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Un Pianoforte, Chris Cander

Marx si lamentava nell’Ideologia tedesca che gli inglesi trasformassero gli uomini in cappelli a causa del loro spiccato capitalismo ideologico. Ma cosa succederebbe se degli oggetti diventassero i protagonisti delle storie, i contenitori, o ancora meglio i narratori silenziosi di avventure che si inerpicano in anni, anzi secoli, differenti?

Un pianoforte è il tentativo, riuscito, di raccontare una storia sentimentale dal punto di vista di un oggetto che toccherà, anzi sarà toccato, da i diversi protagonisti di un’unica grande storia.

La letteratura americana del resto ci ha abituato alle sfide con se stessa, limiti o soggettive scelte apposta per meravigliare il lettore e farlo sentire all’interno di un disegno nuovo e ben fatto.

Operazione questa che non sempre riesce coi fiocchi ahimè, troppi corsi di scrittura hanno provocato danni irreversibili a scrittori che si sentono originali solo per il fatto di scrivere coi piedi, metaforicamente o no.

Detto ciò, Un piano è un libro invece ben riuscito e scritto con passione ed intelligenza che si avvantaggia inoltre di un bell’escamotage narrativo per liberare una storia densa di passione, malinconia e voglia di andare oltre se stessi.

Un immagine ferma e fredda apre il bel libro di Chris Cander. Siamo agli inizi del ‘900 in Romania un signore di nome Julius picchiettando degli abeti sta scegliendo delle tavole con cui costruire i suoi rinomati pianoforti, i Blüthner.

Introdotto il protagonista vero e fil rouge della vicenda con un flash-back ben scritto e dallo spirito profondamente romantico, ci trasferiamo in America a conoscere Clara, giovane meccanica americana orfana che possiede un pianoforte praticamente inutilizzato nel suo appartamento.

Clara ha una vita difficile, segnata dall’abbandono e dalla malinconia, la meccanica è l’unica cosa che con la sua certezza e la sua consequenzialità le da quella terra ferma di cui ha bisogno per sopravvivere.

Sarà proprio cercando di vendere il pianoforte donatogli da suo padre prima di morire che Clara avrà la possibilità di rinascere come donna e come figlia.

Chris Cander è brava nel disseminare il testo narrativo di semini piccoli che andranno raccolti solo alla fine del libro, mescolando emozione e piccole tracce di biografia. La vicenda scandita come detto dal piano Blüthner, si sposta tra la Russia all’epoca Krusciov e l’America dei nostri giorni, in un continuum che crea una tela fitta di emozioni legate alla musica di un pianoforte.

Bellissime le descrizioni delle emozioni con cui Chris Cander puntella l’intera narrazione permettendo al lettore di affezionarsi e sentire le tempeste emotive che attraversano il libro.

Un pianoforte si distingue dai libri di genere per una freschezza maggiore, un’intensità più forte, una splendida costruzione temporale. Un libro che si fa amare e che racconta con sincerità la caducità della felicità e al contrario la persistenza di sentimenti quali la malinconia e l’angoscia di serenità.

Troverete splendida la fiaba di Saša, ma non posso dirvi altro. No spoiler.

Voto complessivo - 80%

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Un Pianoforte, Chris Cander ultima modifica: 2019-09-16T19:09:06+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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