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Salvati da solo – Andrea Caristo

Salvati da solo di Andrea Caristo è un romanzo che si legge con grande piacere in una sera di pioggia estiva o in un day off dopo una grande bevuta, perché pettina il cuore e ci fa sentire meno soli con le nostre debolezze e coi nostri difetti. Difetti che molto spesso ci siamo scelti perché ci piace essere dalla parte di chi non ha nulla da dimostrare se non la propria ricerca della bellezza.

Salvati da solo di Andrea Caristo

Tutti i santoni contemporanei, spesso con diversi viaggi in Asia alle spalle, ci dicono che dobbiamo trovare noi stessi ovunque si trovi la nostra essenza. Peccato che in pochi spieghino, a chi si è affezionato a quel travaglio interiore che Pessoa chiamava inquietudine, come si faccia governare quell’inquietudine invece che farla tacere per sempre. Pochi spiegano l’inquietudine che ci lancia verso il viaggio, verso l’ignota ricerca della bellezza.

Andrea Caristo non ha l’aria del santone, è un ragazzo di quarant’anni pragmatico, musicista e fotografo, sognatore profondamente in contatto con il proprio tempo. Tempo che, nel caso del romanzo e anche della sua adolescenza, corrisponde con gli anni 90, periodo che ha fatto credere al mondo che rock’n’roll avrebbe potuto veramente salvare il pianeta, la musica di quell’epoca è fatta di autolesionismo, visioni, psichedelia, pura energia punk: una musica spessa come il fondo di una bottiglia, da cui difficilmente si riemerge.

Salvati da solo è un romanzo breve in cui protagonista inizia il proprio racconto dalla fine, ovvero da un centro di riabilitazione da dipendenze. Ognuno in quel centro ha una dipendenza, chi l’alcol, chi la cocaina, che il gioco, ognuno con uno spazio vuoto da colmare.

Ed è proprio il vuoto il tema centrale, il vuoto che difficilmente si riempie con discorsi intellettuali o con bisogni creati dal marketing, tanto meno con la tecnologia a buon prezzo.

Andrea Caristo ci porta così dentro a una Bologna degli anni ‘90 piena di fanzine, cassette rigorosamente registrate e coi titoli scritti a mano, locali dove si può fumare dentro e concerti reclamizzati solo attraverso locandine e passaparola.

In quest’epoca storica il protagonista scopre lamore per la batteria, uno strumento che richiede pazienza e dedizione, per raggiungere (o meglio inseguire) il grande sogno del successo, di un pubblico che ascolta le tue canzoni.  Ma la necessità della musica è, prima di tutto, quello di stare con una band, condividere il sudore di una saletta e il rumore insopportabile di quattro strumenti chiusi in una stanza di 20 m². Qui la musica è ancora autoproduzione, racconto di vita, racconto di sbronze colossali e baci alcolici.

Andrea Caristo racconta molto bene latmosfera di un mondo che per certi versi non c’è più, o perlomeno è meno evidente, quello appunto dell’underground italiano che poi assomigliava tanto a quello americano e di tutto il mondo. C’è anche una critica verso la tecnologia che ci ha resi più soli nelle nostre disgrazie, ma forse sarebbe meglio dire una malinconia verso un mondo analogico in cui le cose accadevano davvero, anche nel male. Un mondo in cui una cassetta, un vinile, non erano un passatempo ma una stella da seguire per salvarsi.

C’è anche lamore, quello vissuto fuori dagli schemi, dai corteggiamenti e dagli impegni. L’amore nato per gioco, per sbaglio, senza grandi parole e istintivo come un tuffo nell’acqua. In questo caso la protagonista del gioco amoroso si chiama Gea, la continua rincorsa di un primo bacio talmente naturale da essere inseguito per sempre, come una polena.

C’è una colonna sonora scandita tra le righe del libro che va da I Marlene Kuntz fino ai Silverchair, passando ovviamente per i Nirvana. Musica che guida il protagonista e una generazione di giovani sognatori. Ma all’interno del libro si può trovare anche una playlist,scritta appositamente per favorire la lettura del libro, a cura di Sergio Arturo Calonego, precise traccia di chitarra acustica in libertà che sottolineano l’emotività viscerale del libro.

Salvati da solo è un romanzo che si legge con grande piacere in una sera di pioggia estiva o in un day off dopo una grande bevuta, perché pettina il cuore e ci fa sentire meno soli con le nostre debolezze e coi nostri difetti. Difetti che molto spesso ci siamo scelti perché ci piace essere dalla parte di chi non ha nulla da dimostrare se non la propria ricerca della bellezza.

Andrea Caristo – Salvati da solo – Fox&Sparrow Edizioni

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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