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di male in peggio - Orsenigo

Di male in peggio, Vittorio Orsenigo

Per parlare delle cose bisogna essere o molto vicini o molto lontani dalla materia osservata. Se sei molto vicino ne parli con intimità, da lontano vedi le trame e a volte lo storicizzarsi delle cose. Ecco quella visione è quella che appartiene e a Vittorio Orsenigo, scrittore “volante” una delle più belle ri-scoperte dell’editoria italiana. Ri-scoperta perché Orsenigo è uno di quegli strani casi letterari in cui la sua penna, pur apprezzata e amata da moltissimi colleghi, è passata per molto tempo inosservata.

Poco male, ora i suoi scritti sono disponibili e soprattutto il libro di cui vi parlo oggi, Di male in peggio pubblicato da Asterione Legge in un elegante formato esistenzialista e -fatemelo dire, altrimenti non mi ricapita- post-materico è un libro che vi potete godere durante un pomeriggio di buona lettura e riflessione.

La scrittura di Orsenigo, divenuto autore di romanzi e racconti solo in tarda età, è l’osservazione delle cose da lontano e dall’alto come se effettivamente, l’autore comasco fosse un uccello (come lo definiva Quasimodo) che studia i meccanismi del mondo volandoci sopra. E in questo libro, infatti si respira aria fresca, aria nuova, aria incontaminata.

Orsenigo è figlio di un’epoca in cui la sperimentazione teatrale, letteraria, pittorica era viva e, anzi, in pieno sviluppo, quindi è normale trovare nelle sue parole un approccio surrealista e magico, anche se spesso impalpabile e sfumato.

Una scelta precisa quella dello scrittore comasco, rimanere sopra le cose facendo finta che nulla arrivi a toccare il punto d’osservazione.

Basti notare che nei suoi romanzi, anche quelli che parlano di guerra, lo sguardo è sempre lontano, ruota nell’aria e arriva a colpire il lettore con dei particolari che immediatamente riportano alla realtà più prossima.

Si prenda il Testamento accidentato, dai colori profondamente teatrali: il motivo di partenza è abbastanza classico, almeno per il teatro, una volontà registrata dal notaio negli ultimi minuti di lucidità di un ricco signore; è interessante come Orsenigo riesca a raccontare di questa esperienza con leggerezza e ironia, dando quel tocco di gioco delle parti che spiazza. E addolcisce i toni. Ne Il bravo pastore il cinema incontra la realtà ma l’obiettivo si scopre inferiore rispetto alla profondità del lago e il pescatore protagonista è una figura antica e mitica conservatrice di antichi sogni. Nel Bosco è invece un racconto metafisico, lo scrittore si immagina abbandonato in un bosco alla ricerca di fresco e riposo e si ritrova nel bel mezzo di una riflessione tra spazio e tempo.

Del resto la riflessione è l’altra grande caratteristica di Orsenigo. Nei suoi scritti si respira un ragionamento profondo sulle fondamenta ultime della vita, quindi ivi compresa la morte.

Uno dei miei racconti preferiti, per esempio, è l’Iceberg privato, davvero commovente e spensierato. Pensate che mi sia contraddetto? Anch’io lo penserei se non avessi letto quel racconto. Si racconta infatti di un sogno di gioventù, surreale e iperbolico, affittare un iceberg e andarci a vivere per sfuggire alla tanto amata Milano. Ovviamente non vi svelo il resto ma vi posso assicurare che vi regalerà qualche minuto di piacevole sogno.

Troviamo ne L’Iceberg privato l’intimità pudica di tutta una scuola milanese che non si sprime nell’urlo o nella messa a nudo, ma bensì nello scoperchiamento della casa, dello spogliare le proprie budella con eleganza come se comunque si stesse andando a lavorare in tram. La diciamo alla Jannacci? “Quelli che aspettando il tram né ridendo né schersando, oh yeh no no no yeh!”

Voto complessivo - 82%

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Di male in peggio, Vittorio Orsenigo ultima modifica: 2019-04-20T07:24:15+02:00 da Andrea Labanca

Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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