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Canta, spirito, canta – Jesmyn Ward

Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward ci racconta come i neri del Missisipi siano pregiudicati a prescindere da una condanna formale, siano fatti per sbagliare, dividere le famiglie a causa dei propri errori. Anche quando sembrerà complicato fidatevi di Jesmyn Ward, vivrete qualcosa di molto profondo.

Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward

Da qualche anno, nel mondo dell’editoria underground e non solo, circola il nome di Jesmyn Ward, autrice statunitense salita alla ribalta europea grazie alla così detta Trilogia di Bois Sauvage.

Vincitrice di diversi premi in patria, Jesmyn Ward ha dedicato una trilogia ad un paese fittizio che, per geografia e ancor più dinamiche, non fatichiamo ad immaginare molto, ma molto, vicino a molte cittadine affacciate sul Missisipi.

La trilogia si compone di tre libri di cui per ora in Italia sono disponibili soltanto i primi due episodi: Salvare le ossa e Canta, spirito, canta, entrambi editi dalla casa editrice NNE.

L’opera di Jesmyn Ward

Prima di raccontarvi Canta, spirito canta, sento il bisogno di fare una piccola premessa generale sul lavoro dell’autrice.

Jesmyn Ward si occupa di letteratura da molto tempo e la Trilogia di Bois Savauge è l’ultima parte di un lavoro editoriale che in America è molto più vasto. Però questa è sicuramente, nel panorama della Ward, un’opera totale, diffusa e diramata in mille direzioni.
Il perché è semplice da spiegare: la cittadina fittizia raccoglie le principali tematiche legate al mondo nero che abita gli spazi inospitali del sud degli Stati Uniti.

Se nel primo libro il tema centrale, ma non da cronaca come si potrebbe pensare sbagliando, è l’arrivo di Katrina (il grande uragano che piegò l’America nel 2005), in Canta, spirito, canta l’antropologia della popolazione di colore prende il sopravvento, svelando ancora di più il bisogno di Jesmyn Ward di raccontare figure archetipe e arcaiche, muovendole in contesti completamente marginali.

Baracche, lamiere, macchine abbandonate, stagni fetidi, questi sono i luoghi dimenticati da Dio e dal governo in cui si muovono i personaggi della Ward. Poi ci sono gli oggetti e le sostanze, così la Ward abbonda in sangue, sperma, odori sgradevoli, cibi precotti, cani o armi. Uno scenario ben oltre il post-moderno, una realtà sgradevole e realissima di degrado umano a cui purtroppo la provincia americana ci ha abituato attraverso film e libri che l’anno narrata. 

Ma qui sta la differenza che fa esaltare la letteratura di Jesmyn Ward. Se molti scrittori, anche quelli a cui spesso viene accostata, hanno narrato la provincia eccedendo in violenza e sanguinarietà, la Ward dosa ferocia e narrazione diretta con una lirica poetica e liberatoria che prende per le mani, conducendo verso territori eterei e fantastici.

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I neri sono fatti per fare sbagli

Le figure femminili sono sempre guidate da uno spirito alto, una sorta di concetto della maternità che diventa ricchezza antropologica e innalzamento spirituale in mezzo alla tempesta, che sia naturale, legislativa o morale.

In particolare il tema della discriminazione razziale in Missisipi in Canta, spirito, canta viene affrontata come una lotta fra poteri antichi e inconciliabili. Da un lato la famiglia e la sua potenza una volta riunita, dall’altra una società nata sfruttando i nonni e i bisnonni dei protagonisti del racconto.

Jojo, la più piccola della famiglia, si ritrova a scoprire con grande ingenuità gli stereotipi razziali di cui sono vittima gli abitanti del ghetto nero. Pregiudicati a prescindere da una condanna formale, i neri sono fatti per fare sbagli, dividere le famiglie a causa dei propri errori, per correre di fronte ai cani che vogliono riportare allo stato di schiavitù uomini e donne dalla pelle nera.

Questo ci racconta la Ward attraverso la sua lirica schietta e senza fronzoli. Non c’è riflessione politica in Jesmyn Ward, non c’è compiacimento nella narrazione, c’è descrizione e verità di realtà conosciute attraverso la pelle.

La scrittura di Jesmyn Ward

Inquadrare la Ward come scrittrice unicamente di cronaca sarebbe profondamente sbagliato. Quando le descrizioni sembrano prendere la via della registrazione tout-court della realtà per come si presenta al narratore, arriva una lingua alta ad accompagnare immagini e riferimenti a miti o tradizioni spirituali. Allora tutto cambia e un tetto che si stacca, un cane che morde fino a far sanguinare, una scopata in un cesso diventato archetipo di qualcosa di antico e ancestrale che deve accadere come un film già scritto dalle Moire molti secoli prima.

Canta, spirito, canta ha, secondo me, un grande vantaggio rispetto Salvare le ossa, che però rimane il mio preferito e comunque imprescindibile per godersi il secondo atto: quello di arrivare subito al dunque grazie alla narrazione dei vari personaggi a cui è dedicato un capitolo specifico. Questo stratagemma editoriale permette al lettore di concentrarsi su razzismo, uso delle armi, degrado sessuale, in maniera più chiara e più netta attraverso la biografia dei personaggi chiamati in causa.

Bisogna anche fare una piccola riflessione rispetto alla lingua della Ward che non è sempre semplice e perciò richiede uno sforzo almeno iniziale. Bisogna lasciarsi cullare dalla lirica sinuosa e grazie ad essa introdurci nella cittadine di Bois Sauvage, ma soprattutto entrare nella testa di Jesmyn Ward in cui alto e basso non esistono, singolare e plurale non hanno senso: esiste una comunità ed un’antichità ed ogni azione di ogni personaggio deve confrontarsi con questo orizzonte.

Va detto per dovere di cronaca che la lingua risulta ancor più difficile perché ovviamente la traduzione (come sempre con autori di questo tipo) rende ostici alcuni passaggi che risulterebbero più fluidi in originale, vista la lingua ricca di assonanze. 

Di sicuro l’autrice di Canta, spirito, canta è una delle scrittrici più interessanti degli ultimi anni nel panorama internazionale, su cui meditare e da cui lasciarsi condurre felicemente nei meandri della narrazione contemporanea. Anche quando non sarà facile l’accesso fidatevi di Jesmyn Ward, avrete, a lettura terminata, la forte sensazione di avere vissuto qualcosa di molto profondo.

Jesmyn Ward – Canta, spirito, cantaNN Editore
Traduzione: Monica Pareschi

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