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Una domenica senza fine – Paolo Maggioni

Una domenica senza fine di Paolo Maggioni ci fa percepire la passione dell’autore per la propria città, per le storie, le strade, i sampietrini e le botteghe, ma anche per il simbolo della rinascita milanese: il tram. Permette di conoscere con bellezza e profondità una parte meno famosa della storia di Milano e della Liberazione dal fascismo.

Una domenica senza fine di Paolo Maggioni

Paolo Maggioni è un abile narratore della realtà, evidentemente dotato di una capacità di empatia e vicinanza con la strada, che gli permette di cogliere umori e sensazioni delle persone che non scrivono la storia in prima pagina. Tutti quei micro mondi che quotidianamente vanno avanti e poi vengono raccontati nei grandi movimenti della Storia. Una domenica senza fine è un libro che poteva essere scritto solo da un vero milanese, soprattutto da un vero milanese che ama la propria città, uno che scova tra le stradine le storie e le avventure.

Ambientato in una Milano in bianco e nero nella del Domenica 29 Aprile 1945, il libro racconta della capitolazione del fascismo, proprio nei suoi ultimi giorni a Milano. Il momento da cui parte la narrazione è uno dei più simbolici di sempre della storia italiana: l’arrivo in Piazzale Loreto dei corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci.

Il fascismo a livello internazionale e nazionale, mediatico diremmo oggi, è sconfitto, ma le tracce, i personaggi, le storie rimangono evidentemente vive nella transizione tra il declino del regime fascista e la nascita di qualcos’altro.

In questa Milano povera ed orgogliosa, laboriosa e mortificata dagli eventi, si muovono alcuni personaggi disegnati dalla penna di Paolo Maggioni, con tutta probabilità costruiti dopo aver ascoltato centinaia di racconti di testimoni con esperienze simili, oltre a quelli invece direttamente ispirati a storie dimenticate di città, come quella che vedremo in seguito di Carnera.

Mentre cade il fascismo, c’è chi fa i conti con la propria fede religiosa, chi con le proprie aspettative sul futuro, chi si lecca le ferite e chi immagina un futuro che rubi al cielo un po’ del suo colore candido.

Tra i destini che seguiamo nel libro spiccano quelli del già citato Carnera, falsario, anarchico, fuggitivo in fuga dalla Spagna che, mentre affianca i partigiani italiani, progetta una creativa lotta al regime franchista. Carnera è un personaggio disegnato sulle tracce di un anarchico realmente esistito nella Milano del 1945, attraverso il suo racconto scopriremo un progetto davvero creativo e sagace di lotta al franchismo che si realizzò davvero in quegli anni.

Altro profilo, molto più difficile da cogliere nella sua complessità, è quello di Colpani, voce radiofonica del regime che ben rappresenta l’individualismo di una fetta di Italia che, se non era fascista, comunque faceva affari col regime. Colpani è personaggio ambiguo, di fascino certamente, ma che fa trasparire una freddezza e un cinismo che ci riporta all’attualità di tanti personaggi nel mondo dello spettacolo attuale.

Un altro profilo, romantico e insieme molto emancipato, è quello di Marta Ripoldi: lo immaginiamo un patchwork di tanti profili di partigiane con storie simili, che vive la perdita del suo grande amore in simbiosi con la lotta politica per un futuro migliore.

Una domenica senza fine è un romanzo corale e popolare dietro cui si nascondono sentimenti e ideali in un mondo che troppo spesso fa i conti con “l’abbastanza” invece che col cielo. Un romanzo a tante voci che sarebbe piaciuto certamente ai nostri registi neorealisti.

Probabilmente, parte del fascino di questo romanzo è anche quello di percepire la passione dell’autore per la propria città, per le storie, le strade, i sampietrini e le botteghe, ma anche per il simbolo della rinascita milanese: il tram. Tram che diventa metafora di arteria che non si ferma mai, che continua a pompare sangue nella città in qualunque momento, tram che “chissà dove dormono” come si chiede ad un certo punto Marta Ripoldi, simbolo tutto milanese dell’emancipazione.

Una domenica senza fine è un’ottima seconda prova di Paolo Maggioni che, dopo essersi misurato col Commissario Casablanca, ci fa conoscere con bellezza e profondità una parte meno famosa della storia di Milano e della Liberazione dal fascismo.

Paolo Maggioni – Una domenica senza fine – SEM

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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