Sarà che nel 1997 avevo solo 17 anni, sarà che a quel tempo ero nel pieno del mio periodo tossico, sarà pure che MTV fu una scoperta rivoluzionaria e che io alla Vicky Cabello avrei regalato con gioia tutto il mio surplus di ormoni. Insomma, sarà quel che sarà, ma Bitter Sweet Symphony di Ashcroft e soci fa parte della mia vita. Ma quel che è peggio (anzi, meglio) è che quel campionamento lì (che poi a quanto pare era pure un piccolo plagio), ormai da quasi 20 anni, è la colonna sonora di ogni mio piccolo successo personale.
Trombata coi contro fiocchi? No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change…
Litigio vinto e ragione volta a mio favore? No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change…
Record personale sui 10k battuto? No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change…
Anche ‘sto mese è arrivato lo stipendio? No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change…
Dirò di più: sono fermamente convinto che l’ascolto quotidiano di Bitter Sweet Symphony debba essere prescritto dal medico al posto della vitamina C e della pappa reale. Siamo talmente abituati a tenere lo sguardo basso e guardare la vita in posizione cifotica che ogni tanto, provare a camminare dritti, petto in fuori, puntando solo quello che c’è davanti a noi, potrebbe rivelarsi un’efficace terapia comportamentale.
Ciò, ovviamente, vale sempre, anche se la via che percorrete ogni giorno è lontana anni luce dalla scenografica Hoxton Street.