Davide Bergna – In nuce

La poesia è sicuramente, tra le forme letterarie, quella più vicina all’espressione, alla manifestazione sottile di ciò che da dentro va verso fuori. Ma cosa succede se si utilizza la poesia per ricercare, per indagare, per trovare il senso? Davide Bergna compie, nella sua prima raccolta di poesie, questa operazione inversa, interroga l’interno per trovarne tracce all’esterno.

In nuce, ovvero il titolo di questa raccolta, è anche la chiave per interpretare questi frammenti di monologo interiore. Nell’Occidente scientista cartesiano, la poesia fatica a trovare una sua credibilità dimostrativa, dimenticando la lezione di grandi menti che pure ad essa si sono applicate. Pensiamo a Novalis, a Rilke o Goethe, ovvero a tutti quei grandi autori che attraverso la poesia hanno cercato di indagare la realtà, quando il metodo scientifico non era ancora irrigidito sull’algoritmo e il dato sensibile era trattato come una prova di esistenza.

“La mia ombra che pesa la luce Indefinibile dubbio di sé, stupisce di potersi ricreare in uno specchio che non è più solitudine ma senso”

Ma pensiamo anche a Derrida che, con il suo “Ciò che resta del fuoco”, compì attraverso la forma poetica un’indagine sulla consistenza del tempo, della sua percezione e quindi del nostro essere nel tempo.

Lo stile di Davide Bergna

Davide Bergna si inserisce in questo campo di indagine con delle poesie asciutte, ma ricche di suggestioni che guardano immediatamente dentro e fuori dal soggetto, registrando in continuazione la comunicazione fra i due stati. Così nella prima parte di questa raccolta troviamo un’indagine interiore che cerca nella concretezza dell’incontro con l’altro la sua ragione di esistenza.

Esisti e io sono come te, stupefatto essere

La scoperta dell’esistenza che passa sartianamente dall’altro, rivela tracce di tempo, di esistenza, di respiro. Ma come l’esistenza incontra la vita, quindi lo scambio con il mondo è con gli esseri che vi vegetano sopra? A questa domanda rispondo le poesie della parte centrale dell’opera, dove Bergna incontra appunto alcuni elementi naturali e insieme ad essi compie una seconda indagine: dall’esterno all’interno.

Fammi indugiare ipnotico cielo, respiro e quiete, sogno e pensiero, accesa voragine che si riempie delle mie pupille, intoccabile e così vero, lontano e così profondo, tempo su tempo, memoria d’attimo.

Il passaggio da esterno a interno

Ed è qui che si compie il ribaltamento: dall’esterno entrano gli elementi naturali a spiegare come l’esistenza singola, unica, irripetibile, si trasformi nella storia del mondo, nella continuità della vita sulla terra. Sarà però col ritorno a se stesso, con la ricerca della interiorità nuovamente, che In Nuce chiuderà l’indagine che si era iniziata alcune pagine prima. Infatti, quasi in chiusura arriva il Trittico interiore, ovvero tre poesie brevi che raccontano l’esistenza che torna in sé. Qui troviamo un rinnovato spirito, gioioso e vitale che sente e gode della propria presenza.

Stupenda è questa mia presenza minuscola e impercettibile enorme presente che in me si afferma

In nuce si chiude con lo spirito che trionfa, che gode della propria presenza, pur riconoscendosi fragile e determinato. Ma non più assente, non più solitario, non più gettato:

Non sarà più tempo ma assente consapevolezza, cristallo livore di luce, memoria di sé che si fa eternamente ora, anima che si ritrova

Autore: Davide Bergna

Editore: Ensemble

Anno edizione: 2022

In commercio dal: 12 dicembre 2022

Pagine: 48 p.

EAN: 9788868819

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Su Andrea Labanca

Andrea Labanca cantautore, laureato in filosofia e performer, ha scritto tre album impregnati di letteratura. "I Pesci ci osservano" disco della settimana di Fahrenheit Rai RadioTre e "Carrozzeria Lacan" ospitato a Sanremo dal Premio Tenco. Ha collaborato con diversi scrittori (tra cui Aldo Nove e Livia Grossi) e ha lavorato come attore per Tino Seghal. Quest’anno è uscito il suo terzo album, “Per non tornare”, racconto noir-poetico in chiave elettro-vintage.

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