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Mia madre aveva una Cinquecento gialla – Enrica Ferrara

Mia madre aveva una Cinquecento gialla di Enrica Ferrara è un romanzo che ci introduce con leggerezza, ma con grande precisione, ad un momento buio della storia Italia, permettendoci di scoprire una scrittrice dotata di talento e amore per la letteratura.

Mia madre aveva una Cinquecento gialla di Enrica Ferrara

C’è una forma di gentilezza e di delicatezza che non abbandona i possessori di codeste virtù neanche quando gli eventi precipitano e il mondo si fa bruttezza e cinismo. Lo sguardo di chi conserva questa distanza tra l’accaduto e se stesso, tra il mondo esterno e la propria intimità, è sempre poggiato sull’altrove, che sia reale o fantastico.

Con questa Ingenuità negli occhi, ma con una grande capacità di prendere per le corna la narrazione, Enrica Ferrara ci accompagna in una storia che attraversa gli anni di piombo, negli anni Ottanta, fino a coprire un trentennio di storia della società italiana.

Una bambina in età da scuola primaria racconta la sua vita in una famiglia spezzata, con un padre fuggito, o meglio fuggitivo, una madre forte e coraggiosa, una sorella che distribuisce saggezza in virtù dei suoi due anni in più rispetto alla voce narrante. Questo è il nucleo centrale attorno a cui ruota il libro, primo romanzo di Enrica Ferrara, docente al Trinity College di Dublino, che ha dedicato alla letteratura italiana diversi saggi su autori fondamentali come Calvino, Pasolini o Natalia Ginsburg.

Gina, che ha dieci anni, condivide la sua infanzia con una famiglia scomposta appunto, perché il padre, un corpulento uomo di novanta chili con un passato da “cassiere” nella Democrazia Cristiana, è inseguito dai fatti che sa e che deve tacere e da alcune piccole gelosie che lo perseguitano dagli anni in cui faceva politica attiva.

La mamma di Gina è una donna della borghesia napoletana, con il ricordo di una vita agiata e lussuosa che la ossessiona, ma soprattutto è una donna che di fronte alla fuga e all’esilio forzato del marito è costretta ad armarsi di determinazione per dare una normalità alla vita delle sue figlie.

Sullo sfondo, oltre alla voglia di normalità, compare anche la salvaguardia della incolumità delle tre donne, minacciata, neanche tanto velatamente, dagli “avvertimenti” all’indirizzo del marito. Sintomaticamente, nel titolo compare il modello di una macchina, appaiono i rudimenti di una emancipazione femminile che passa anche attraverso la tecnologia.

La mamma di Ginetta, criticata per il suo stile di guida maldestro dal padre, tipico stereotipo maschile, sarà proprio grazie alla cinquecento gialla che dimostrerà che una donna può portare la sua famiglia (senza maschi) altrove, metaforicamente e non: verso un’altra vita, un’altra dimensione, alla ricerca della serenità.

Ginetta racconta con i suoi occhi di bambina lo scorrere delle giornate delle tre donne alla ricerca di un padre che sfugge dal ruolo, ma che sfugge anche dalle minacce di morte dei suoi ex compagni partito che non gli hanno perdonato alcune mosse.

Il libro è ambientato in un arco storico che parte dall’omicidio del DC Aldo Moro, evento che portò nel paese la sensazione che il potere delle cabine oscure fosse molto più violento e decisivo della politica che si leggeva sui giornali.

All’inizio del libro troviamo una Ginetta bambina che guarda al mondo col uno sguardo puro e ingenuo, che non perderà neanche quando la ritroveremo adolescente e matura ed in grado di investigare il proprio passato.

Spicca la delicatezza con cui viene trattata la materia romanzo, una sorta di rispetto che incontra la conoscenza precisa dell’arte del narrare rendendo il romanzo piacevolmente coinvolgente. Anche l’ironia è un elemento che spesso risalta dalle pagine del libro, dove l’autrice gioca con gli stereotipi maschili e femminili, ma anche con la figura dello scrittore.

Mia madre aveva una Cinquecento gialla è un romanzo che ci introduce con leggerezza, ma con grande precisione, ad un momento buio della storia Italia, permettendoci di scoprire una scrittrice dotata di talento e amore per la letteratura.

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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