Sulla superstizione e il miracolo - Pavel Aleksandrovic Florenskij

Sulla superstizione e il miracolo – Pavel Aleksandrovic Florenskij

In Sulla superstizione e il miracolo di Pavel Aleksandrovic Florenskij è la complessità, la ricerca delle cose difficili che deve attrarvi, per leggerlo dovete abbandonare ogni pregiudizio e ideologia e affrontarlo nudi. Apprezzerete un autore in grado di cambiare il vostro punto di vista sulle cose che appaiono ferme da secoli, insinuando il sempre benvenuto dubbio.

Pavel Aleksandrovic Florenskij

Pavel Aleksandrovic Florenskij è stata una della menti più brillanti che siano passate sulla terra nel Novecento e, probabilmente, in tutta la storia. La sua fortuna e insieme sfortuna, nella riflessione filosofica e scientifica del Novecento, è stata la sua sfuggevolezza a tutti i piani preordinati della conoscenza, almeno come l’abbiamo conosciuta dopo l’illuminismo. 

Matematico prodigio sin dalla giovane età, Florenskij usò le categorie mentali del percorso scientifico per indagare l’insondabile: il culto, la presenza dello spirito nel mondo, il misticismo, l’ineffabilità della vita. 

Le ricerche di Florenskij vanno inserite nel clima culturale denso come quello della Russia di inizio secolo scorso. Se la sua preparazione scientifica ed epistemologica non verrà mai messa in discussione, saranno le idee riguardati il misticismo e la ricerca spirituale ad attiragli le attenzioni del nascente regime comunista

Florenskij, con l’avvento del comunismo, capisce di essere in pericolo, ma non accetterà, se non per un periodo brevissimo in Francia, l’esilio, anzi costituirà “resistenza” in difesa dei più deboli e della libertà di pensiero. Lotte che lo uniranno ad amicizie di lunga durata come quella con Bulgakov, ma che lo porteranno a scontare la prigionia in un gulag e poi la morte per fucilazione

Sulla superstizione e il miracolo di Pavel Aleksandrovic Florenskij

Ma è leggendo gli scritti di Florenskij che se ne capisce la divergenza, la qualità di analisi e la spiazzante antimodernità, tutte caratteristiche avverse ovviamente a chi della modernità aveva fatto un’ideologia ipocrita. 

Nel saggio di cui parliamo oggi, Florenskij prende il toro per le corna e applica i canoni della ricerca scientifica ad una delle cose più insulse per la mente razionale: la superstizione appunto. 

Nella breve prefazione, Florenskij chiarisce subito qual è l’ambito della sua ricerca. La superstizione è un fenomeno interessante per il filosofo non per la sua effettiva esistenza o meno, ma per l’effetto che produce sulla mente umana. Quindi ad essere indagato sarà non la mera esistenza dei fenomeni, ma la produzione psichica di cui sono capaci tali esperienze. 

L’essenziale è, per me, il loro fatto psichico indiscutibile, ossia che gli spiriti esistono e che esistono persone che credono ai miracoli, gli occultisti e i seguaci della demonolatria.

Una delle chiavi di lettura di questo testo, ma potremmo dire dell’intera produzione dell’autore russo, è la convinzione che la realtà sia più complessa di quella descritta dalle categorie della scienza, il che però non vuol dire cadere all’opposto alla credenza cieca in superstizioni e miracoli. È probabile che la ricerca di questi fenomeni, oltre ad una sicurezza esistenziale, diano alla mente un piacere, o meglio ancora la visione di qualcosa che rimane nebuloso per sua natura, ma che non è irriducibile nella natura umana. 

Il valore di una concezione del mondo nel suo complesso non è nella monotonia grigia e confusa, ma nell’unità viva di molteplici elementi.

Il metodo che Florenskij usa è quello di scindere una visione scientifica del mondo dalla percezione dall’interezza del mondo. Di fatto, aprendo una terza via, il filosofo e matematico apre una posizione di complessità che, pur avendo bene in mente la ricerca dell’oggettività, in qualche modo indugia sulla possibilità che vi siano altre forme di conoscenza.

Cambiare punto di vista

La parte epistemologica è di certo la più interessante dello scritto che invece diventa meno accattivante per un lettore contemporaneo nell’indagine morale del fenomeno della superstizione.

Florenskij fu presbitero ortodosso, quindi uomo di istituzione religiosa e profondamente attratto dalla sacralità della Chiesa (Le porte regali forse ne sono l’esempio più illuminante), perciò è assolutamente normale che tutte le sue opere abbiano un risvolto morale. Bisogna inoltre ricordare che Florenskij aveva seguito con attenzione il percorso di Tolstoi, altro autore che aveva l’abitudine di moralizzare tutte le sue opere, ricordiamo il sopraffino esempio di Sonata a Kreutzer in cui Tolstoj quasi prende le distanze dalla splendida e turpe storia narrata.  

È la complessità, la ricerca delle cose difficili che deve attrarvi in Florenskij, per leggerlo dovete abbandonare ogni pregiudizio e ideologia e affrontarlo nudi. In questo modo si potrà apprezzare un autore in grado come pochi di cambiare il vostro punto di vista sulle cose che appaiono ferme da secoli, insinuando in voi il sempre benvenuto dubbio.

Pavel Aleksandrovic Florenskij – Sulla superstizione e il miracoloSE
Traduzione: Claudia Zonghetti

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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