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Salvare le ossa - Jesmyn Ward

Salvare le ossa – Jesmyn Ward, il dramma di Katrina e di un’intera popolazione

Il primo libro della trilogia di Bois Sauvage è un romanzo che odora di fango e pelle sudata, di istinti primordiali e catene sociali impossibili da spezzare. Scritto con una maestria rara è, senza ombra di dubbio, un libro che rientra tra i più belli degli ultimi vent’anni

A voler essere sintetici il primo libro della trilogia di Bois Sauvage è un  piccolo capolavoro che indaga il substrato di tutta quella umanità che vive alla periferia sud degli Stati Uniti. Nello specifico, Jesmyn Ward firma un trattato antropologico che ci racconta, tramite le vicissitudini di una famiglia di neri, i Batiste, quanto sia difficile sopravvivere in un certo tipo di America, quella, per intenderci, lontana dalle mille luci di New York e dalle spiagge della California. Salvare le ossa, ambientato nei giorni precedenti l’arrivo dell’uragano Katrina, spiega con la forza silenziosa e dolorosa di una lama che attraversa la carne la fatica di essere, per eredità sociale, degli esclusi. Protagonista della vicenda, voce narrante di questo dramma, è Esch, un’adolescente di quindici anni, incinta, e amante dei miti greci. Attorno a lei la sua famiglia, un padre vedovo e alcolizzato, suo fratello Skeetah e la sua pitbull China, Randall, promessa della pallacanestro e Junior, il più piccolo. 

Lo sfondo sono i paesaggi spazzati dal vento del Mississippi, un cielo nero che preannuncia una catastrofe naturale che, nonostante le 1.833 vittime certificate, ha solo per poco scoperchiato le condizioni sociali di una certa popolazione dell’area di New Orleans, Mississippi e Louisiana.

Questa famiglia, perfetta rappresentazione dei poveri ai tempi dell’amministrazione Bush Junior, è un agglomerato di diseredati, gente che anche senza Katrina -e questa è la cosa più drammatica- vive inseguendo un futuro appeso a un filo di seta. Gente che non pensa alle vacanze al mare, che non ha una casa solida, che non ha i problemi tipici dei bianchi come l’annoiarsi in un centro commerciale o andare con l’amante mentre la moglie è in vacanza: soggetti anonimi, il cui sogno americano è limitato al semplice sopravvivere. Ward ci immerge in questo dramma senza risparmiarci nulla, merito di un registro assieme poetico e ruvido, in grado peraltro di regalarci uno dei primi capitoli più belli degli ultimi anni, dove il parto di una cagna da combattimento si veste di molteplici significati da indagare a più livelli, grazie ai quali è possibile comprendere non solo il dramma di una popolazione ma anche i più forti e intrinsechi bisogni umani. 

Attraverso la sofferenza interiore di Esch, gravida e innamorata di un ragazzo che di lei se ne fotte, di Skeetah, legato a China da un amore ammantato di sopravvivenza e riscatto sociale, di Randall, le cui mani e la sua mira nel centrare un canestro rappresentano l’unica flebile via di fuga da una vita altrimenti morta, Ward ci introduce in un mondo così lontano eppure così vicino, i cui stilemi sono sostanzialmente gli stessi dei nostri ma declinati nella maniera più tragica. Come le merendine che per noi sono un diversivo mentre per la famiglia Batiste rappresentano un pasto, come una casa con delle finestre che per noi è la normalità mentre per loro rappresenta un’incursione in un mondo, quello dei bianchi, così inavvicinabile ed estraneo. Rubare per vivere, adattarsi per restare al mondo, ma anche, se proprio vogliamo trovarci del romantico, godere di quello che si ha, che sia rincorrere gli scoiattoli nel bosco oppure caricare il sesso di significati che nel mondo dei bianchi sono andati perduti. 

Dodici capitoli, come dodici sono i giorni che separano dalla venuta di Katrina (che è donna, per cui pericolosa), un lasso temporale risicato in cui Jesmyn Ward disegna il dramma di una classe sociale con una precisione e una raffinatezza uniche. 

Insomma, un libro bellissimo e doloroso (di cui, peraltro, abbiamo già recensito su questo sito il secondo capitolo della trilogia, lo trovate qui), che sarà in grado di farvi avvicinare più e meglio di molti altri lavori a una realtà drammatica, verissima e purtroppo  attuale. 

Fatevi un favore: leggetelo. 

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Salvare le ossa – Jesmyn Ward, il dramma di Katrina e di un’intera popolazione ultima modifica: 2019-10-16T13:28:28+01:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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