Turbolenza
Turbolenza di David Szalay
Basterebbe l’origine ungherese, a David Szalay, per garantirne qualità ed affidabilità della scrittura. E Turbolenza, breve romanzo diviso in dodici racconti solo apparentemente in maniera banale collegati fra loro, regala il piacere di lettura che solo gli autori che bazzicano ad alti livelli possono suscitare: scorrevolezza e intensità nel disegnare sentimenti, sensazioni, paesaggi, scenografie.
Il romanzo è composto da dodici racconti, intitolati a una determinata rotta da un aeroporto all’altro, che compongono una specie di cerchio, ad elevato tasso di emotività.
Si parte da Londra e si gira praticamente il mondo, fra partenze e arrivi, con un protagonista decisivo per ogni passaggio. I racconti sono di poche pagine, e la grande capacità del giovane autore anglo-canadese sta proprio in questo: riuscire a regalare storie di una straordinaria complessità emotiva in pochi fogli, riuscendo altresì a dare ai personaggi una precisa conformazione. Il lettore entra nella mente e nelle mani sudate di ogni protagonista, quasi giustificandone gli aspetti più disgustosi e senz’altro perdonandoli per le loro debolezze.
L’altra faccia della medaglia è proprio quella sensazione di bramosia di averne ancora, di pagine, e di saperne ancora, di ciascuna delle dodici storie. Non può lasciare sazi un testo del genere, proprio per quanto è gradevole l’estetica della scrittura. D’altronde, la genesi di questo lavoro ne spiega la conformazione: si tratta di un testo commissionato all’autore dalla Bbc per la radio, con la richiesta di scrivere delle piccole storie per uno spazio radiofonico molto breve; storie indipendenti ma in qualche modo legate.
Naturalmente, la maggior parte di chi comprerà questo libro lo farà per il titolo e il riferimento agli aerei. Il rapporto con il volo per tanti (incluso chi scrive, ma pure lo stesso Szalay e persino l’editore di questo sito) è quanto meno complesso: si va dalla paura semplice, al terrore, all’ansia mista al fascino, all’indifferenza. Perciò si tende a volerne sapere sempre di più. Ma, da questo punto di vista, il libro vi deluderà: forti turbolenze fisiche riguarderanno solo il primo dei dodici racconti. L’artificio letterario del volo è connesso agli spostamenti veloci, ad una visione del mondo fatto di singole persone, singole storie, tutte dannatamente interessanti; non, quindi, ad un mondo fatto di numeri, come purtroppo la globalizzazione (ora finalmente in pericolo) spesso ci porta a intendere.
David Szalay – Turbolenza
Traduzione: Anna Rusconi

