La poesia di Chandra Livia Candiani arriva dritta al cuore. Anzi, forse più in fondo. Dritta nell’anima.
Un libro affilato e puntuale
La sua è parola della realtà concreta, nitida, tagliata su misura: sembra di toccarla. Ma è anche parola dell’anima, preciso – e magico – contenitore dell’esistenza tutta.
È la parola infantile, a volte, quella uscita dalla penna dei bambini, che Chandra prende in prestito nella sua nuda essenzialità. O è quella inventata: non ricerca di neologismo prezioso, ma figlia di un’urgenza di dire ciò che in altro modo non si potrebbe.
È parola viva, profumata di salvia o pomodoro. Fisica, come “cocci di discorsi infantili”. Manda “odore di onda”, sentore di “lombrico e patata”. È parola trascendente anche, che risponde alla necessità di un senso, che svela Dio “ingarbugliato in goccia d’acqua… dio coda di lucertola… dio belva e piuma… dio uovo”.
La parola di Chandra in definitiva è parola sensibile che tocca il corpo e l’anima, perché scaturisce da un’urgenza emotiva, non intellettuale, non razionale. Sgorga fuori da quelle parti di profondo che sono comuni all’essenza umana. E arriva a toccare la nostra essenza più vera, senza esigere, mai, la mediazione della mente.
È con queste parole che Chandra, nella sua poesia, compie una dichiarazione d’amore sfaccettata e intensa all’esistenza nella sua interezza, di cui, tra i dolori e le gioie, Vita e Morte non sono che due aspetti – complementari, non antitetici.
Valutazioni emotive:
Felicità: 100%
Tristezza: 70%
Profondità: 100%
Appagamento: 100%
Indice metatemporale: 100%