Esteri – Giulio Regeni fu fotografato a un’assemblea sindacale e aveva paura

Giulio Regeni fu fotografato da uno sconosciuto l’11 dicembre scorso in un’assemblea di un sindacato indipendente egiziano e questo fatto lo aveva impaurito. Lo hanno riferito al pm Sergio Colaiocco tre ricercatori universitari, colleghi di Regeni, sentiti nel pomeriggio in procura.

La pista seguita ora dagli inquirenti è che il delitto possa essere legato all’articolo scritto dal giovane, con un pseudonimo, il 14 gennaio successivo e pubblicato su Nena News, in cui riferiva anche di quella assemblea. Ieri una nota attivista egiziana, Mona Seif, ha sostenuto su Twitter e Facebook che l‘investigatore capo del caso Regeni ha un precedente per tortura. “Khaled Shalaby, l’ufficiale cui è stato assegnato il caso di Giulio Regeni, fu condannato da un Tribunale penale di Alessandria nel 2003 per falsificazione di rapporti di polizia e – assieme a due altri funzionari – per aver torturato a morte un uomo”, scrive in inglese Seif sulla sua pagina Facebook cui rimanda un suo tweet. Shalabi “fu condannato a un anno di prigione – la sentenza fu sospesa”, si limita ad aggiungere il testo che allega un link a un blog e al sito dell’Ong Arabic Network for Human Rights Information (Anhri). Il generale Shalabi è l’inquirente che, presentato col titolo di “direttore dell’Amministrazione generale delle indagini di Giza”, in dichiarazioni rilanciate giovedì da un sito egiziano aveva sostenuto che per Regeni “le indagini preliminari” parlavano “di un incidente stradale”. Seif è sorella di Alaa Abdel-Fattah, uno dei più importanti attivisti e blogger egiziani che nel febbraio dell’anno scorso è stato condannato a cinque anni di reclusione per aver partecipato nel novembre 2013 a un raduno “non autorizzato” sfociato anche in violenze contro la polizia. Seif è diventata famosa per il suo attivismo durante e dopo la rivoluzione egiziana del 2011. Intanto gli inquirenti egiziani hanno “scoperto che Giulio Regeni è stato ucciso in un appartamento al centro della capitale e, dopo, il suo corpo è stato trasportato sulla strada desertica” Cairo-Alessadria dove è stato ritrovato: lo sostiene il sito del quotidiano indipendente egiziano Al Masry Al Youm senza citare fonti ma dando conto delle “indagini della squadra di ricerca della Prefettura di sicurezza di Giza”.

“Regeni non è mai stato sotto la custodia della nostra polizia. E noi non siamo cosi ‘naif’ da uccidere un giovane italiano e gettare il suo corpo il giorno della visita del Ministro Guidi al Cairo” ha  affermato l’ambasciatore egiziano in Italia, Amr Helmy. “Un omicidio vergognoso” avvenuto in un Paese, che a 5 anni dalla ‘primavera araba’ di piazza Tahrir, si ritrova sotto il tallone dell’ex generale Abdel Fattah al-Sisi immerso nel “terrore di polizia”. Cosi’ il Times,oggi, in un commento dedicato all’uccisione brutale di Giulio Regeni, giovane ricercatore italiano “laureato a Cambridge”. Il giornale britannico ricorda la lettera aperta firmata da 4600 accademici di decine di Paesi per chiedere giustizia, ma nota che “non c’e’ da farsi illusioni” a dispetto del fatto che le autorita’ del Cairo “smentiscano ogni responsabilita'”. La verità secondo il Times, e’ che il Paese e’ tornato a essere quello che era, “che migliaia di civili sono detenuti senza accuse, e che il semplice sospetto di dissenso e la repressione di una minoranza estremista sono usati per giustificare una dittatura militare vecchio stile”.

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