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Chris Offutt: Mio Padre, il pornografo

Se c’è un’istituzione che più di tutte ha causato danni all’umanità, beh, di certo è quella genitoriale. La relazione coi genitori, infatti, è la matrice con cui un individuo si forma e si realizza ed è lo specchio con cui, lo stesso individuo si rapporta e si completa col mondo. I genitori sono la nostra bussola nella comprensione di ciò che ci circonda, sono modelli da seguire, il cordone ombelicale di un’età spesso priva di brutti pensieri, ma sono anche coloro verso cui riversiamo tutte le colpe dei nostri fallimenti, come se ogni nostra mancanza, fosse una sorta di loro tradimento al nostro diritto alla felicità.

Crescere, e cioè passare dall’essere figli a essere uomini, passa proprio da qui, dal passaggio logico e sofferto grazie al quale ci rendiamo conto che no, essere felici non è un diritto, anzi. Ma soprattutto ci rendiamo conto che la felicità non è qualcosa che si può ereditare: i genitori non c’entrano nulla con la nostra felicità e il momento esatto in cui ce ne accorgiamo sarà quello in cui ci scopriremo davvero uomini.

Chris Offutt, in Mio Padre, il pornografo racconta esattamente questa lotta interna, dall’esito minimamente scontato, tra l’essere un figlio e il diventare un uomo. Un passaggio drammatico, perché ci porta a considerare i genitori per quello che in realtà sono, e cioè semplici esseri umani, con tutti i difetti del caso. Nel caso di Offutt, il padre Andrew J. era uno che di difetti (o particolarità, fate voi) ne aveva un numero un po’ sopra la media: scrittore di serie B specializzato in fantascienza e pornografia, amante del bourbon e della solitudine, amplificata dalla scelta di vivere in una grande casa di un paesello sperduto del Kentucky che, con i suoi boschi e i suoi silenzi, è la cornice coprotagonista di questo libro.

Alla sua morte (per cirrosi) il figlio maggiore Chris eredita oltre ad alcune cianfrusaglie di poco valore, una stanza zeppa di manoscritti, riviste e progetti legati alla paterna attività di scrittore pornografico. Una quantità infinita di materiale con cui Andrew, dopo essersi licenziato a soli trent’anni dal suo lavoro di rappresentante, ha mantenuto la famiglia, arrivando a produrre nei periodi di maggiore creatività anche un libro a settimana, tutti celati sotto la bellezza di diciassette pseudonimi differenti.

Mio Padre, il Pornografo è il racconto dell’immersione di Chris in questa eredità folle. Il suo approccio è in prima battuta quasi archivistico, distaccato, asciutto. Ma col passare del tempo, quella che doveva essere una semplice rendicontazione, si trasforma in una spirale che coinvolge non solo la figura di Andrew J. ma anche quella di Chris in un decorticamento lento e certosino. Tutto viene rielaborato, compresa la pornografia, considerata prima una semplice perversione paterna, poi ridiscussa in qualità di chiave per scorgere dinamiche più complesse. Un viaggio vorticoso in cui, proprio come in una seduta psicoanalitica, si prendono prima le misure mettendo a fuoco la figura del padre: genitore inadeguato, uomo nevrotico e ossessionato dalla sua stessa immaginazione al punto da fare della scrittura l’unica valvola di sfogo (e salvezza) possibile; poi, con lo scorrere delle pagine la lente si punta sul vero protagonista del libro, e cioè l’autore stesso, che si ritrova a viaggiare a ritroso nel corso della sua esistenza, ridefinendo, pezzo per pezzo, la sua identità.

Identità che si riflette in maniera magistrale nello stile adottato, a tratti distaccato, a volte capace di lievi slanci poetici, costantemente in bilico col rischio di scadere nel banale referto psichiatrico, ma in definitiva perfetto per affrontare ogni aspetto del libro, da quelli più leggeri a quelli più drammatici, dove ad esempio, ci si addentra nelle descrizioni più cruente della pornografia generata dalla mente del padre. Leggere Mio Padre, il Pornografo, o meglio, farsi assorbire dalla scrittura di Offutt, è un po’ come leggere “dentro” Chris Offutt stesso, percepirne la fatica che lo ha portato sino alla fine di questo memoir, ammirare il risultato di un viaggio in cui l’autore ha affrontato i propri demoni, ha dato un senso a talune mancanze di felicità, ha incasellato suo padre nello spazio della memoria che gli compete, ma soprattutto si è risolto diventando un uomo.

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Chris Offutt: Mio Padre, il pornografo ultima modifica: 2019-06-07T07:36:58+02:00 da massimo miliani

Su massimo miliani

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Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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