“Quando l’anno dopo si sarebbe riunita l’ennesima Commissione Moro alla ricerca degli ennesimi “falsi misteri”, chiusi gli occhi e ripensai a come finivano quelle fiabe sonore della Fabbri editore che ascoltavo da bambino.
Aspettate e un’altra ne avrete, c’era una volta il cantastorie dirà, e un’altra favola comincerà.
E ripresi a fare la mia vita.”
Forse Bergson non centrò mai veramente il punto della questione per quanto riguarda la definizione di tempo, ma di sicuro sul tema della memoria il filosofo francese aveva colto nel segno pienamente. In sostanza Bergson poneva la memoria alla base di un cono rovesciato la cui cima stretta andava ad investigare il presente e quindi ad influenzare il futuro.
Viene in mente Bergson leggendo Gli sfiorati di Davide Steccanella, si capisce facilmente il motivo affrontando anche solo le prime pagine. Per definizione dello scrittore stesso il libro in questione è un viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca di qualcosa che non si è completamene colto, afferrato, giustificato.
Viene difficile immaginare che davvero qualcosa possa essere sfuggito a Davide Steccanella, in qualunque momento della sua vita. Uomo di Legge, polemista, colto osservatore della società, l’autore di questo memoir vuole dirci più di quello che dice in questo romanzo biografico, e sì che di cose ne dice tante nella quasi trecento pagine che compongono Gli sfiorati.
Ma il fascino di questo romanzo, immaginato come un racconto biografico tra privato e pubblico, sta anche nella splendida astuzia di far passare il grosso delle informazioni come cadute dal cielo, apparentemente poco soppesate. Tutto invece è stato analizzato e ricollocato in modo preciso in un continuum temporale che è andato a costruire l’uomo che ha scritto questo libro.
Certo che non è astuzia professionale o poca sincerità quella di Steccanella, al contrario quello che colpisce de Gli Sfiorati è proprio la schiettezza di molti passaggi. Ma la verità salomonica è che si capisce una storia o la Storia solo dopo che la si è vissuta fino in fondo.
Mentre si vive la propria storia, ci si sente solo sfiorati, appena toccati, da ciò che invece andrà ad infilarsi per sempre nelle nostre sinapsi.
Una dichiarazione di sincerità quella di Steccanella in grado di spogliare re, principi o campioni da bar.
“Appartengo alla generazione di quelli che hanno mancato gli appuntamenti più significativi.
Troppo piccolo per vivere da protagonista gli anni Sessanta e Settanta e troppo vecchio per godere degli stupefacenti sviluppi tecnologici del terzo millennio; sono diventato adulto negli anni del riflusso.”
Il racconto si snocciola tra i ricordi di un’infanzia dolce e canonica fra canzoni e motivetti che si riproporranno minacciosamente verso la fine del libro. In mezzo il liceo, la scoperta dell’omosessualità, la ricerca culturale e la politica. Ma è la politica a farla da padrone, sempre dentro ogni storia, sempre sotto pelle. Personalmente mi hanno colpito molto la riflessione sulla vita politica, soprattutto conoscendo alcuni passaggi della storia di Davide Steccanella, perché ho trovato di una schiettezza disarmante, l’ammissione che alcune scelte sono già accadute dentro di noi prima che vi sia una riflessione e un’accettazione. Non è certo una presa di distanza, basterebbe leggere gli ultimi due capitoli de Gli sfiorati per capirlo, ma è la riflessione onesta di quanto poco si decida del proprio scegliere rispetto al lavorio sotterraneo dell’Io.
Davide Steccanella tutto è tranne uno che nasconda pensieri e sentimenti, proprio per questo è ancora più interessante andare a scovare i meandri dove essi hanno avuto origine.
Senza giudizio, senza commento, con onestà e consapevolezza.
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