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Gli ultimi giorni di Giangiacomo Feltrinelli – Aldo Grandi

Gli ultimi giorni di Giangiacomo Feltrinelli di Aldo Grandi racconta il corpo a corpo intenso e appassionato da parte di un uomo fornito di una cultura eccezionale, di una sensibilità troppo al di fuori del sentire comune per poter essere incanalata in una vita discreta, borghese. Un corpo a corpo che si risolverà infatti in un clamoroso incidente, quasi ad immortalare iconograficamente il travaglio interiore di una vita intera.

Gli ultimi giorni di Giangiacomo Feltrinelli di Aldo Grandi

Affrontare con un libro la storia di Giangiacomo Feltrinelli, grande e celebre fondatore del gruppo editoriale che porta ancora oggi il suo nome, risulta operazione complessa e rischiosa. Per le oscure informazioni che abbiamo sull’uomo, sull’imprenditore e soprattutto sull’attivista politico.

Aggiungiamo che oggi è ancora più difficile parlare di una stirpe di imprenditori e visionari come quella dei Feltrinelli che, ancor prima della fondazione della cosa editrice, si erano distinti per grandi successi in campo economico e diplomatico.

Per questo si apprezza l’approccio con cui Aldo Grandi ci conduce nella lettura di uno dei casi di cronaca più discussi e interpretati della recente storia italiana. Come l’autore sa bene, la storia dell’editore con le idee rivoluzionarie non incrocia solo la sua vita politica ed editoriale, ma incontra in diversi punti la storia italiana del ‘900.

In una sorta di formazione del rivoluzionario, Grandi fa rivivere i fasti della famiglia Feltrinelli che, a differenza delle scelte personali di Giangiacomo, è sempre stata una famiglia accondiscendete con il potere di turno (fascismo compreso) e che ha sempre prestato i propri servigi potendo contare su capacità intellettuali fuori dal comune.

Per esempio Carlo Feltrinelli, di certo il più celebre della dinastia omonima, ebbe come incarico quello di amministratore delegato del credito italiano nel 1924, sempre nello stesso anno fu nominato da Benito Mussolini rappresentate nel consiglio di amministrazione del Reichsbank proprio in virtù delle sue spiccate capacità finanziarie e gestionali.

Gli ultimi giorni di Giangiacomo Feltrinelli

Una sensibilità poco borghese

Guzzo di famiglia quello per gli affari che anche il protagonista del libro erediterà, Giangiacomo infatti si distinguerà per una visionaria gestione delle casa editrice sia in campo editoriale che commerciale. Eppure non saranno le sue doti manageriali a rendere celebre il “maledetto” della famiglia Feltrinelli, bensì le sue idee.

Soprattutto quell’idea di un mondo diverso, più giusto, per cui non si risparmiano neanche bombe e attentati. Consapevole di essere un privilegiato combatterà la sua battaglia ideologica al fianco delle Brigate rosse e di Avanguardia Operaia, pur mantenendo sempre un certo distacco intellettuale ed essendo guardato con una certa circospezione dai propri compagni di lotta.

Sono molti i personaggi noti a quel mondo di lotta armata degli anni ‘70 che si affacciano nel libro, da Oreste Scalzone a Nanni Balestrini a Piperno: tutti compagni di un’idea che con l’editore milanese prestato alla rivoluzione hanno condiviso momenti di analisi e lotta politica.

Aldo Grandi costruisce bene, quasi come un giallo deduttivo, la vicenda che portò alla morte in un incidente clamoroso Giangiacomo Feltrinelli. Cogliendo lo spirito del tempo, Grandi fa ben osservare come anche la morte dell’editore fu oggetto di propaganda politica e teoria del complotto. Quella morte occasionale in un campo poco fuori Milano fu letta come un complotto ordito dai servizi segreti deviati, spronati a dare un messaggio forte a distanza di qualche mese dalle elezioni del 1972. Allo stesso tempo appare chiaro, attraverso le parole stupite di alcuni compagni di idea, come l’evento fosse puramente accidentale, da leggere in un più ampio contesto di approssimazione e personalismi anche nella lotta armata.

Non manca nel racconto di Grandi la dimensione psicologica e introspettiva di Giangiacomo Feltrinelli che, cresciuto in un ambiente alto borghese, aristocratico potremmo azzardare, coltivava in sé l’odio per i suoi stessi privilegi. Un corpo a corpo intenso e appassionato da parte di un uomo fornito di una cultura eccezionale, di una sensibilità troppo al di fuori del sentire comune per poter essere incanalata in una vita discreta, borghese. Un corpo a corpo che si risolverà infatti in un clamoroso incidente, quasi ad immortalare iconograficamente il travaglio interiore di una vita intera.

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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