Casa di foglie - Mark Z

Casa di foglie – Mark Z. Danielewski

Casa di foglie di Mark Z. Danielewski è una sorta di passe-partout per altri mondi, un biglietto per la fabbrica di cioccolato diciamo. Magari non figurerà tra i migliori libri degli ultimi vent’anni, ma si rivela un acquisto utile ad arricchire  la vostra libreria di un volume davvero pregevole per composizione grafica e concezione.

Casa di foglie di Mark Z. Danielewski

Approcciarsi ad un libro come questo non è certo facile, per svariate ragioni. Partiamo dalle più semplici. Le oltre 700 pagine scritte fitte fitte e in diversi caratteri appaiono ostiche, anche la consistenza del libro (parliamo di un formato 30×15) danno subito l’idea del malloppo. Certo va detto che, se per molti è un limite, per alcuni, fra cui il sottoscritto, è un pregio la voluminosità. C’è un altro tema importante rispetto alla “forma” del libro ma ne parleremo più avanti.

I motivi per cui l’approccio non è scevro da preconcetti è anche che il romanzo ha avuto una storia mediatica decisamente affasciante, ma che risulta pesante nel momento in cui ci si avvicina al libro. Inizialmente comparso online sotto forma di piccole tracce, il libro è stato completato nell’arco di dieci anni dall’autore, ma, come immaginabile per un lavoro così complesso, la vita editoriale dello scritto è stata tutt’altro che semplice.

In particolare la storia italiana della pubblicazione è molto insolita: inizialmente stampato con alcune limitazioni da Mondadori, il libro finì immediatamente fuori commercio, alimentando un mercato sotto banco su siti di aste online che fecero toccare la quotazione di 200 euro alla prima edizione.

Tutto questo clamore attorno al libro fa in modo che l’approccio non sia “puro”, bensì fortemente influenzato dai giudizi e dalla nomea legati al successo del libro.

Casa di foglie

Sperimentazione formale

Al netto di tutte queste considerazioni, bisogna aggiungere altre caratteristiche intrinseche al modo stesso in cui il libro è concepito.

La storia narrata, ma è veramente difficile dire quale sia la storia narrata, potremmo riassumerla nel narratore Johnny Truant che lavora in un negozio di tatuaggi di Los Angeles e che si trova incastrato nella morte di un vecchio pazzo che viveva in condizioni di disagio, chiamato Zampano, e la critica ad un documentario di Will Navidson che definire criptico e ben riduttivo.

Ora, avervi raccontato la storia non è molto perché, in realtà, le storie si incrociano, si scontrano e spesso se ne perde le fila. Quello che conta è tenere il libro in mano e sentire continuamente una strana energia che ci spinge a proseguire la lettura. A complicare la faccenda, ma anche a renderla ancora più interessate, c’è l’impaginazione del libro che sostanzialmente cambia ad ogni parentesi aperta. Ad ogni storia, senza una logica troppo precisa, ne segue una sul carattere editoriale specifico, a volte sconfinando nella metaletteratura. Un esempio sono le pagine scritte al contrario o da leggersi ribaltate allo specchio. Capirete bene che se da un lato non è fisicamente una lettura facile, dall’altro ovviamente il coinvolgimento arriva ad essere massimo.

Non sembra di avere tra le mani un libro, ma una sorta di passe-partout per altri mondi, un biglietto per la fabbrica di cioccolato diciamo.

Però l’effetto sorpresa si affievolisce con le pagine e alla fine si affaccia un po’ la sensazione di stanchezza, come ad una pranzo in cui ci sia troppa varietà dando un po’ la sensazione di sovrabbondanza eccessiva.

Eppure non mancano tante e tante pagine di ottima letteratura, per esempio l’analisi del mondo californiano nel suo essere dopato che ricorda, per certi versi, Pynchon e, per altri, James Ellroy.

Coinvolgente, seducente, i racconti di un’America notturna, drogata e oscura, opulenta e cupa.

La sperimentazione non deve mai essere (a mio avviso) preponderante rispetto al contenuto, il rischio è di svilire entrambi, ricordiamo bene l’esperienza dei patafisici europei.

Difficile quindi risolvere il problema di questo libro consigliandolo o meno. Sicuramente è un libro a cui avvicinarsi, da comprare, da mostrare agli amici e con cui passare delle buone serate, magari tra i migliori libri degli ultimi vent’anni non figurerà, ma comunque si rivela un acquisto utile ad arricchire  la vostra libreria di un volume davvero pregevole per composizione grafica e concezione.

Mark Z. Danielewski – Casa di foglie – 66thand2nd
Traduzione: Sara Reggiani, Leonardo Taiuti

Casa di foglie su IBS

Casa di foglie su Mondadori

Casa di foglie su Libraccio

Casa di foglie su Amazon

Voto - 65%

65%

User Rating: Be the first one !

Su Andrea Labanca

Avatar
Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.