Perdersi---Elizabeth-Jane-Howard

Perdersi – Elizabeth Jane Howard

Perdersi di Elizabeth Jane Howard ci fa perdere nel mondo di elucubrazioni dei due protagonisti, consapevoli che ad un certo punto potrebbe arrivare una lama nascosta tra tanto morbido miele.

Perdersi di Elizabeth Jane Howard

Premetto che questa non è una recensione, non che ne abbia fatte mai, in ogni caso questa di sicuro non è una recensione. Perché? Perché Elisabeth Jane Howard non è un’autrice che ha bisogno di recensioni, il numero di fedeli che pendono dalla sua penna è un dato di fatto, talmente incontestabile che è inutile anche aprire una discussione sulle qualità di questa scrittrice letteralmente capace di stregare chi incappa accidentalmente tra le sue pagine.

La saga dei Cazalet è una sorta di realtà parallela che chiunque abbia avuto modo di vivere non dimentica facilmente. Vivere le emozioni, i luoghi, assaggiare i cibi dei protagonisti della saga dei Cazalet è un’esperienza che trascende la letteratura e arriva alla mimesi teatrale, all’immediata immedesimazione del lettore nelle vicende dei personaggi. Manca la catarsi, perché non c’è assoluzione nelle pagine di E. J. Howard, non ci sono vincitori, ma neanche vinti, solo esseri per la vita, parafrasano e storpiando un po’ Martin Heiddeger.

Complice anche un uso della parola non comune, anzi decisamente eccezionale. Infatti Manuela Francescon (l’ottima traduttrice della saga dei Cazalet) descrive l’immane lavoro come “la sfida che ha rappresentato per me la sua prosa densissima, carica di sottigliezze e sfumature”. È questo utilizzo chirurgico della parola che avviluppa, mai scelsi aggettivo più preciso, il lettore alle vicissitudini di ogni personaggio della Howard.

Linguaggio mimetico e misurato

Caratteristica che ritroviamo anche in questo splendido Perdersi, piccolo caso tra le opere della scrittrice inglese. Anche qui troviamo un utilizzo del linguaggio stratificato e chirurgico, che da un lato è “mimetico” dall’altro è “misurato” come ci lascia intuire la traduttrice Sabina Terziani.

Mimetico quando ci fa entrare nella testa di Henry, uno dei due protagonisti del libro, facendoci sentire le sue ragioni, le sue emozioni, quando ci fa scuotere la testa in assenso per i suoi ragionamenti paradossali. Mimetico anche quando ci lascia scandagliare le fragilità di Daisy, una donna anziana e acciaccata dalla vita che ha bisogno di cadere/perdersi e che si è lasciata cadere, come fa notare sempre Sabina Terzani sul blog di Fazi dedicato alle parole delle traduttrici e dei traduttori.

Ma anche misurato, perché siamo sempre lontano dal dramma, dalla farsa. Tutto quello che viene detto è necessario, niente di più niente di meno.

Perdersi

Due solitudini

La vicenda da cui nasce il racconto con tutta probabilità è tratta dalla biografia della scrittrice e forse ad avvalorare questa tesi c’è proprio l’uso della terza persona nel racconto di Daisy, la voce femminile che narra gli eventi. Sintetizzando molto, si potrebbe dire che il libro racconta di due solitudini: quella di uomo ormai sessantenne con un oscuro passato e quello di una donna ricca e raffinata ma provata dalle fatiche della vita.

Il rapporto che sin dall’inizio del racconto appare troppo cerebrale e contorto, nel seguito della narrazione si rivelerà interessato e pericoloso, con un sottile rapporto vittima-carnefice difficile da riconoscere con semplicità.

Perdersi colpisce immediatamente per la capacità descrittiva della Howard, come al solito coi suoi libri del resto, ma qui, dopo le prime pagine del libro, appare un’atmosfera cupa che non lascia indifferenti, anzi viene velocemente somatizzata dal lettore anche grazie alle caratteristiche del linguaggio che abbiamo descritto poco sopra.

Si tratta di un libro che vale la pena leggere, perdendosi nel mondo di elucubrazioni dei due protagonisti, consapevoli che ad un certo punto potrebbe arrivare una lama nascosta tra tanto morbido miele.

Se fosse la prima opera che leggete della Howard, non lasciatevi condizionare dalle atmosfere che sfiorano il thriller psicologico (sullo stile de Il collezionista di John Fowles per intenderci) in alcuni punti, ma concentratevi sulla scrittura. Dopo non potrete che avere voglia leggere la straordinaria saga dei Cazalet, ammirati dalle doti della Howard.

Buon viaggio, allora.

Elizabeth Jane Howard – PerdersiFazi Editore
Traduzione: Sabina Terziani

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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