Sloane Stephens vs Garbine Muguruza 6-3 / 6-4
Io ce la vedo Muguruza al risveglio mattutino: apre gli occhi, si guarda attorno per capire dove si trova e poi si guarda dentro per capire quanta voglia abbia di scendere in campo. Sono però sicuro che spesso menta a se stessa, provando a riconoscere un desiderio di competizione che in realtà è rimasto sopito. Ogni mattina una spagnola si alza per rincorrere la propria competitività scappata dalla finestra di un hotel, quella stessa mattina una statunitense si alza per convincersi che uno slam non è tutto quello cha ha da dare al tennis.
Sloane Stephens 6,5
Non è completamente centrata, ma non è nemmeno quella post slam. Alterna momenti della partita in cui prende l’iniziativa e tiene sotto scacco l’avversaria ad altri in cui si distrae e regala punti. Alla fine ne viene fuori una vittoria meritata, perché si dimostra più solida e, nei momenti di buona, più incisiva. In fondo è sempre stata avanti, nei guai rischia di mettersi da sola, ma, tra un disastro altrui ed una buona presenza di spirito sua nei momenti decisivi, un vincente di bella fattura ed una difesa di tutto rispetto, non si perde sul più bello.
Garbine Muguruza 4,5
Ci sono momenti del match in cui deve difendersi e non lo sa fare; altri in cui si fa pressante ma l’avversaria sa difendersi; altri ancora in cui sparacchia fuori senza controllo. Tra le pieghe tecniche si vede anche la mancanza di combattività, quella fragilità agonistica che le balla beffarda davanti agli occhi e la manda in crisi, incapace di reagire alla presa per il culo. Quando vede le cose mettersi al peggio azzarda anche qualche discesa a rete, alternando chiusure di punti persino intelligenti a posizioni in campo dovute ad una tempistica cervellotica e fuori luogo. L’impressione è che scendere a rete nel momento giusto sarebbe un’interessante soluzione, ma quando lo fa lei pare la mossa della disperazione.