Per il mio bene – Ema Stokholma – Harper Collins

Che cos’è per voi il lieto fine? Nel leggere il libro di Ema Stokholma, questa domanda con risposte alterne si ripete a ogni pagina. Può esistere una forma di salvezza se viene meno l’unico amore che ogni essere umano dovrebbe considerare certo, e cioè quello familiare? 

Ema Stokholma è un’artista di origini francesi, DJ, pittrice, presentatrice, personaggio social e scrittrice. Ma soprattutto Ema Stokholma è una sopravvissuta, l’esempio più evidente della resilienza di cui può essere capace un bambino immerso nel peggiore incubo che un bambino possa immaginare, e cioè l’odio di chi gli sta vicino. Questa la storia, autobiografica, di Morwenn aka Ema, vittima del “bene” di una madre problematica, violenta, frustrata, incapace di svolgere il ruolo a cui è stata chiamata. 

Il libro racconta con un ostile secco e bene calibrato, il viaggio che che Morwenn ha intrapreso per diventare Ema Stokholma, il percorso a ostacoli che una bambina (assieme a suo fratello) ha dovuto tracciare da zero per salvarsi da una situazione sociale al limite, dove tutto è stato messo in discussione, non solo l’amore genitoriale ma anche il senso stesso dell’esistenza. Morwenn, è chiamata a sopravvivere a una madre socialmente compromessa, non solo incapace di amare, ma anche perfettamente in grado di ferire e fare del male, e ci riesce grazie alla sua forza, per nulla scontata, soprattutto a quell’età, sfuggendo al mostro e diventando la donna che abbiamo imparato ad ammirare.

Per il mio bene è un libro duro, pieno di spigoli, eppure ben scritto, dotato di uno stile che permette al lettore di entrare nella psicologia di una ragazzina, e sentire sopra la propria pelle cosa possa voler significare sperimentare la paura una volta rientrati in casa, vale a dire nel posto che dovrebbe essere per definizione il luogo più sicuro. 

Perché leggerlo? Perché è scritto bene innanzitutto, ma anche perché Per il mio bene ci insegna che ci si può salvare anche quando tutto sembra girare al contrario. Non solo perché mostra, senza doverle per forza patinare, le debolezze dell’uomo, la sua crudeltà, ma anche perché ti fa vedere chiaramente quale può essere la forza di un essere umano messo alle strette. La bellezza di questo libro è proprio questa: Morwenn non s’è salvata per chissà quale capacità di astrazione dal dolore, o per chissà quale intervento miracoloso (ad eccezione della musica). No, Morwenn s’è salvata perché fin da piccola ha avuto il coraggio di indossare un paio di guantoni e rispondere sempre colpo su colpo. Se non è un insegnamento questo, non saprei come definirlo altrimenti.

 

 

Editore:HarperCollins Italia
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 12 febbraio 2020
Pagine: 190 p., Brossura
EAN: 9788869057021

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

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