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Museo animale – Carlos Fonseca

Per alcuni romanzi la scelta del luogo in cui far accadere le azioni dei protagonisti è un aiuto silenzioso a farci trovare l’atmosfera del racconto. Un occhio quasi cinematografico, un personaggio aggiunto, un misterioso monologhista.  In Museo animale troviamo già dal titolo un luogo sconosciuto, un oggetto misterioso: motivo di suspence che Carlos Fonseca instilla scientemente prima della narrazione.  

Nel costruire un perfetto thriller intellettuale, lo scrittore costaricano-portoricano, dissemina tutte le pagine di profumo, di fotografie (queste vere nel libro), di percezioni extra cartacee. Per questo prima ancora di cogliere la storia nel suo sviluppo, si è già rapiti dalla penna di Fonseca. 

Il racconto inizia senza un inizio, quasi un messaggio metalinguistico dato che Fonseca descrive un pittore che inizia ogni opera nuova calcando quella vecchia. Questo eviterebbe l’ansia dell’inizio secondo il protagonista. Un modo per cercare le somiglianze cosmiche proprio come aveva fatto il matematico Thomas Browne con la sua opera in cui cercava di riportare al quinconce tutta la realtà. Un modo per appiattire la realtà.  Rimarrà comunque sconvolto nel ricevere un invito da Giovanna Luxembourg, una celebre stilista di moda affascinata dal mondo animale.

La donna proponendogli di partecipare a un progetto di studio per una futura mostra, avvia una relazione intensa e ambigua, in cui i due si incontrano ripetutamente e si immergono in lunghe conversazioni sui temi più disparati: l’antropologia latinoamericana, il subcomandante Marcos e la sua capacità mediatica e trasformativa, le forme e i colori della natura, le strategie del sotterfugio e del camuffamento. Sono i temi che appassionano Giovanna, coinvolta dall’idea del mimetismo in ogni sua declinazione; anche la moda è per lei un’arte della metamorfosi e della sparizione, un modo per fuggire dalla folla e dalla paura di ammalarsi che la attanaglia da quando bambina aveva affrontato un lungo e enigmatico viaggio con i genitori nella foresta amazzonica. 

Anni dopo il curatore riceve una cartella di documenti, l’eredità postuma di Giovanna, la sintesi della loro collaborazione, e tra le carte trova una serie di indizi sulla vera storia della famiglia di lei. È l’inizio di un rompicapo magistralmente costruito, che parte da Israele, attraversa la vita bohémienne newyorkese degli anni ’70 e la giungla dell’America del Sud, e arriva fino ai nostri giorni, con personaggi che si muovono sulle frontiere instabili fra arte e scienza, politica e religione, e che compongono la voce polifonica del romanzo: un anziano fotografo che vive in un villaggio abbandonato, una ex modella diventata artista che si trova al centro di un processo mediatico, un bambino veggente che ha predetto l’arrivo della fine dei tempi e l’inizio di una nuova era. 

Museo animale riesce incredibilmente a portarci dentro un mondo vecchio, fatto di fumo e angoli di mondi sconosciuti, grazie ad una narrazione non lineare, anti-centripeta.

Muovendosi in modo sinuoso il romanzo ci permette di amare il Fonseca filosofo, perdigiorno, regalandoci dei momenti di puro piacere intellettuale. Se da un lato l’accostamento a Roberto Bolaño è d’obbligo per il livello dei contenuti toccati, dall’altro in Fonseca si respira un’aria meno spersonalizzata, meno teorica.

Museo animale è un libro prezioso nella sua discrezione e per la capacità di affascinarci e farci innamorare della profondità intellettuale ed esistenziale. Un viatico interessante anche verso nuovi stimoli scientifici o letterari.

Autore:Carlos Fonseca
Traduttore:Gina Maneri
Editore:Sellerio Editore Palermo
Collana:Il contesto
Anno edizione:2022
In commercio dal:12 maggio 2022
Pagine:476 p., Brossura
EAN:9788838943744

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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