Game of Thrones (Il Trono di Spade) – Stagione 7 Episodio 5

Dopo una puntata in cui orde di uomini si sono affrontati con violenza fino a che si è presentato il drago ad affumicarne parecchi, quest’ultima puntata è stata avara di cadaveri e, non che mi interessi sia ben chiaro, di nudità. Una di quelle puntate in cui si prendono decisioni e si lavora sotto traccia e si fanno sgambetti e si trama alle spalle, insomma si apparecchia per il futuro.

Cuore tenero Jaime

Jaime, la cui trasformazione da pezzo di merda a signorina indifesa procede imperterrita, se la deve vedere coi due membri della sua famiglia rimasti. Prova a far pervenire a più miti consigli Cersei, ma siccome sarebbe come convincere Salvini che i negri sono esseri umani ottiene ben poco. Anzi, riesce pure a farsi sommessamente minacciare, tanto per chiarire come le sue palle siano saldamente in mano alla sorella. Infatti incontra Tyrion in segreto e ascolta cosa ha da dirgli, quanto basta per essere messo in guardia da Cersei cui non sfugge nulla tranne il senso della misura. Dichiara al fratellino che i loro incesti hanno dato l’ennesimo frutto e desidera dichiararlo ai quattro venti, perché è evidente che il delirio di onnipotenza è la deriva che stanno prendendo le due contendenti al trono sopravvissute: il senso della misura d’altronde albergava negli Stark e sappiamo tutti che conduce a morte certa.

Daenerys parla bene e razzola male

Daenerys ha ormai finito di sviluppare il suo concetto di libertà, che poi è quello che aveva Hitler, o il padre: ti inginocchi a me o muori. E per lei morte significa, appena può, arrostito dai suoi draghi. Insomma, per una che si fa chiamare, tra le altre mille cose, distruttrice di catene notiamo una coerenza concettuale degna del padre. D’altronde è risaputo che i ragazzini con problemi in famiglia, se non seguiti, tenderanno a porsi in maniera problematica. E la nostra di problemi in famiglia ne ha avuti non pochi: a partire dall’essere nata dalla tempesta, un padre folle, un fratello disposto a venderla a prezzi di saldo. C’è anche da dire che quando scende in campo vede le questioni risolversi, quelle stesse questioni di cui il nano non è venuto a capo, anzi ha infilato una scelta sbagliata dietro l’altra manco fosse del PD. Che poi parliamoci chiaro, Tyrion versione diplomatico è tanto meno divertente del puttaniere ubriacone. Quasi viene da dare ragione al padre dei due fratelli Lannister: i suoi due figli maschi si stanno rivelando due mammollette, non hanno la stoffa della famiglia, Cersei è la vera erede morale, o immorale, di certo umorale.

Gli Stark rimasti

Arya non vede di buon occhio Dito Corto, soprattutto la sua vicinanza con Sansa. Sansa, dal canto suo, ha una voglia matta di potere. Diciamo che entrambe stanno sbagliando l’atteggiamento verso Baelish, anche se in direzioni opposte. Sansa gli dà fin troppa corda, è evidente che le bastonate della vita non le hanno fatto abbassare la cresta di piccola principessa sul pisello. Arya invece nasconde dietro quello sguardo da maniaca assassina l’ingenuità della ragazzina che è: crede di poter fregare un adulto astuto come Baelish, come vivesse nel mondo delle bambole che non ha mai voluto. Però bisogna riconosce ad Arya la massima attitudine al comando, quella di voler tagliare teste con estrema nonchalance: io dico che sarebbe una regina perfetta.
Tralasciamo i divertimenti da tossicodipendente di Brandon che in questo episodio si limitano ad un volo di corvi per scoprire quanto già sappiamo. Interessante invece il masochismo di Jon, qualcuno direbbe eroismo, altri protagonismo. Oltre alla parentesi in cui accarezza il cucciolo di Daenerys senza un vero motivo, così tanto per rischiare la mano, si addossa un’ennesima impresa: quella di portare un estraneo al di qua della barriera per ottenere una tregua con Cersei dimostrandole che esistono. A parte il fatto che fare affidamento su Cersei è una roba che non ha senso, ma perché prendersi la briga sempre di persona? Quelli del nord non hanno proprio tutti i torti, pare che il loro re vada cercando la scusa per non stare tra loro. Così forma una compagnia dell’anello ancora più sgangherata dell’originale, meno simpatica ma più cattiva.

Varie ed eventuali

Sam ormai disobbedisce agli ordini e ruba come qualsiasi bullo di periferia. A parte che a furia di rimbrottare i propri maestri pecca di attenzione e concentrazione non cogliendo gli indizi dei testi. Comunque trovo eroica la dedizione alla causa di questo studioso, una direzione credibile della vicenda l’avrebbe potuto portare alla ricerca costante del sesso dopo averne scoperto i doni. Invece continua a preferire di gran lunga i libri, cerca di salvare il mondo invece di darsi alla pazza gioia in vista di una morte imminente. Scelte.
Davos recupera il figlio bastardo di Robert che si butta a capofitto nell’impresa oltre la barriera, chissà perché, sarà mica che nelle vene gli scorre il sangue del re ubriacone. Mormont è guarito solo per cercare di morire in nome della regina che ama: è proprio vero che la demenza senile crea illusioni fanciullesche.

Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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