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Perché Sanremo è Sanremo – Davide Steccanella

In Perché Sanremo è Sanremo di Davide Steccanella, il senso critico e l’attenzione al confronto con il mondo intorno al Festival donano al libro il fascino di un’enciclopedia della manifestazione, ma anche di racconto popolare della storia della musica italiana.

Festival di Sanremo

Che il Festival di Sanremo sia, nel bene o nel male, la manifestazione che catalizza tutta l’attenzione nazionale (ma anche mondiale) sulla nostra cultura popolare è ormai fuori di discussione. Fenomeno di costume, fenomeno di gossip, passerella per i quasi famosi, bancomat per i famosi, unico palco per i cantanti scongelati solo per l’occasione, comunque lo vogliate intendere Sanremo ferma il Paese e lo racconta. Ovviamente a suo modo, ovviamente coi suoi modi.

Quest’anno poi, se possibile, il Festival ha raccontato e si è confrontato col Paese almeno per un particolare: l’assenza di pubblico a causa delle misure anti Covid. Intendiamoci, dire che Sanremo racconti il Paese non significa che sia vicino ad un’assemblea sindacale, ad una riunione di Amnesty International o a una puntata di Report. Intendiamo qui il racconto delle mode e del costume e, se possibile, delle tendenze musicali che circolano per il paese. Cultura pop? Beh già questo sarebbe un bel complimento a tutta l’operazione, diciamo racconto pop in differita della nostra epoca.

Quest’anno come non mai, tra l’altro, il Festival ha provato a raccontare l’Italia nei suoi vizi e nei suoi gusti, avvicinandosi alla musica “giovane” (dei quarantenni eh) e provando a lanciare qualche tema d’attualità (il caso Schwazer, in modo molto leggero il caso Patrick George Zaki).

Perché Sanremo è Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo di Davide Steccanella

Ma quindi cos’è Sanremo? Tenta di spiegarcelo in modo dettagliato e ricco di fonti Davide Steccanella, autore prolifico e sempre gustoso, che ha provato a dare una visione d’insieme di ben settant’anni di Festival della canzone italiana.

Un’operazione rischiosa e che poteva finire in telecronaca o, peggio, in agiografia, ma che il senso critico e l’attenzione al confronto con il mondo intorno al Festival donano al libro il fascino di un’enciclopedia della manifestazione, ma anche di racconto popolare della storia della musica italiana. Inutile snobbare il Festival di Sanremo a prescindere, visto il suo grandissimo fascino sul popolo italiano che, a ragione o torto, totalizza i palinsesti televisivi con la capacità di diventare immediatamente di “famiglia”, o come lo definisce nel libro Beniamino Placido: una leva obbligatoria a cui proprio come tale “ubbidiamo lamentandoci come sotto la naja.”

Sì perché non c’è solo il Festival (paradossalmente) nel libro dedicato al Festival di Sanremo, ma anche il racconto dei musicisti intorno alla kermesse nella città dei fiori.

Personalmente (ma guarda te!) ho trovato infatti particolarmente interessante la parte dedicata ai grandi rifiuti al festival, almeno alle mancate partecipazioni. E qui si potrebbe scrivere un altro libro a sé stante, dedicato ai maestri della musica italiana che non hanno partecipato a Sanremo.

Partendo da una puntata di Linea diretta “in  occasione del 35° Festival di Sanremo”, Enzo Biagi “decide di dedicare una puntata al rifiuto dei grandi cantautori di partecipare all’evento televisivo più seguito dagli italiani”. Le risposte qui sono molto interessanti e anche alcune riflessioni.

Alla risposta pragmatica di De Gregori fa da contraltare la bella riflessione di Fabrizio De André che spiega come la gara di canzoni poco si addica alla sua poetica. “Nel mio caso dovrei andare ad esprimere i miei sentimenti o la tecnica con la quale riesco ad esprimerli e credo che questo non possa essere argomento di competizione.” I sentimenti non sono in gara quindi, come recita anche il titolo di questo interessante capitolo, ma diventa ancora più affascinante la partecipazione indiretta dei grandi maestri al Festival, attraverso le proprie opere o comunque il proprio sguardo.

Ogni capitolo è dedicato ad una decade, dagli anni ‘50 in poi, con un approfondimento per ogni anno, segnalando le canzoni più importanti e le scene migliori di ogni festival.

Ogni decade è raccontata anche attraverso un confronto con la situazione politica e sociale in Italia e nel mondo, cercando per ogni epoca un confronto tra temi e scelte musicali.

Il cambiamento del Festival non sempre è stato coordinato con il cambio di cultura di massa, si guardino per esempio gli anni ‘70, ma è divertente scoprire come lentamente anche il “Natale degli italiani” (come lo definisce nel libro Renzo Arbore) si sia adattato al mondo in movimento.

Chiude il libro una bella classifica delle canzoni più belle che siano state presentate al Festival, dove scopriamo con sorpresa che solo due dei migliori brani di sempre hanno vinto la gara.

Apre il libro un bel ricordo di Rosita Celentano, di famiglia al Festival, che racconta in modo divertente lo spettacolo di Sanremo da dietro le quinte. Un’edizione, quella raccontata da Rosita Celentano, particolarmente fortunata, sia per canzoni che per ospiti.

Davide Steccanella – Perché Sanremo è Sanremo. Da «Grazie dei fior» a «Me ne frego». Storia del Festival più amato dagli italiani. Nuova ediz.Paginauno

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Su Andrea Labanca

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Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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