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Elogio dell’idiozia di Riccardo Dal Ferro

L’idiozia è tornata di moda da ormai qualche anno. A far riaffiorare la suprema dote, sembra proprio siano stati i social network e più in generale lo sviluppo endemico della società della comunicazione. Ormai tutti sono convinti che “gli idioti”, categoria variabile e deittico ovviamente ascrivibile a chi non la pensa come voi, siano usciti dalle loro stanzette (nei bar non li facevano entrare) e abbiano guadagnato un palco internazionale di migliaia di persone, grazie proprio ad invenzioni come quella di Zuckerberg

 

Viviamo in un’epoca in cui la pretesa di superiorità morale, intellettuale e politica sta alla base dell’esplosione dei movimenti che mettono in crisi i modelli finora vigenti.

 

Dopo questa premessa che ormai è d’obbligo, la domanda naturale che segue queste riflessione un po’ scontata e comoda è: ma siamo sicuri di non essere gli idioti di qualcuno anche noi? Su questa domanda, ora cercherò di articolarla al meglio, Riccardo Dal Ferro costruisce un buon saggio su cosa sia l’idiozia e su come non bisogna temere questa piega dell’animo umano. Giovane filosofo, esperto di comunicazione, performer e molto altro, Riccardo Dal Ferro costruisce un impianto di riflessione molto interessante e profondo che scava alla base della ricerca gnoseologica dell’uomo. L’assunto di base del libro, a mio modo di vedere davvero notevole, è che “l’idiota è sempre qualcun altro” da cui poi si scatenano una serie di coniugazioni molto interessanti.

E questo accade perché il business dell’idiozia funziona, raggiunge l’obiettivo di polarizzare, divide tra idioti e non idioti.

 

Ovviamente l’analisi di Dal Ferro parte sopratutto dal mondo, appunto, dei social network e della comunicazione, ma si estende subito ad un contesto più generale in cui i movimenti populisti hanno il loro bel ruolo. Quello che colpisce nell’analisi di Dal Ferro non è tanto la scelta del campo da analizzare ma gli argomenti che scatena nel ragionamento su cose che stanno di fronte agli occhi di tutti. Nei primi due capitoli la riflessione si fa ricerca del fondamento dell’idiozia, partendo da una panoramica letteraria si arriva all’indagine su base comportamentista e strutturalista del fenomeno. Fenomeno in questo caso con accezione squisitamente kantiana, cioè ciò che si vede. La domanda è se ciò che osserviamo sia capace di spiegare da solo fenomeni complessi, come quello del terrorismo, oppure se bisogna ricorrere a categorie più introspettive per poter sanare il gap di informazioni fra il riscontro di una frustrazione e il passaggio ad un’azione violenta.

Nel terzo capitolo invece, l’idiozia viene presa in esame come vera e propria categoria di marketing e qui devo dire che anch’io mi sono sentito un pò imbeccato, come tutti credo quelli che leggeranno il libro, perché Dal Ferro ci mostra come molti dei nostri miti altro non sono che strategie pro contro l’idiozia che ci piglia tutti al lazzo. Nei capitoli successivi, a mio modo di vedere la vera forza di questo libro, la riflessione che si scatena è sul fatto che “tutti siamo gli idioti di qualcun altro”, ovvero la categoria dell’idiozia è sempre ascrivibile a qualcun altro e quindi per gioco-forza anche noi saremo l’idiota di chi non la pensa come noi.

Il cartello della non-idiozia agisce in modo collettivo per rinforzare costantemente senso di appartenenza dei suoi membri per individuare stigmatizzare senza sosta coloro che sarebbero esterni a questa cerchia

Molto interessante anche la riflessione per cui  i “non idioti”, categoria morale che si sente al di sopra dei poveri idioti, in realtà scatenano un sentimento (negli idioti) di riconoscimento verso valori che non gli apparterebbero solo per partito preso nei confronti di chi blasta senza neanche ascoltare le richieste di chi semplicemente vorrebbe capire di più di un certo argomento. La presunzione dei non idioti, e la loro incapacità di dialogare,  forse è peggiore addirittura dell’idiozia pura. Elogio dell’idiozia sta proprio nel tentativo di mostrare ciò che sono veramente intenzioni, per quanto possa sembrare paradossale, al fine di mostrare come esse siano parte integrante di quello che di vero possiamo esprimere nel corso della vita.

A concludere questo bel percorso di istruzione della certezza della non-idiozia, Dal Ferro aggiunge un bel percorso in difesa dell’idiozia, ovvero di quell’arte di andare oltre l’ignoto, di avventurarsi nel “sapere di non sapere”. Idiozia, spiega Dal Ferro, è la base della scoperta scientifica e del progresso scientifico e di una sana sfiducia nella conoscenza umana.

Esiste, nel profondo della nostra personalità, una curiosità fenomenale che ci spinge molto spesso ad abbandonare i sentieri tracciati, le zone di conforto, i luoghi familiari per spingersi oltre la collina, oltre orizzonte di ciò che riteniamo sicuro e tranquillo.

Un libro eccellente quello di Dal Ferro, al netto di qualche ironia di troppo (gusto personale, eh), capace di ribaltare punti di vista e atteggiamenti, andando a molestarci proprio nelle nostra certezza di non essere degli idioti. Dal Ferro quindi si dimostra un vero filosofo contemporaneo, capace di analizzare con profondità la realtà non lasciandosi coccolare dai facili porti del consenso.

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Elogio dell’idiozia di Riccardo Dal Ferro ultima modifica: 2018-07-20T14:01:05+00:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in Filosofia e performer, ha scritto due album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" è stato disco della settimana dì Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" è stato ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Ora è in uscita il suo terzo album.

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