Eutanasia: la testimonianza di Marco Deplano, giovane medico di fronte ad una donna decisa

Viviere la morte come una fase naturale della vita, anche questo può essere l’eutanasia. Quando una persona decide che ha vissuto abbastanza, che ritardare il momento finale significa perdere la propria dignità, almeno per come la si concepisce a livello personale, ecco che allora la dolce morte diventa la via d’uscita preferenziale. La testimonianza di un medico che si è trovato di fronte ad una donna convinta che accanirsi sul proprio corpo non fosse più il caso, meglio accettare di avvicinarsi all’ultimo momento.

di Filippo Di Stefano, FidelityHouse.eu, 29 luglio 2016

Un medico di Carbonia (Sud Sardegna) ha affidato a Facebook le sue riflessioni su quello che è stato uno dei casi più spinosi, ed al contempo più emotivamente dilanianti, della sua carriera: quello di una donna anziana affetta da insufficienza renale e da un tumore che non le avrebbe lasciato scampo, la quale gli chiese di sospendere le cure e di lasciarle vivere quei pochi giorni che le rimanevano da donna libera. Testimonianza poi ripresa da numerosi quotidiani in tutta Italia, come Il Corriere della Sera e La Gazzetta di Parma.

Io non sono che uno dei tanti medici che lavora con passione ogni giorno, che ogni giorno sfida oggettive difficoltà che i non addetti ai lavori spesso scambiano per mancanza di professionalità” ha spiegato il dottor Marco Deplano, urologo dell’ospedale Sirai di Carbonia nonché autore del post in questione.

Un giorno mentre Marco era di servizio in urologia, arrivò una paziente da lui descritta come una donna molto pallida tra i 70 e gli 80 anni, capelli arancioni tinti con visibili segni di ricrescita e smalto rosa impeccabilmente distribuito sulle unghie. Ancora non poteva saperlo il giovane dottore, che quella anziana paziente gli avrebbe in qualche modo cambiato la vita, sconvolgendo completamente la sua visione del mondo.

Lo sai che sono già morta?” gli domandò lei, in un impeto di cruda e disarmante lucidità. Aveva perso un figlio quella donna, 15 anni prima, quando lui aveva solamente 33 anni. Un infarto gliel’aveva portato via. Ed ora era condannata a continuare ad esistere, mentre il tumore la stava lentamente divorando dall’interno, senza alcuna possibilità di guarire; rimanendo ferma in ospedale, nell’inerte attesa della fine oramai prossima.

Ma non era così che voleva andarsene: “I figli sono sistemati, i nipoti pure… io devo tornare da lui. Che senso ha vivere qualche giorno in più con un sacchetto, soffrendo e facendo penare i miei cari? – domandò lei al giovane medico – Io ho una dignità […] La vita è mia ed ho deciso così. Anzi fai una cosa, sospendi la trasfusione che ho voglia di tornare a casa e mangiare un gelato con mio nipote“.

Furono parole che colpirono Marco con la violenza di un uragano. Tanto da indurlo più tardi a raccontare le sue sensazioni riguardo a quel momento su Facebook, poiché la scossa emotiva fu troppo intensa per potersela tenere dentro, ed i significati intrinsechi di quell’incontro troppo importanti e trasversali, per non parlarne al mondo.

Il medico – anzi, Marco – rimase completamente smarrito di fronte a quell’inatteso confronto. Per dirla con parole sue: “Piano piano ogni parola mi ha spogliato come quando si tolgono i petali a una rosa. Ho scordato la stanchezza, la rabbia e tutto quello che mi angoscia. Nudo e disarmato dinanzi a un candore e una consapevolezza della morte che mi hanno tramortito. Mi sono girato per scrivere la consulenza, per evitare che mi vedesse gli occhi lucidi e l’infermiera si è allontanata commossa“. Così, in seguito a quel tragico ma risoluto appello e dopo averle dato un bacio “come quelli che danno i figli alle mamme“, decise di sospendere le cure.

Smontato, denudato e coccolato da chi avrei dovuto aiutare e invece mi ha impartito la lezione di vita piu toccante della mia vita“. La testimonianza di Marco Deplano ha scatenato un vero e proprio putiferio sul social network, come d’altronde era lecito aspettarsi: quello del diritto all’eutanasia (ossia alla morte volontaria con assistenza medica, prospettiva certamente meno dolorosa e mortificante che lasciar “spegnere” da sé un paziente senza cure) è un tema molto controverso in Italia, a causa delle contaminazioni religiose che ancora tengono in ostaggio i principi della morale comune.

Ma ora Marco ha sviluppato una sua visione della vita e della morte, o meglio l’ha ampliata: l’incontro con quella paziente in qualche modo gli ha aperto gli occhi su un tema che non può non venire discusso: “La vita quando deve finire finisce, e noi affianco a voi siamo spettatori impotenti. Ed io prima di essere dr. Deplano sono Marco, pregi e difetti inclusi […] i casini personali li lascio fuori dall’ospedale, ma sono un essere umano…e ho tanto da imparare”.

Il medico ha poi ringraziato tutti coloro che gli hanno offerto il proprio supporto morale in seguito al racconto di quell’episodio, aprendo la porta a qualsivoglia richiesta di confronto.

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