stefano raimondi

Stefano Raimondi – Parte Prima

Ricorrerà fra pochi giorni il ventennale de La città dell’orto, opera poetica di Stefano Raimondi, critico, poeta e animatore culturale milanese che dalla sua città ha raccolto scorci, frammenti, visioni, di cui alcuni confluiti nelle libro suddetto diventato ormai un classico della poesia degli ultimi anni.

Stefano Raimondi ha il respiro del poeta e lo sguardo del filosofo, non a caso la sua laurea in filosofia, una spiccata sensibilità nell’osservazione e nella descrizione, gli hanno permesso negli anni di diventare un curatore e un critico letterario apprezzato da molte case editrici.

La sua opera parte sempre da un punto, fisico e mentale, da cui si dipanano tempo e spazio attorno appunto ad un osservatore. Oggi però presenteremo un’opera, per stessa ammissione dell’autore, differente, leggermente distaccata dai lavori precedenti.

Uscita nel Settembre 2021 Parte prima è un lavoro aperto, ancora in costruzione, che come indica il titolo stesso è la prima parte di qualcosa ancora da venire. Il centro, il fulcro del discorso invece è molto chiaro e evidente: tutto si origina con l’esperienza straordinaria della nascita di un bimbo.

Come suggeriscono le citazioni iniziali che aprono la raccolta come quella di Sanguinetti che descrive il punto di partenza di questa raccolta “Il caso dei figli è macroscopico. Si scrivono poesie per i figli, in cui si parla dei figli e così via.” Il poeta, sia l’autore della frase che Raimondi riprendendola, lasciano intuire come lo spazio e il tempo si pieghino di fronte a questa straordinarietà dell’evento di una nascita.

Ma non siamo nel caso della poesia di Raimondi alla semplice, seppur valida, celebrazione dell’evento o della meraviglia implicata. Qui siamo di fronte ad un poeta che si interroga su quale sia il lascito, quale sia la congiunzione fra due vite e due entità.

Raimondi non ha dubbi, sono le parole che costruiscono le singole individualità ma che allo stesso tempo diventano il passaggio di testimone o di testimonianza.

Sono le parole-assi

che fanno diventare padri i padri

e figli i figli, quelle

messe di traverso, quelle

che appoggiano, che scricchiolano

che tremano, quelle

che s’incurvano fino alla fine del passo

Ci sono parole testimoni, parole passate di mano in mano

con il fiato rotto solo

dalle promesse.

 

Un gioco di rimandi e rilasci in cui la poesia gioca un ruolo fondamentale, diventando segnale dell’altro, del non detto, un solco.

 

Ci sono parole, a volte, rubate alle poesie. Ma non sono parole quelle, sono calchi.

 

In prima parte troviamo una scelta diaristica, in cui le date e i luoghi fanno da contrappunto alle emozioni del poeta che, come già detto, dichiara che tutta questa raccolta nasce dal concepimento del figlio e prosegue con la sua crescita, tanto da definirla un’opera non ancora competa. 

 

Chiaro invece è cosa sia l’amore, l’amare: 

 

Non sono ombre che amo

ma corpi che stringo, che tengo vicino come le pareti stanno intorno ai chiodi, le nuvole attorno alle finestre, i gelsomini nel bianco come i baci.

 

Questa raccolta dedicata a mio figlio Giacomo è la “prima parte” di un libro ancora in lavorazione. È nata nella data del suo concepimento e proseguita negli anni. La presenza dei luoghi e delle date è una decisone diaristica, che come un effemeride raccoglie i movimenti dell’ osservato e dell’osservatore. 

E presto saprò

che tutto continua ancora oltre qui

oltre il prato stretto e l’altalena

e la pista porta avanti, dentro un cerchio che diventa eterno, infinito, uguale proprio come qui, proprio come questo stare al davanzale.

Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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