La letteratura umoristica, da sempre considerata un divertissement e poco altro, ha invece tra i suoi suoi massimi caposaldi esempi fulgidi di piccoli grandi trattati di saggezza pratica e manuali sul vivere la vita.
Tre uomini in barca di Jerome K. Jerome, in questo senso, si merita un posto nella teca centrale della nostra biblioteca ideale. Non solo tra i libri umoristici, ma tra i libri in generale, ammesso che all’apogeo della letteratura qualche distinguo si possa fare.
La vicenda che permette a Jerome K. Jerome di scatenare la sua penna tagliente è risaputa, ma vale la pena rinfrescarla per andare a cercare spunti nuovi per una rilettura.
Tre uomini afflitti da vari mali fisici ed emotivi, decidono di dare il via a una cura molto particolare: impegnarsi in un’impresa che li porti fuori dalla loro routine poco emozionante.
La scoperta di questa necessità è già una scena esilarante, infatti la voce narrante spiega nei dettagli la sua strana forma di ipocondria, per cui non appena si appresta alla lettura di un manuale di medicina, ecco spuntare fuori tutte i sintomi uno per uno come per magia. Una forma sintomatica che non demorde al di là delle condizioni reali di salute del paziente.
Ma a causa di un momento di particolare fragilità, il protagonista accrocchia tre compagni di viaggio più un cane, e inizia a meditare su un possibile viaggio che potrebbe risollevarli dalle loro tristi elucubrazioni. Qui si scatenano ovviamente due visioni della vita distinte: quella eroica e ricca di attività emozionanti, quella pacata e sonnacchiosa di chi, come dichiara il protagonista, ha “una generale avversione nei confronti di qualsiasi tipo di attività”.
Dopo una discussione neanche molto accesa, i tre protagonisti del viaggio optano per risalire il Tamigi, un viaggio a basso costo di energia, che evita il problema di perdersi e assicura in ogni caso un approdo sulle sue rive.
La ragione di questa rinuncia all’eccessivo lavoro fisico è ben spiegata dal famoso adagio di Jerome, ormai popolarissimo: “Il lavoro mi affascina. Posso stare seduto a guardarlo per ore.”
Già perché per quanto l’avventura sia bella ed entusiasmante, la sicurezza e la concretezza offerta dalla vita agiata di città ci assicura rispetto all’imprevedibilità della natura. Una sorta di contro canto al mito del selvaggio.
“Raduniamoci dunque nelle grandi città, e accendiamo enormi falò con milioni di becchi a gas, e crediamo e cantiamo insieme sentendoci coraggiosi.”
Ma durante questo viaggio, alle scomodità della vita da campeggio che non riescono a far dimenticare la vita comoda di Londra, si affiancano i paesaggi attraversati dall’imbarcazione. Paesaggi che passano dalla campagna londinese, alla scoperta delle piccole perle di storia che puntellano le rive del Tamigi.
Nei pressi di Wallingford nell’Oxfordshire, il protagonista ha un’immagine, una visione che guida tutto il libro sotto traccia. I tre uomini e, naturalmente, Marlowe il cane, stanno attraversando quella parte di Inghilterra meridionale che famosa per note vicissitudini storiche, tra cui la famosa Magna Carta imposta a Re Giovanni “Senza terra” nel 1215 proprio a pochi chilometri da dove i tre uomini si trovano a passare.
Qui c’è un’immagine di libertà e di progresso, come solo la storia in alcuni momenti sa dare.
La Magna Carta, evento secondo molti sopravvalutato, fu però simbolicamente l’affermazione di alcuni diritti fondamentali per una larga parte della società. Al di là dei toni un po’ trionfalistici di Jerome “la grande pietra miliare del tempio della libertà inglese è stata saldamente posata“, si respira in queste descrizioni la soddisfazione che la storia ha avuto un progresso, una miglioramento, che alcuni luoghi ci ricordano bene.
Purtroppo abbiamo la memoria corta, presi come siamo a cercare sempre nell’altro e la
nostra serenità, perdiamo di vista quello che abbiamo guadagnato e da dove siamo passati.
L’avvertimento di Jerome è chiaro, forse in questi giorni ancora più sentito. La minaccia di non saper osservare la storia, historia magistra vitae, è una condanna alla cecità di chi non vede come il progresso dell’uomo sia quello verso la serenità, la pace e non uno stato di “perturbamento” costante.
Rileggere oggi Jerome dà un senso di ironico a tutto quanto, fa immaginare che tutto si possa risolvere come nella scena finale di Tre uomini in barca con un’entrata nell’osteria giusta a dannarsi per la condizione di umani e allo stesso tempo per non prenderci mai troppo sul serio.
Autore:Jerome K. Jerome
Traduttore:Maria Grazia Blanchi Oddera, Silvio Spaventa Filippi
Editore:Newton Compton Editori
Collana:I MiniMammut
Anno edizione:2017
Formato:Tascabile
In commercio dal:2 gennaio 2017
Pagine:352 p.
EAN:9788822700629