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US Open 2016 – Pagelle à la carte

Stanislas Wawrinka vs Novak Djokovic 6-7 / 6-4 / 7-5 / 6-3
Terzo, meritato, sigillo in uno Slam per Stan Wawrinka che in finale non perde praticamente più oramai da anni. Ne ha fatto le spese il numero uno del mondo, presentatosi però a New York in condizioni poco brillanti. Infatti, sulla partita va’ subito detto che un Djokovic in condizioni solamente normali avrebbe probabilmente vinto contro un Wawrinka lunatico (come sempre), falloso, che ha fatto una gran fatica a tenere i suoi turni di servizio. Si può quindi affermare che nessuno dei due contendenti ha espresso il suo miglior tennis, anche se a tratti se le sono date di santa ragione, con sprazzi di classe sopraffina. Certo, tutti abbiamo negli occhi la finale del Roland Garros dello scorso anno: è veramente difficile per entrambi (ma più per lo svizzero) raggiungere livelli così alti e mantenerli per ore ed ore come è successo a Parigi nel 2015. La finale degli Us Open 2016 è stata determinata, come spesso accade nel tennis, dai punti cosiddetti decisivi: Wawrinka ha annullato una marea di palle break al croato, dimostrandosi freddo e lucido nei punti di svolta del match.

Stanislas Wawrinka 8,5
“Stan the man” è tornato. Con carattere, con la testa, con il suo meraviglioso rovescio. Ha rischiato di uscire al terzo turno, annullando un match point allo sconosciuto Evans. Poi è salito di livello di partita in partita ed ha vinto il suo terzo slam senza aver espresso a lungo il suo enorme potenziale. Fa una fatica boia al servizio ma, dopo aver buttato via un tie break senza giocarlo come solo lui sa fare (e peraltro dopo una rincorsa nel primo set affannosa ma che si era felicemente conclusa), ha tirato fuori una lucidità persino inattesa, portando a casa il giusto riconoscimento. Spettacolare vederlo giocare, uno dei pochi a riuscire a coniugare con tanta efficacia potenza ed eleganza.

Novak Djokovic 5,5
La sufficienza sarebbe bastata, forse, a fargli vincere un altro Slam. O, comunque, a prolungare al quinto set una partita che, dopo il primo set, sembrava avere in mano. Soprattutto dopo che nella seconda partita era riuscito a colmare il break subito in apertura. Invece ha sprecato tante occasioni, non essendo però in perfette condizioni fisiche. Giusto così, era diventato seccante vederlo vincere sempre. Ha dimostrato comunque di essere un gran signore a fine gara, con abbraccio al rivale condito da sentite congratulazioni di merito. Un po’ meno signore lo è stato in partita, con degli atteggiamenti non tipicamente suoi. Da perdonare, nella maniera più assoluta.
Mec

Karolina Pliskova vs Serena Williams 6-2 / 7-6 (7-5)
Con l’idea di guardare solo i primi giochi mi sono piazzato davanti alla tv credendo di andarmene a nanna relativamente presto. L’evolversi della situazione però non mi ha concesso scampo: una Williams in tali difficoltà preannunciava una possibile sorpresa. E così è stato, Karolina ha ottenuto diversi traguardi in una sola partita: prima finale slam, ha battuto entrambe le sorelle Williams, ha spodestato Serena dal numero uno concedendolo alla Kerber. Forse non sono tutte cose buone quelle che ha ottenuto, ma non possiamo fargliene una colpa.

Karolina Pliskova 9,5
Si è detta: con il servizio vado a New York a comandare. Freddezza glaciale, tanto da chiedersi se è estremamente lucida o semplicemente non pensa. Ha dominato Serena, avrebbe potuto chiudere il match pure prima ma forse qualche attimo di tensione attraversa, se non la sua testa, quantomeno il suo braccio. Bradipo ciondolante per il campo, non sembra nemmeno fare sforzi eppure mena ma soprattutto gioca profondo e con qualche idea apprezzabile.
Impressionante come metta sotto non una qualunque bensì la regina incontrastata, non si fa intimorire nemmeno quando l’avversaria cerca di spaventarla a suon di urlacci. Lei si ripiazza e non fa una grinza, macina il suo tennis fatto di indifferenza e spavalderia, quasi sembra tutto normale, facile, sorprendentemente liscio.

Serena Williams 4,5
Il servizio non è in giornata, il resto neppure. Non trova proprio le contromisure e neppure le misure. Aggredita in modo inaccettabile ad un certo punto urla e sbraita per intimorire chi non può mettere sotto. Ma non siamo in un film dove chi uccide ci mette mezz’ora chiacchierando del più e del meno, questa è la realtà dove il killer colpisce punto e basta.
Non è in giornata e non è facile per nessuno in queste condizioni, ha la sfiga di trovare una in periodo di grazia che non la lascia respirare e quindi la porta a commettere errori banali: alla fine quella spaventata è lei. Muratoglu parla di problemi al ginocchio, vabbè se così fosse esistono scusanti ma rimane la sconfitta, suggellata dal doppio fallo con cui chiude il match dandone un quadro preciso con una mossa.

Angelique Kerber vs Roberta Vinci 7-5 / 6-0
Tralascio sul mancato rimpianto per non essermi svegliato e vedere Agnese perdere, meno male che il buon senso mi ha aiutato come così poche volte nella vita.
Oggi invece una Roberta menomata si è scontrata con il carro armato tedesco e ne è uscita con le ossa rotte ma la testa alta perché ci ha concesso di intravvedere una via poco praticata ma non per forza e sempre perdente. Angelique va dritta per la sua strada, quella di quest’anno dove la solidità si è insinuata tra una paturnia e un recupero.

Angelique Kerber 6,5
Nel primo set a tratti non ci capisce un cazzo, si innervosisce e sbaglia più di quanto consentirebbe il suo software, la si vede tentare di spingere per uscire dalla ragnatela in cui rimane invischiata con risultati altalenanti. L’avversaria però è in difficoltà e nel secondo set non le riesce a riproporre i raffinati dilemmi a cui la mano della tedesca non riesce a trovare soluzione.
Per sua fortuna dal prossimo match potrà ricominciare a sgroppare con le sue gambone robuste e tentare l’assalto ad una terza finale slam, niente affatto male.

Roberta Vinci 7
Dura un set e se quel set fosse finito diversamente chissà, o forse no sarebbe comunque finita a schifio. E dire che di possibilità se ne crea, arriva a due punti dal parziale con servizio, ma le difficoltà fisiche sono troppo inficianti, soprattutto se dall’altra parte c’è una che fisicamente è inesauribile e ti rimanda di là tutto.
Però finché ne ha avuto ha dimostrato sprazzi di tennis raffinato e intelligente, costringendo la Kerber a fare i conti con i propri limiti, facendola impazzire di variazioni. Finisce qua l’avventura dell’eroina dell’anno scorso, ma è già molto viste le premesse.

Roberta Vinci vs Lesja Tsurenko 7-6 (7-5) / 6-2
Pessima partita che trova nell’incertezza del primo set l’unico spunto di lieve interesse. A giustificazione possiamo segnalare come si sia trattato di un incontro da lazzaretto, quindi simile ai match tra me e il mio socio: due avversari che si scontrano prima ancora che in campo nel mostrarsi gli acciacchi.

Roberta Vinci 7
In chiara difficoltà fisica la vince di esperienza, di cuore e di classe. Sfida fratricida tra servizio e dritto che giocano a chi entra meno, palla che a tratti viaggia meno di quella della Radwanska (di meno sarebbe illegale, come andare troppo piano in autostrada), una maschera di fatica dopo ogni scambio lungo da dubitare della sopravvivenza.
Brava però a capire che dall’altra parte non c’è né una tutta dritta né una dall’errore difficile, oltre a darle una paga in fatto di classe che non si può raccontare. Così rimane attaccata al primo set e all’inizio del secondo, poi lascia che l’avversaria faccia il suo corso sciogliendosi per sua stessa mano.

Lesja Tsurenko 5
Pure lei in mano agli acciacchi commuove per l’accortezza che prova a mettere ad inizio match. Poi capisce che tanto fa lo stesso numero di errori di quando le spara a tutta e allora tanto vale spararle, per poi ripensarci per poi provare ancora a stare accorta per poi non capirci più niente e sbagliare e basta, perdendo ogni tentativo di portarla a casa nel secondo parziale. Forse può fare poco di più, forse niente, l’esperienza e l’abitudine portano la Vinci a superare meglio i limiti fisici.

Agnieszka Radwanska vs Naomi Broady 7-6 (11-9) / 6-3
Partita per larghi tratti spettacolare e che ha visto la polacca in serie difficoltà finché, a metà secondo set, l’avversaria non si è sciolta. Ho assistito ad un match di tennis come ormai se ne vedono rarissimamente: discese a rete, smorzate, serve and volley, sfide di tocco e punti spellamani. Nonostante i timori patiti per la mia diletta posso affermare di essermela goduta con gusto, con tanti scambi di una delicatezza spettacolare.

Agnieszka Radwanska 7,5
Avvio in cui pare sorpresa e forse pure scocciata, mi pare di aver visto i suoi avvocati sugli spalti pronti a denunciare l’inglese per lesa maestà. Oggi c’è poco da tessere tele, piuttosto rimboccarsi le maniche e giocare punto a punto, accettando che l’altra vinca molte delle sfide di fioretto che propone. Riprende un primo set quasi andato innalzando il livello all’improvviso e dando fondo a tutte le arti di maga che le riconosciamo sfoderando colpi davvero preziosi. Pure nel secondo vede i sorci verdi, ma per sua fortuna l’avversaria si perde via. Nonostante i tocchi di pregio oggi non ha vinto su quel campo, oggi ha vinto di solidità l’altra sua dote, quella meno spettacolare.

Naomi Broady 9
Piace quella sua arroganza strafottente con cui scende in campo. Attacca a tutt’andare presentandosi a rete come un’ossessa e regalando volée delicate e precise, sfodera serve and volley efficaci, smorza con tocco delicato e gioca pallonetti meglio dell’avversaria. Insomma ubriaca, udite udite, la Radwanska. Se a tutto ciò aggiungiamo un’ottima prima di servizio e un rovescio ad una mano tanto raro quanto convincente, abbiamo il quadro di una tennista che sa divertire e vincere i punti. Non passa punto in cui non cerca di inventarsi qualcosa con mente vispa e coraggiosa. Purtroppo per lei però manca di solidità in alcuni punti decisivi nel primo set e si scioglie a metà secondo. Ma la vittoria morale è sua, se ne farà ben poco lei, ma la ringraziamo noi. Perché ci ha permesso di gettare lo sguardo su un universo tennistico parallelo, fatto di fantasia e fioretto d’annata.

Venus Williams vs Julia Goerges 6-2 / 6-3
L’altra notte mi sono beccato la parte finale del match della Muguruza e, come volevasi dimostrare, la ragazzona ci ha regalato la sorpresa in negativo del torneo (se non li può vincere allora esce subito).
Passando invece all’incontro odierno, partita ignorante: scambi latitanti, qualche buon colpo e molti errori. Sbagliano tutte e due, ma la Venere è tanta roba in più, ancora oggi, quindi la spunta senza fare neanche troppa fatica, cosa per lei fondamentale quasi più delle vittorie stesse.

Venus Williams 5,5
La spunta perché più forte, nei colpi ma non solo. Però sbaglia tanto e questo non va bene, o almeno non andrebbe bene se dall’altra parte ci fosse qualcuno di serio. Noi siamo contenti che vada avanti e comprendiamo la sua voglia di accorciare i punti, oltre al fatto che non è che l’abbia mai accarezzata la palla, però deve stare attenta a tenerla maggiormente nelle linee. Promossa con riserva ma immutato affetto.

Julia Goerges 4
Francamente impresentabile oggi. Con un’avversaria come Venus tenta di giocare sui tre colpi e i suoi fanno meno male, quando restano in campo. Ha poco da dire in questa giornata e quel poco è tutto sbagliato. Si consolerà dicendosi che ha perso contro una che tira più forte, perché non si accorgerà nemmeno che esistono altre possibilità.

Roberta Vinci vs Christina McHale 6-1 / 6-3

La finalista dell’anno scorso (lo ricorderemo finché non smetterà di giocare o forse finché sarà in vita o forse finché ce lo ricorderà lei) pare in buona forma. Il match è senza storia, con l’italiana a pennellare con tranquillità e decisione e l’americana senza speranza.

Roberta Vinci 8
Partita senza patemi per lei. Vederla giocare è sempre un piacere, vederla giocare bene ancora di più. Serve ottimamente e questo le permette di mantenere il controllo su un’avversaria che non arriva mai a darle fastidio: se gioca così tante prime e ben messe allora sì che può dire la sua contro molte. Qualche tocco qua e là ma soprattutto molta concretezza, nota positiva al di là dei demeriti altrui.

Christina McHale 4
Niente, pochi segnali della sua presenza. Confusa e infelice riesce a condurre raramente lo scambio. Quando poi la questione si rimette al fioretto cede per manifesta incapacità. Che poi un paio di ottime volée smorzate di dritto ce le fa pure vedere, ma se una rondine non fa primavera un paio di buone volée non fanno una tennista raffinata.

Garbiñe Muguruza vs Elise Mertens 2-6 / 6-0 / 6-3
Prima partita di questi US Open 2016 dedicata a quella che in ogni torneo potrebbe essere la vincitrice o la sorpresa in negativo, quella forte che viene eliminata ai primi turni. Mi perdo il primo set e i problemi fisici lamentati dalla spagnola, faccio in tempo a vedere un secondo parziale senza senso e un terzo in cui Muguruza l’ha spuntata non senza qualche patemino. Alla fine ha vinto la più forte perché più forte.

Garbiñe Muguruza 7,5
Come detto posso sproloquiare dal secondo set in poi e, il secondo set appunto, vede una spagnola non lasciare scampo all’avversaria, andando a riprendersi quel che le è stato tolto nel primo.
Ma la giustificazione del voto sta nel secondo set. Muguruza non è chiaramente in una delle migliori giornate, i colpi partono via un po’ troppo spesso un po’ troppo a casaccio. Lei cosa fa? Si innervosisce? Tira più forte per rabbia? Tutte ipotesi plausibili con queste giovincelle bioniche e invece no. Capisce, o intuisce vagamente non so, che per battere un’avversaria così nettamente inferiore basta giocare con accuratezza e sparare solo quando ci si sente sicure. Udite udite lo fa. Non solo, si degna pure di sgroppare per inseguire palline, insomma si sporca le mani, resiste e non sbotta. Prova di maturità, ecco come la vedo, naturalmente conscio di come la smentita sia dietro l’angolo della sua prossima curva mentale che porta ad un vicolo cieco.

Elise Mertens 8
Ha fatto quel che poteva anzi, dopo quel secondo set perso in maniera così brutale avrebbe potuto darsi per vinta, invece ha insistito a crederci, ce l’ha messa tutta. Ha perso perché più debole, ma nel terzo parziale ha giocato con coraggio e quando ha sbagliato lo ha fatto anche con intelligenza. Lo sbaglio intelligente, forse porta a poco ma lascia meno rimpianti.

US Open 2016 – Pagelle à la carte ultima modifica: 2016-09-12T16:00:09+00:00 da Agafan e Mec

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