Marta Cai, in Quasi una robinia, riesce nell’intento di risultare intensa senza approfittare, letterariamente, dell’occasione, calibrando la scrittura, rendendola tanto intima quanto aprendola a istanze più grandi. Si tratta di un miracolo d’equilibrio proprio perché equilibrio c’è n’è poco in tanto sbandare.
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Quasi una robinia di Marta Cai
Il nomadismo, uomini e donne capovolte, riposi verticali e acquatici: a pensarci bene, la mancanza di pareti certe offre grande protezione. Sono gli stanziali, con il loro carico di perimetri, a rivelare la condizione umana della fragilità. E io ora non posso stanziarmi, essere fragile.
Marta Cai è una scrittrice fuori dal comune, non complica la parola, la lascia respirare in tutta la sua potenzialità per poi farla galleggiare in una nuova dimensione tutta da scoprire, dove riesce a sorprenderci incastonata in un immaginario stralunato e incisivo. Cai non solo sa trattare la parola, ma ne ricava mondi, intercetta sospiri, la rielabora per ricavarne una spontaneità inusuale.
Quasi una robinia è il viaggio di una figlia nell’ultimo periodo di vita del padre chiuso in hospice. I ricordi si incastrano così con un futuro di assenza e un presente di sofferenza che va via via intensificandosi. Ed il limite tra ciò che era e ciò che dovrà essere va ancora tracciato.
Un libro del genere presta il fianco con fin troppa facilità a retorica ed esposizione del dolore, la trappola non ti aspetta nemmeno dietro l’angolo, si apposta prima della svolta. Cai però è scrittrice di spessore e riesce nell’intento di risultare intensa senza approfittare, letterariamente, dell’occasione, calibrando la scrittura, rendendola tanto intima quanto aprendola a istanze più grandi. Si tratta di un miracolo d’equilibrio proprio perché equilibrio c’è n’è poco in tanto sbandare, in un vortice di emozioni relegate nelle azioni, dove il proprio smottamento coincide con l’evaporare delle proprie radici che andranno attorcigliate a sé per altre vie.
Quasi sé stessa
Proprio tu che mi hai dato il cognome qui sei solo “Nome”, mentre io con la mia vita a prevalenza domestica, confidenziale e affettiva, al citofono debbo dichiararmi: “Cognome”, inopponibile lasciapassare.
Sono infatti totalmente figlia.
Fuori dalla finestra della stanza del padre, tra le altre, c’è una robinia, una pianta che è quasi tante cose per cercare di essere sé stessa, trovando la propria identità nell’approssimarsi ad altre piante senza mai diventare altro da un sé tutto da decifrare. La narratrice, in questo viaggio di accompagnamento al padre, si ritrova nella stessa situazione: cerca di ritrovarsi nella relazione filiale, di affermarsi per il percorso intrapreso fino a quel punto, scrutando un futuro incerto che inizierà laddove finisce il ruolo di figlia, dismetterà un ruolo che l’ha accompagnata tutta la vita fino ad allora e dovrà andarsi a prendere un nuovo pezzettino di identità.
Questo viaggio è il raccogliere i pezzi di sé stessa mentre si prepara ad accogliere un vuoto. Ogni capitolo è dettato da un’azione che è quella di cui si appresta a parlare, un intreccio di ricordi e presente, un saliscendi tra quel che si è cementato e ciò che si sta sciogliendo, una rincorsa senza sosta nell’attesa della quiete che più di tutte sgomenta. La memoria costruisce, spesso anche senza chiedere il permesso, questo presente raccontato crea spaesamento tra le costruzioni che sono state innalzate, manipola il cemento.
Cai porta avanti un discorso che si concentra su diverse tematiche e lascia che la sua penna incida senza calcare, non propende mai al melodramma, ma si sintonizza su un dolore profondo e personale che fa capolino in diversi modi, si ritaglia lo spazio tra le diverse pieghe dei pensieri. L’autrice non è diventata sé stessa dal nulla e la sua identità non è scolpita nella pietra, ma è un continuo movimento alla ricerca dell’equilibrio tra l’eredità, l’amore e un futuro da esplorare tra nuove incertezze, raccogliendo anche le tracce che il dolore di una scomparsa irrevocabile porta con sé.
Si tratta di un libro intimo ma che si addentra e scoperchia tematiche che possono coinvolgere molti, tutti direi, al di là della singola esperienza dell’hospice, nella concretezza della morte che alimenta le nostre vite.
Marta Cai – Quasi una robinia – Aboca Edizioni