so dire se è talmente riuscito da superare quello scetticismo che accompagna chi tocca qualcosa di troppo prezioso. Fatto sta che mi ha dato grande soddisfazione, con un ritmo abbastanza serrato da tenerti lì, ma con le giuste pause di chi deve riflettere sulle vie della Forza. Rivedere i vecchi protagonisti ha incastrato il cuore in vecchi nuovi struggimenti, la loro vecchiaia non elimina un solo grammo di aura. La protagonista femminile è giovane e promettente. Non voglio però perdermi in analisi minuziose, che comunque porterei avanti con approssimativo dilettantismo, perché non l’ho vissuto così. È semplicemente stato il miglior modo di passare la mia domenica sera, che ha creato ora una nuova inconsolabile attesa per il seguito. D’altronde, noi malati di Guerre Stellari siamo così, viviamo questo mondo parallelo senza raziocinio e su una nuvola dorata, questo film, sotto questo aspetto, ha fatto il suo, la mia mente malata pure.
Chi non è invasato ha ragione ad analizzare le bruttezze della saga e di questo episodio in particolare, ma saprà bene che sarà ascoltato solo dai profani. Anzi peggio, potrà anche incontrare l’approvazione degli adepti, per ricevere però, alla fine dl suo sermone, un sonoro sti cazzi. Perdonateci, non sappiamo quel che facciamo.
p.s. Qui sotto i giudizi in numeri, capirete bene che sono pompati dalla pazzia.
Valutazioni emotive:
Felicità 100%
Tristezza 100%
Profondità 100%
Appagamento 100%
Indice metatemporale 100%