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Veni Vidi Victor – No, non è per nulla un libro del cazzo

Parto subito con una premessa da scassacazzi, ma necessaria al fine di evitare che questo sito venga sobissato di richieste inaccettabili. Noi, di regola non recensiamo libri autoprodotti. Non lo facciamo per svariati motivi, tutti sicuramente opinabili, tranne due: non ci piacciono le case editrici che si fanno pagare per pubblicare ma, soprattutto, non abbiamo il tempo di leggere manoscritti che nel migliore dei casi sono stati rifiutati anche dalla Editrice Stocazzo (che poi sarà l’unica casa editrice che avrà il coraggio di pubblicare il mio, di libro).

Però, per Veni Vidi Victor ho deciso di fare un’eccezione.

Un po’ perché sono un assiduo frequentatore del blog dell’autore (storiedelcazzo.com, fateci un giro se credete che i verbi sorridere, riflettere e squirtare stiano bene assieme) e un po’ perché il libro che ne è venuto fuori, autoprodotto per scelta, è un bell’oggetto fisico, ben pensato in ogni suo aspetto e, come speravo, poco filtrato dal punto di vista del contenuto.

Chi è Victor?

Per chi non lo conoscesse, Victor è un uccello con un quarto di origini caraibiche. Protagonista in senso idraulico (ma anche figurato, in qualità di coscienza) di un blog tenuto da PdV (Proprietario di Victor), il corpo mezzo fiorentino e mezzo francese a cui è capitato in sorte. Dentro a questo spazio, come si poteva immaginare, trovano posto storie di sesso, ma anche di crescita personale e riflessioni molto interessanti circa il ruolo dell’uomo e della donna in un’Italia dominata da ipocrisie e resistenze difficili da sradicare. Da questa esperienza l’autore ha tratto prima una raccolta cartacea delle sue storie, poi un libro vero e proprio, fedele allo spirito libero del blog, compreso il blu del carattere con cui si esprime quello sventrapapere di Victor.

Perché leggere Veni Vidi Victor?

Rispondere a questa domanda non è stato facile. Il rischio era quello di proporvelo “da fan”, che poi è anche il motivo per cui sotto Natale l’ho acquistato per regalarlo alla mia donna. Ma ora che l’ho letto posso consigliarvelo per una serie di motivi, tutti seri, tutti documentati e soprattutto tutti consoni al blasone della rivista per cui scrivo gratis.

  • 1) Il libro è scritto bene. PdV scrive molto bene, davvero. Attenzione, è un’opera prima con tutti i difetti del caso e in alcuni punti si sente la mancanza di una post-produzione, ciò non toglie che da queste pagine traspaia una dote rara, e cioè la capacità di dosare il ritmo delle parole. E non è un caso che il nostro autore abbia timbrato un numero di donne elevatissimo (almeno per me). Del resto, il ritmo è fondamentale in moltissimi aspetti della nostra vita: nel sesso, nella scrittura, ma anche in un doppio passo al limite dell’area di rigore o nella capacità di incastonare la pisciata tecnica in una serata a base di birra. Dove si vede questa bravura in PdV? A mio avviso nei dialoghi, asciutti ma sempre, sempre efficaci.
  • 2) Il libro parla di sesso come si dovrebbe parlare sempre di sesso. Perché il sesso, benché ammantato delle sovrastrutture tipiche della società moderna, per fortuna non ha ancora perso la sua componente fondante, cioè quella istintuale. Il problema è che siamo bloccati, giriamo su noi stessi per via dei ruoli a cui ci siamo incatenati e, per i più giovani, in nome di una facilità di fruizione impensabile fino a quindici anni fa. In pratica non siamo più in grado di ascoltare lo strumento primario del nostro piacere e Michel (e qui il nome di battesimo se lo merita tutto)  dando voce al suo cazzo, ha avuto un’intuizione sociologico-letteraria rilevante. Victor, nella sua maniera a volte un po’ ingenua ma sempre genuina, un po’ Sigmund Freud e un po’ Lando Buzzanca, è lì, bello barzotto a ricordarci che sotto le lenzuola –ma anche a Roma, a Parigi, a New York, nella casa degli specchi al Luna Park, sul lungomare di Riccione su un tandem o a Londra sopra il Big Ben– è tutto molto più semplice di quello che sembra. A tal proposito ecco il giudizio della mia consorte: “Se io e i miei fidanzatini lo avessimo letto a quindici anni, ci saremmo divertiti tutti un bel po’ di più”. Al netto di un’adolescenza libertina su cui ho paura ad indagare, non è un’idea della fava: Victor nelle scuole come insegnante di educazione sessuale ce lo vedo benissimo, di certo avrebbe più skills lui di un documentario in bianco e nero girato negli anni 60.
  • 3) Quella del PdV è una bella storia di vita. Unica per molti versi, normalissima per altri e qui mi fermo, perché sarebbe un peccato spoilerare. Vi dico solo che la strada che porta da TdG a Maialonka Pompinowa si merita di essere percorsa tutta d’un fiato.

Ps: il libro è andato esaurito in poco tempo, ma dovrebbe essere prevista una ristampa. Clicca qui per saperne di più.

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Veni Vidi Victor – No, non è per nulla un libro del cazzo ultima modifica: 2019-04-03T18:00:23+02:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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