Marc Chagall a Milano, per volare all’ombra della madonnina

Marc Chagall ben rappresentato a Milano. Una mostra a Palazzo Reale per tuffarsi nel mondo di un artista tanto longevo quanto incisivo. Di opere da gustare ce ne sono molte, non rimarrete con il senso di non aver visto abbastanza.

Settimana di mostre la mia. Dopo Segantini giovedì, domenica 16 novembre mi sono buttato su Marc Chagall. Sempre al Palazzo Reale di Milano e dopo una fila non eccessiva, almeno rispetto alle mie pessimistiche previsioni. A differenza di giovedì, a questo giro io e altri cinque siamo stati accompagnati da una nostra amica intenditrice, che si è gentilmente offerta di farci da guida. A questo punto dovrei dire che Marc Chagall. Una retrospettiva. 1908-1985 (fino al 1 febbraio 2015) è una mostra che ho in pugno. In verità non credo, la guida è stata ottima e ha saputo catapultarci nel mondo Chagall, però io scriverò due righe su quello che è parso a me. Il vantaggio di essere stato accompagnato da chi ne capisce mi aiuterà a non spararne, spero, di troppo grosse.
Innanzitutto mi è stato detto che la mostra è rappresentativa della carriera dell’artista, vi sono esposti molti quadri (e non solo) che raccontano l’intero arco dell’opera. Il percorso è per lo più biografico, dunque il filo cronologico ci consente di seguire la vita di Chagall passo passo.
Così assistiamo, attraverso le tele, agli esordi russi, al trasferimento in Francia, al ritorno in patria per amore, alla migrazione negli Stati Uniti e al ritorno in Europa. Tutto si può dire, ma non che l’arte in questione non sappia rappresentare i vari periodi, le diverse situazioni, gli svariati stati d’animo. Tutto è di facile lettura, per lo meno ad un primo livello, quello dell’impatto. I bambini, accompagnati nelle visite guidate, riescono a comprendere quale sentimento si comunica attraverso la tela, se interrogati lo fanno con naturalezza. Forse la sto mettendo giù male, sembra un limite, quando invece va annoverato tra meriti: in fondo se si arriva ai giovanissimi non significa essere immediati?
Dunque è palese quanto Chagall sia innamorato della moglie, il volo dei due è di per sé una dichiarazione. Così come la luce che utilizza per ritrarre i familiari non rischia di comunicare serenità. E nessun dubbio sulla tragicità del periodo delle due guerre. Chagall arriva, sa farsi capire, dipinge quello che vede e ricorda come lo vede e noi, con lui, seguiamo il filo del suo mondo, presi per mano e, allo stesso tempo, lasciati liberi di perderci, di renderlo nostro.
L’artista raggiunge il suo obiettivo interiorizzando ricordi e situazioni e restituendoci colori e figure pregnanti, non precise, ma evocative, d’impatto emotivo evidente. L’utilizzo dei colori è mirato, la matericità o meno del tratto di tela significativo, il blu e il rosso incombono. La ripetitività di alcuni elementi è incisiva nella sua significatività, il mondo di Chagall è riversato addosso al visitatore, che si immerge tutto d’un fiato durante il percorso espositivo.
Eppure… eppure non mi ha entusiasmato. Ho avuto molti più elementi del solito grazie alla guida dedicata, ho apprezzato le opere, non direi mai che non mi è piaciuta, però non ne sono rimasto coinvolto fino in fondo. A onor del vero, dei sei elementi che eravamo (guida inclusa) solo uno si è entusiasmato a fine mostra, tutti gli altri (guida inclusa) hanno riconosciuto le capacità di Chagall, però non sono rimasti convinti. Non saprei, se dicessi didascalico sono sicuro che sarei tacciato di boiata, quindi non lo dirò.
Infine menzione al merito all’amica che ci ha guidato, che è riuscita a tenere attiva la nostra attenzione per tutto il tempo, o quasi: ammetto che nelle ultime due sale abbiamo iniziato a fare domande indecenti e fuori luogo, ma vi assicuro che era stanchezza, non solo menomazione mentale.

Da visitare, perché sia l’artista che la mostra sono importanti.

Immagini della mostra dal sito www.mostrachagall.it. Clicca qui per vedere più immagini

Se ti interessa l’artista clicca qui sotto!

Marc Chagall

Felicità - 70%
Tristezza - 70%
Appagamento - 60%
Profondità - 70%
Indice metatemporale - 75%

69%

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Su Giuseppe Ponissa

Aga la maga; racchetta come bacchetta magica a magheggiare armonie irriverenti; manina delicata e nobile; sontuose invenzioni su letto di intelligenza tattica; volée amabilmente retrò; tessitrice ipnotica; smorzate naturali come carezze; sofferenza sui teloni; luogo della mente; ninfa incerottata; fantasia di ricami; lettera scritta a mano; ultima sigaretta della serata.

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