Ossia di Gian Arturo Ferrari, numero uno di Mondadori Libri dal 1997 fino al 2009. Un deposito di testimonianze che va dagli albori dell’editoria italiana fino ai giorni nostri, un occhio privilegiato su un settore che lo stesso Ferrari definisce “ il cuore pulsante della vita intellettuale di un paese”
La magia di un libro è sostanzialmente data dalla storia che contiene tanto che, quasi sempre, l’oggetto libro difficilmente viene considerato per quello che è, a parte un fugace sguardo alla copertina. Ciò vale a maggior ragione oggi, periodo storico in cui la carta si ritrova a fare i conti con gli ebook. Eppure, dietro alla storia raccontata in un libro c’è un mondo, quello dell’editoria, complesso ed estremamente variegato. E dietro l’editoria, o meglio, affianco ad essa, c’è la storia dell’Italia dell’ultimo secolo.
A raccontarci il cammino di questo 900 fatto di libri, scrittori e innovazioni è Gian Arturo Ferrari –ossia il Prof, o Dart Fener, questi tra i suoi soprannomi più usati- mammasantissima di Mondadori Libri nel periodo più difficile per la casa editrice stessa, vertice di una carriera partita da lontano visto che è stato, tra le altre cose, docente universitario, editor della saggistica Mondadori nel 1984 e direttore dei Libri Rizzoli nel 1986. Rientrato a Segrate nel 1988, l’anno successivo ha scelto l’editoria libraria come unica strada dimettendosi dall’insegnamento, per poi scalare i vertici di Mondadori fino a diventarne Direttore Generale della sezione Libri.
La storia dell’editoria e dell’Italia
Il volume parte da lontano raccontando i protagonisti dell’editoria italiana, dal dualismo tra Arnoldo Mondadori e Angelo Rizzoli fino ai giorni nostri, intrecciando con essi, comparse, scrittori immortali ma anche (a volte soprattutto) miserie e le piccole bassezze tipiche di un apparato spesso colossale ma il più delle volte a conduzione familiare. Gli aneddoti sono tantissimi, da quelli solo riportati, come appunto il dualismo tra Arnoldo e Angelo, alla genesi di Quer Pasticciaccio Brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda (voluto fortemente da Livio Garzanti, un altro grandissimo a cui si deve la pubblicazione coraggiosa di Ragazzi di vita di Pasolini), fino ai più succosi, quelli cioè che Ferrari ha vissuto in prima persona. Dalla scoperta di Saviano (già, chi l’ha scoperto?) per arrivare ai colpi bassi presi e dati dietro al sipario del Premio Strega, che Ferrari peraltro definisce: “quel bagno turco che è Villa Giulia”.
Da Berlusconi alla definizione di editoriale
Tra le pagine che che più mi hanno divertito, ci sono quelle relative al suo periodo principale in Mondadori, quindi con protagonista Silvio Berlusconi e il suo ego spropositato, i suoi continui tentativi di raccomandare scrittori (e suppongo scrittrici, vista l’inclinazione), e allo stesso modo i tanti titoli pubblicati anche se “remavano contro”. Quelli in Mondadori, del resto, sono stati anni densi, erano gli anni della “guerra di Segrate” e del “lodo Mondadori” prima, e degli attacchi per i conflitti d’interesse di Berlusconi premier dopo. E il punto di vista privilegiato di Ferrari è una lente gustosa con cui provare a comprendere alcuni retroscena di uno dei periodi più borderline del nostro bel paese.
Fil rouge di tutto il libro, la necessità di definire il lavoro dell’editoriale (inteso come figura che lavora nell’editoria) che sì cambia nel corso degli anni soprattutto per quanto riguarda le metodologie, ma non varia di una virgola per quanto riguarda il fine ultimo, e cioè vendere. Parecchio interessante, a tal proposito, una delle tante definizioni di editoria data da Ferrari, un qualcosa che “nella sua essenza è un fatto commerciale, comprare e vendere, ma di una specie superiore di commercio. Quel che si compra e si vende è una merce molto particolare, il frutto dell’ingegno e della creatività umana calato nella forma del libro”.
E forse proprio per questo, suona perfetto il ritratto che Ferrari fa di sé e dei suoi colleghi: “Tra di loro gli editoriali si intendono. Della loro comune vocazione non parlano mai, è data per sottintesa, sembra di cattivo gusto tornarci su. Marcatamente individualisti, non sono affatto una comunità né vogliono esserlo (ci sono invidie, dispetti, sgambetti), anche se condividono opinioni e atteggiamenti di superficie. Una certa esibizione di sprezzatura professionale per i libri, da sagrestani con gli arredi sacri, libri di cui è bene parlare con oggettività e freddezza, trattati come se fossero cose, manufatti o attrezzi, badando bene di evitare gli sdilinquimenti. O ancora le posizioni politiche, tutti di sinistra ovviamente, non si sono mai visti democristiani in editoria… (…). Il legame sotterraneo che unisce gli editoriali si fonda su un riconoscimento tra pari, quello di essersi ribellati al comune destino che li avrebbe voluti a insegnare lettere in qualche remota scuola media e di essersi invece tuffati nel calderone dove ribolle la cultura nel suo farsi. E c’è anche, a unirli, l’ambigua solidarietà dei camerieri, del personale di servizio o dei servi di scena, quelli che stanno dietro le quinte, che sanno che cosa c’è dietro. Quelli che vedono i Napoleoni della letteratura e, si fa per dire, del pensiero in mutande. Quelli che conoscono e praticano il dark side, le umilianti trattative, gli inganni, le menzogne, le sopraffazioni. E nonostante questo, o forse proprio grazie a questo, continuano a sentire intatta, anzi esaltata, la fascinazione per la genesi impura di quanto di meglio gli uomini sono stati capaci di fare su questa terra“.
Insomma, se volete conoscere la storia dell’editoria e soprattutto degli editori che hanno fatto grande questo settore in Italia, il libro di Ferrari non può non trovare posto nella vostra libreria. Avrete a disposizione un racconto vivido, che mostra i fatti dal punto di vista privilegiato di chi era in prima linea. In Storia Confidenziale dell’editoria italiana ci sono ricordi, fatti storici, aneddoti divertenti che si intrecciano con dei capolavori letterari, il tutto, però, senza troppo romanticismo. Perché, per citare Ferrari e riprendendo la definizione data a inizio di questo pezzo, l’editoria è sì “il cuore pulsante della vita intellettuale di un paese” ma “senza sdilinquimenti però, la stella polare resta il successo. Concreto, misurabile. Vige l’assioma che se un libro è buono, avrà successo. Se non ce l’ha vuol dire che non era tanto buono. (O che l’editore non ha saputo fare il suo mestiere.)“.
Autore: Gian Arturo Ferrari
Editore: Marsilio
Collana: Romanzi e racconti
Anno edizione: 2022
In commercio dal: 15 novembre 2022
Pagine: 368 p., Brossura
EAN: 9788829715435