Cent’anni di solitudine, Gabriel García Márquez

Cent’anni di solitudine è un libro maestoso per come indaga nell’esistenza umana in generale e in quella del popolo sudamericano in particolare. Uno spaccato di vita, di politica, di profondità letteraria che, se ci si vuole definire lettori, deve essere letto (anche se non per forza amato)

Faccio subito una premessa che probabilmente toglierà il 95% dell’audience di questa recensione già alla fine del prossimo periodo. 

Non sono mai stato un fan di Gabriel Garcia Marquez, ho sempre preferito altro a lui, un po’ perché faccio fatica con la prosa sudamericana, e un po’ perché ho sempre temuto potesse non piacermi nonostante la sua strariconosciuta universalità. Ciò vale principalmente per i suoi libri più famosi: ho affrontato solo ora Cent’anni, e credo non affronterò mai L’amore ai tempi del colera, più che altro mi sono dedicato ai titoli più periferici, un po’ come cercare di entrare nel suo mondo evitando la porta principale. Lo stesso, ad esempio mi è accaduto con Roth: sono sempre restato alla larga finché ho potuto da Pastorale Americana, preferendo in assoluto titoli meno acclamati eppure stupendi (Everyman su tutti, quel libriccino per me è semplicemente un capolavoro). Di Garcia Marquez ad esempio, ho molto amato Memoria delle mie puttane tristi, un gioiellino in grado di raccontare un tema complicato con un’eleganza unica. 

Ma non divaghiamo, Cent’anni di Solitudine, dicevamo.

La trama in sostanza ruota attorno all’infinita genealogia della famiglia Buendìa, prendendo pari pari la quarta di copertina: “Da Josè Arcadio ad Aureliano babilonia, Dalla scoperta del ghiaccio alle pergamene dello zingaro Melquiades finalmente decifrate: ‘Cent’anni di solitudine’ di una grande famiglia i cui componenti vengono al mondo, si accoppiano e muoiono per inseguire un destino ineluttabile, in attesa di un figlio con la coda di porco. Garcia Marquez ha saputo rifondare la realtà e fondare Macondo, il paradigma della solitudine, una situazione mentale e un destino più che un villaggio”.

E ok. 

Ma se fosse solo questo, sarebbe un libro normale, immeritevole di vincere ad esempio il Nobel per la letteratura.

Cent’anni di solitudine e le contraddizioni del Sud America 

E invece, attraverso il viaggio di questi personaggi, Gabriel García Márquez dipinge un affresco meravigliosamente attinente dell’umanità in generale, rendendo ogni singolo protagonista della storia parte di un archetipo più generale delle innumerevoli sfumature delle passioni umane. Ma se fosse solo questo, per quanto “tanto” non sarebbe ancora abbastanza. E infatti “Cent’anni non si limita a raccontare l’umanità ma pianta le sue radici nel reale perché tra le sue pagine lo scrittore colombiano fa affiorare tanto della sua terra e del suo pensiero politico. Le difficoltà e le contraddizioni del Sudamerica, il calpestamento sistematico dei diritti, le condizioni di questa moltitudine di popoli sono parte integrante di questo libro monumentale, l’ancora a cui Márquez si aggrappa per tornare a casa dopo ogni volo ai confini della sua fantasia. 

Eppure, se fosse solo questo sarebbe “tantissimo” ma non ancora abbastanza. E infatti c’è di più, a partire dalla fantasia, che dovrebbe essere la base di ogni buon romanzo: quella di Gabriel Garcia Marquez, ad esempio, è forse l’immaginazione più sconfinata mai catturata tra le pagine della letteratura contemporanea. La sua capacità di giocare con le iperboli ha del miracoloso tanto è complessa eppure sempre perfettamente a fuoco. Il realismo magico di cui Màrquez è l’esponente principale in campo letterario ha saputo plasmare geografia e tempo, trasformandoli a suo (e nostro) uso e consumo. Plasma, ad esempio, il villaggio di Macondo, teatro di tutta la storia, ne abbatte i confini, cancella il senso stesso di latitudine e longitudine trasformando questo piccolo agglomerato di poche anime nella perfetta rappresentazione del mondo. E non soddisfatto distorce il tempo letterario facendo un uso sapiente della prolessi, dilatando e manipolando i tempi, mischiando realtà a fantasia, fatti reali alle tradizioni folcloristiche di un popolo. 

Insomma, Cent’anni di Solitudine è un libro denso, straripante, avvolgente, esattamente come lo può essere il Sudamerica tutto intero. Geniale, colorato, caotico eppure perfettamente a punto per quanto riguarda ritmi e significato.  Probabilmente non potrà essere il libro della vita di tutti (non è il mio, ad esempio), ma senza dubbio è uno dei più grandi capolavori della letteratura contemporanea. 

 

Autore:Gabriel García Márquez
Traduttore:Ilide Carmignani
Editore:Mondadori
Formato:EPUB con DRM
Pagine della versione a stampa:378 p.EAN:9788852011498

Su massimo miliani

Ho il CV più schizofrenico di Jack Torrence, per questo motivo enunciare qui la mia bio potrebbe risultare complicato. Semplificando, per lo Stato e per l'Inpgi, attualmente risulto essere giornalista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.