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Lettere a Milena - Franz Kafka

Lettere a Milena – Franz Kafka

Lettere a Milena di Franz Kafka non si consiglia, non si recensisce, non si racconta; si lascia come uno scrigno semiaperto sulla scrivania sperando qualcun altro ne possa godere.

Lettere a Milena di Franz Kafka

“E di nuovo un estraneo è seduto alla mia scrivania”

Una premessa necessaria e doverosa innanzitutto. Non si scrive una recensione di uno scritto di Kafka, non si consiglia Kafka e non si ci permette di investigare (a meno che non lo si faccia seriamente) l’opera del genio spirituale di Franz Kafka.

Quello che ci si può limitare a fare di fronte ad una splendida raccolta di scritti dell’autore ceco è constatarne la bellezza e raccontare quale gioia profonda può dare confrontarsi con una delle anime più notevoli del secolo appena passato.

Sto cercando in tutti i modi di evitare la parola letteratura in queste prime righe, come avrete notato, perché leggere Kafka e soprattutto queste splendide Lettere a Milena, non vuol dire solo affrontare una grande opera di scrittura, ma assieparsi al punto zero dell’esistenza e da lì guardare il mondo per trovarlo diverso da come lo ricordavamo.

Il carteggio con Milena è la prova della relazione spirituale fra il grande scrittore e la giovane giornalista innamorata dell’arte e della profondità. Incontratisi nel 1919, dopo la richiesta di Milena Jesenská di poter tradurre parte dell’opera di Franz Kafka, il carteggio e quindi la loro relazione durerà fino al 1924, anno in cui lo scrittore praghese morirà nel mese di Giugno.

Un amore disperato e sconclusionato quello fra la Jesenská e Kafka che si risolverà in un nulla di fatto dal punto dal punto di vista prosaicamente amoroso, ma che permetterà ai due di investigare  le inquietudini della società mitteleuropea appena dopo la conclusione della Prima guerra mondiale.

Alla scoperta di Kafka

“I baci scritti non arrivano a destinazione, ma vengono bevuti degli spettri lungo il cammino”

Le lettere permetteranno agli amanti dello scrittore ceco di scoprire la struttura mentale che ha partorito i capolavori della letteratura che vanno da La metamorfosi, alla Lettera al Padre, sino ad America, Il Castello e Il processo. Piccoli indizi sulle opere a venire, più in generale intuizioni che ritroveremo nei grandi romanzi o racconti.

Questa particolare forma di scrittura rivela anche un Kafka diverso da quello conosciuto coi romanzi, ancora più libero di esprimere la propria angoscia di vivere e scorrere nel mondo senza dover ricorrere a metafore o allegorie.

“Giaceva lì, a un passo da me era caduto sul dorso un insetto ed era disperato, non riusciva a raddrizzarsi, lo avrei aiutato volentieri.”

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Ma non sono solo le parole di Kafka a rivelarci Kafka, anche le splendide lettere di Milena Jesenská a Max Broad (amico e curatore delle opere di Kafka) ci fanno penetrare negli occhi e nella testa dello scrittore ceco, aprendo scorci nella quotidianità, scene di tutti i giorni. Milena Jesenská racconta un uomo contrastato, combattuto, kierkegaardiano prima di Kierkegaard. 

“Una volta diede a una mendicante una moneta da due corone e ne voleva uno di resto. Lei disse che non l’aveva. Siamo rimasti lì due minuti buoni a pensare come fare. Infine gli venne in mente che avrebbe potuto lasciarle due corone. Ma appena ebbe fatto due passi era già corrucciato.”

Scopriamo anche un Kafka politico, certo non una novità per chi ama la sua opera, ma sprofondiamo in un uomo ammalato di ebraismo, critico e combattuto nei confronti delle proprie origini ma anche consapevole di qualcosa che dovrà arrivare. Lucidamente profetico su qualcosa di cui in quegli anni si percepiva a malapena il germe: l’antisemitismo, il pangermanesimo.

Interessante notare, come fanno i due bravissimi curatori dell’opera Guido Massino e Claudia Sonino, che la prima pubblicazione di queste lettere, avvenuta nel 1952, dovette addirittura essere rimaneggiata per essere resa accettabile a pochi anni dalla catastrofe della Shoah. Questo può spiegarvi in parte il contenuto davvero spigoloso di molte lettere in cui arriva quasi una sindrome di Stoccolma ante litteram.

Ma sopra ogni cosa, in queste meravigliose Lettere a Milena, c’è la grande penna di Franz Kafka, c’è la sua capacità di raccontare l’anima e le inquietudini, la fedelissima cronaca di ogni più piccolo spostamento della percezione del mondo. In questo, cioè nella maggior parte del contenuto delle Lettere a Milena, sta la maggior bellezza e vertigine di questo libro.

La possibilità di scendere agli inferi della coscienza per risalirne con leggerezza è poeticità, è un’occasione ghiotta ed irreperibile che pochi altri libri vi daranno.

“Non sei affatto stanco, sei inquieto, solo temi di fare un altro passo su questa terra zeppa di tagliole, per questo tieni sempre i due piedi contemporaneamente in aria, non sei stanco, hai solo paura dell’immensa stanchezza che seguirà questa infinita inquietudine e (non per nulla sei ebreo e sai cos’è l’angoscia) che si può immaginare come un fissare inetto davanti a sé.”

Per questo le Lettere a Milena non si consigliano, non si recensiscono, non si raccontano, si lasciano come uno scrigno semiaperto sua scrivania sperando qualcun altro ne possa godere oltre a noi che abbiamo avuto la fortuna di amarle.

Ci stenderemo buoni e felici l’uno accanto all’altro per morire.”

Franz Kafka – Lettere a Milena – La Giuntina
Traduttore: Isabella Bellingacci
A cura di Guido Massimo e Claudia Sonnino

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Lettere a Milena – Franz Kafka ultima modifica: 2019-10-11T10:00:54+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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