Ogni tanto succede, qualche volta accade. Questa volta la favola si é realizzata: Margherita Vicariò ha fatto Bingo! Titolo con cui l’artista ha deciso di prendere in giro anche i titolisti, riuscendoci benissimo offrendoci su un piatto d’argento la battutaccia facile facile.
Perché Margherita Vicario è anche questo, un’immensa presa in giro degli stereotipi e dei tic di tutti noi, andando a scardinare le ipocrisie delle nostre verità proprio al centro delle medesime.
Ed è questa la sensazione più piacevole ascoltando Bingo, sin dalle prime note di ha la sensazione di essere non di fronte ad un disco, ma al percorso di un’artista che gira e guarda il mondo con gli occhi curiosi di chi sa che un pochino potrà cambiarlo.
E la prima cosa che di certo che è riuscita a cambiare la Vicariò è la ritrosia tipicamente italiana che vorrebbe chi ha successo in televisione lontano e non credibile nel mondo dell’arte vera, quell’arte cioè che difficilmente si capisce cosa sia. Di base dovrebbe essere un misto di credibilità e impegno. Sta di fatto che molte delle persone che sollevano la questione sono noiose anche se credibili, ma di base alla fine un po’ hanno ragione.
Attrici del cinema che provano a cimentarsi con la musica ce ne sono, ma poche risultano credibili. Margherita Vicario non é un’artista part time, è una donna ironica, capace di essere totale nella sua arte e divertente quando si occupa di cose più leggere, un’artista totale insomma.
La ricordiamo con divertimento per la sua parte nei Cesaroni, nei RIS e in molti altri prodotti televisivi, ma non sono mancati anche progetti di culto come The Pills e Arance e Martello di Diego Bianchi.
In tutto questo la Vicario è risultata libera, credibile e amabile, da tutto questo si è liberata ogni qualvolta ha imbracciato la chitarra.
Bingo è un disco su cui c’è poco da dire se non ascoltatelo e poi ditemi se stiamo esagerando: vi aspetto al varco.
La canzone di apertura da cui il titolo dell’album è un esplosione di allegria ed emozione, caleidoscopica immediatamente catapulta tutti noi nel centro di un bellissimo mood che ci permetterà di goderci il disco. I suoni sono intelligentemente rubati alla trap, anche la voce gioca con la trap, ma ricordatevi un pochino vi sta pigliando in giro Margherita.
Ma é la seconda traccia a far alzare in piedi il pubblico per applaudire: Orango Tango, canzone che fa gridare al capolavoro. In un’orgia di parole e colori (tra là rime pipi/md), compaiono Orango Tango, De Luca, ma soprattutto Giorgia Meloni con una frase dedicata a lei veramente da Oscar: “Per cinquemila milioni mi tatuo Giorgia Meloni / faccio un bel Family Day, ma senza preti e massoni / pieno di trans e di gay che cantano Happy Day”.
Questo è ciò che colpisce di Margherita Vicario, la leggerezza nell’affrontare anche le cose importanti della vita, ascoltate Come va per credere. La terza traccia, decisamente più cantautorale, è un pezzo intelligente e autoironico che rimane in testa.
Tra le 14 tracce in tracklist ci sono tante chicche che meriterebbero tutte alcune righe, proviamo ad arrivare ad una sintesi. Una riflessione spontanea ascoltando tutto il disco è che i momenti musicali più affascinanti sono quando il ricco mondo musicale latino della Vicario incontra l’elettronica che fa l’occhiolino alla trap.
Tra questi momenti imperdibili di certo c’è l’ultima traccia Piña colada, uno dei migliori momenti musicali dell’album, come XY arricchita inoltre dal Featuring di Elodie.
Margherita Vicario è un piacere per le orecchie, per il cuore e per la testa, insomma è un rigenerante migliore del The nel famoso spot degli anni ‘90.