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Elezioni 2018 - Quel che resta del voto

Elezioni 2018 – Quel che resta del voto

Le elezioni 2018, così come tutte le altre, ci permettono di avere un quadro più chiaro sulle opinioni e le esigenze degli italiani. Ci sembra corretto prenderne atto e non girare la testa dall’altra parte, guardate italiani e specchiatevi.

Ci sono momenti in cui è necessario prendere atto della situazione, mai come dopo il voto si può fare un punto sullo stato degli italiani. Analizziamo i principali partiti che si sono presentati nell’arena elettorale e scopriamo cosa possiamo dedurre dai risultati ottenuti, quindi dai voti raccolti dagli italiani.

Movimento Cinque Stelle

Sinceramente tutto questo stupore per la loro affermazione ci stupisce: il Movimento è l’incarnazione dei luoghi comuni sugli italiani e agli italiani piace specchiarsi. Agli elettori non interessa molto l’italiano, è chiaro che saper parlare è meno importante del tono di voce con cui si parla. D’altronde le percentuali sui lettori in Italia parlano chiaro: non sono attaccati alla propria lingua. Così come per gli italiani non è importante la competenza, si sa che siamo arruffoni, amiamo sapercela cavare in qualche modo non certo con merito. E poi ci piace raccogliere ciò che si trova per strada, dove sono stati raccattati i rappresentanti dei Cinque Stelle che, per altro, se ne vantano.
Bravi gli ideatori a puntare sulle stelline, soprattutto per il pubblico online: si sa che i voti piacciono.

Partito Democratico

Mai come a questo giro la sigla PD richiama l’istinto ad una bestemmia, da parte dei suoi stessi membri. Renzi ne esce come il grande sconfitto, ma anche chi l’ha confermato nel suo ruolo ha fatto male i suoi calcoli. Si potrebbe discutere di debacle della sinistra che il PD ha pagato, non fosse che Renzi non ricorda nemmeno un vago sentore di sinistra. Hanno provato a far turare il naso agli italiani, ma per certi odori non basta. Insomma, non ha convinto la tesi del voto utile, forse perché non si capiva utile per cosa ma ben si sapeva per chi. E dire che tutti gli altri movimenti di centrosinistra non hanno tolto granché, non si possono nemmeno attaccare all’annoso problema delle divisioni, a cosa si attaccheranno? La risposta va da sé.

Lega

Salvini supera Berlusconi, naturalmente a destra. Ha cavalcato il populismo con foga e lo rivendica con esecrabile coerenza, di fatto ha intercettato l’umore, nero, degli italiani. Se siete scuri di pelle conviene pensare ad un’altra destinazione rispetto all’Italia; una volta anche essere del sud Italia sarebbe stato un problema, oggi pare una provenienza accettata, hanno spostato l’asticella dell’intolleranza verso un colore più deciso. Salvini reclama la vittoria della sua coalizione, di cui ora è leader, e il diritto di governare con il suo programma: il paradosso di chi esige diritti per toglierne ad altri. Insomma, Salvini è piaciuto agli italiani, sono gli italiani che non piacciono a noi.

Forza Italia

Che il vecchio Silvio sia sfiatato lo dimostra l’episodio della donna in topless al seggio. Intervistato sull’episodio, gli abbiamo sentito dire che aveva in mente una battuta ma si tratteneva dal farla: il candidato di una volta non si sarebbe tirato indietro. Ha condotto la campagna elettorale come un tempo ma senza la verve di un tempo, è come per i nuovi episodi di X-Files: li guardi e ti vengono in mente un sacco di ricordi, ma non sei disposto ad appoggiarti ai fantasmi. Subisce l’onta di essere superato da Salvini, risultando la diga moderata del centrodestra, tanto per dire come stiamo messi. Ora la prova più dura: non essere il leader della propria fazione, e Gattuso che sta andando bene, per lui più fantascienza che incubo.

Fratelli d’Italia

Il fascismo in camicia non ha convinto, gli è stato preferito quello in felpa non dichiarato ma gridato da Salvini. Sospettiamo che proporre un leader donna (seppure con le tenerezze di un granatiere) ad un elettorato che le vedrebbe bene solo ai fornelli non sia stata una grande idea. Avrebbero almeno dovuto fare dei manifesti con la Meloni in grembiule e con lo straccio in mano, così i nostalgici non sarebbero stati destabilizzati.

Liberi e Uguali

Liberi da Renzi ma uguali nella sconfitta. D’altronde lo spostamento a sinistra, rispetto al PD, è così impercettibile da sembrare solo un piede scivolato e rimesso a posto. Che poi solo loro potevano presentare una nuova lista con personaggi di spicco dell’età di: Bersani, Grasso, D’Alema. Hanno saputo annusare il vento del cambiamento come nessun altro, cioè nessuno meno di loro.

+Europa

E niente, abbiamo avuto la conferma che se stai con la Bonino perdi. Emma viene elogiata in ogni dove, pare una donna che mette d’accordo tutti, forse però abbiamo frainteso il senso: li mette d’accordo sul non volerla al governo.

Potere al popolo

La lista più a sinistra paga un doppio scotto. Il primo la crisi della sinistra, loro sì l’hanno pagata. Il secondo l’appellarsi al popolo, forse non hanno capito che oggi il popolo è razzista e fascistoide: siete sicuri che volete dargli il potere? Più che un auspicio pare una minaccia. Registriamo come gli italiani non abbiano colto lo spirito di questo movimento: ripresi dopo la notizia della bocciatura cantavano e saltavano, è evidente che la cannabis rende il mondo migliore.

Casa Pound

La marea nera era una pozzanghera? Ma va, è che si sono ritrovati Salvini tra i piedi. La grande sfiga di avere un cavallo nero da cavalcare ma non essere riusciti a montare in sella. Il loro terreno è fertilissimo, ma sono stati fregati da uno zappatore più esperto. Fossimo in loro rimarremmo fiduciosi.

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Elezioni 2018 – Quel che resta del voto ultima modifica: 2018-03-06T09:20:54+00:00 da Redazione

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