Julián Herbert - La casa del dolore altrui - gran vía

Julián Herbert – La casa del dolore altrui – gran vía

Julián Herbert
La casa del dolore altrui
gran vía

649 pagine, 17,00 euro

In libreria dal 15 novembre 2018

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A metà strada tra cronaca e saggio, narrativa e reportage, il libro è il secondo tassello della nuova collana ‘diagonal’, dedicata alla letteratura obliqua e inaugurata quest’anno con La dimensione oscura di Nona Fernández. Come quella della Fernández, anche l’opera di Herbert si colloca a metà strada tra diversi generi letterari, raccontando un controverso episodio realmente accaduto in Messico agli inizi del ‘900: il genocidio di trecento cinesi, circa la metà della piccola colonia cantonese della regione di La Laguna, a opera di soldati ribelli e di abitanti della cittadina di Torreón. Il risultato è un’opera audace, una cronaca documentata in cui l’autore, attraverso il suo punto di vista e un rigoroso lavoro di ricerca, ripercorre una pagina di storia dimenticata e, al tempo stesso, pone costantemente in dialogo il passato con il presente, facendo emergere importanti riflessioni su temi quali la violenza, il razzismo, la memoria, l’immigrazione e il peso dell’autorità.

«La strage di cinesi di Torreón è un episodio rivelatore e dimenticato della Rivoluzione messicana, e non si può dire che il suo mancato riconoscimento storico sia dovuto all’assenza di testimonianze. Tra il 1911 e il 1934 sono circolate distinte versioni orali e scritte. Sono stati vari – ma non direi molti – gli accademici che si sono occupati del tema tra il 1979 e il 2012. Leggendola in termini borgesiani, si direbbe che è una storia che vuole essere raccontata: ogni po’ di anni si rifiuta di morire. Questo libro non è altro che una versione di quel rifiuto».

Dopo circa un secolo dal «piccolo genocidio a La Laguna», Julián Herbert offre al lettore un potente racconto che va al di là della mera descrizione dei fatti, della storia popolare e delle versioni ufficiali, spinto dalla volontà di porre fine al silenzio su uno degli stermini razziali più gravi della storia del continente americano.

​Il risultato è un’opera audace, che prende corpo a partire dallo sguardo letterario e dall’esperienza diretta dello scrittore e che affonda in una delle sue principali preoccupazioni estetiche: far saltare i confini tra i generi letterari. La casa del dolore altrui attinge, infatti, al tempo stesso alla narrativa e al reportage, al gonzo journalism e al saggio: si intrecciano così le peripezie dell’autore per le strade di Torreón, il suo modo personale di manipolare le fonti storiche preesistenti, i passaggi narrativi che ricreano gli eventi e i suoi protagonisti, o le sue casuali conversazioni con i tassisti della regione, ai quali non manca mai di rivolgere la stessa domanda: «La conosce la storia dei cinesi che hanno ammazzato qui?». La risposta è sempre la stessa, solo con sfumature diverse: una perdita di memoria. Ma è una dimenticanza pianificata, voluta, che risponde a ciò che l’autore chiama economia della crudeltà. Di fronte a questa, Herbert scrive «come chi cerca di restaurare una vecchia pellicola cinematografica per comprendere il senso di ogni singolo fotogramma».

Con una prosa che riesce a essere chirurgica nell’indagine storica, ma anche disinvolta e familiare, o ancora, puntualmente poetica nei flashback, ma anche sarcastica e sanguinante nelle graffianti riflessioni, Julián Herbert propone una lettura dei fatti concreta e acuta, che rende la colpa trasversale e in bruciante dialogo con quella della società contemporanea.

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