Panama Papers, il G5 richiede una “risposta” globale

Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito si appellano al G20: l’evasione va combattuta con una risposta “globale” che riesca a mettere in atto tutto ciò che serve per evitare scandali come quelli dei Panama Papers. Il G5 chiede più trasparenza e la creazione di registri sui beneficiari effettivi, con l’Ocse chiamato a definire nuovi standard internazionali.

“I criminali continuano a trovare strade per usare le crepe del sistema attuale, creando complesse strutture in varie località per nascondere le loro attività, siano riciclaggio, l’evasione fiscale o gli illeciti”, afferma il G5, ricordando l’importante impegno assunto dai 90 paesi firmatari sul Common Reporting Standard, che prevede lo scambio di informazioni sui conti offshore a partire dal 2017 o 2018. Di fronte all’emergenza dell’evasione “c’è stata una risposta rapida. La battaglia va avanti”, afferma il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, nel corso di una conferenza stampa con i colleghi Wolfgang Schauble, George Osborne, Michel Sapin e Luis de Guidnos. “Condannare” l’evasione non basta, “servono azioni” gli fa eco Osborne. L’Europarlamento lancia intanto una commissione d’inchiesta sui documenti che hanno travolto alcuni fra i più potenti al mondo, ma anche vip. A gelare con cifre da capogiro sono anche i conti della onlus Oxfam sui miliardi di dollari parcheggiati offshore dalle 50 maggiori società americane, da Apple a Google. Si tratta di oltre 1.000 miliardi di dollari fra il 2008 e il 2014, usando 1.600 filiali in paradisi fiscali per evitare di pagare le tasse.

Su Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.