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Scura è la notte, luminose le stelle – Paul Broks

Scura è la notte, luminose le stelle di Paul Broks, tra memoir, miti classici, neuroscienze e schegge d’immaginazione, ci conduce in un labirinto di vertiginose considerazioni sulla coscienza umana, la presunta identità di ognuno, i suoi personali dolori e dubbi, il modo più sensato in cui bisognerebbe vivere e l’impaccio inevitabile in cui viviamo.

Scura è la notte, luminose le stelle di Paul Broks

Questo rende così difficile il problema già difficile della coscienza. Un giorno forse risolveremo il problema in termini scientifici, ma senza riuscire ad adattare la soluzione alla corince intuitiva della nostra immaginazione.

Tra memoir, miti classici, neuroscienze e schegge d’immaginazione Paul Broks ci conduce in un labirinto di vertiginose considerazioni sulla coscienza umana, la presunta identità di ognuno, i suoi personali dolori e dubbi, il modo più sensato in cui bisognerebbe vivere e l’impaccio inevitabile in cui viviamo. Un viaggio che attraversa dubbi profondi e li veste di risposte scientifiche e ipotesi paradossali, intrecciando l’umano sapere e sentire in un nodo indistricabile ma meraviglioso da annodare. Il viaggio non si conclude con la verità assodata, ma lascia dietro di sé diversi punti di vista con cui alimentare il proprio percorso, tracce da raccogliere per le proprie storie.

Lo spunto del libro è di sofferenza, poiché Broks parte dalla morte per cancro della moglie. L’evento infausto scatena la concatenazione di riflessioni che porta l’autore ad indagare la coscienza umana e la propria in particolare, una coscienza che dev’essere portata a spasso per il mondo, anche quando il dolore impone una deviazione importante, che scava profondamente nelle certezze e staglia le mancanze sull’orizzonte futuro ma anche passato, imponendole costantemente nel presente. Broks non si abbandona mai al sentimentalismo, riesce a mantenere un mirabile equilibrio tra le argomentazioni scientifiche e il proprio sentimento, un equilibrio che non può essere assoluto ma si fa personalissimo e per questo affascinante.

I capitoli che si susseguono propongono in continuazione punti di vista differenti, sciorinando teorie di neuroscienze con grande chiarezza, raccontando miti classici e interpretandoli con differenti chiavi di lettura, narrando episodi della propria vita, presentando casi clinici concreti, sviscerando tesi filosofiche, ma anche perdendosi in immaginazioni allucinate, laddove la sua mente incontra la scrittura e si fa racconto. Broks non ha la prosa per affascinare in modo diretto, non è un virtuoso della penna, ma riesce comunque a creare un mondo letterario di fortissimo impatto affidandosi alla struttura del libro, ad un incastonarsi vorticoso degli elementi, alla materia e ad una vena di interazione dei mondi che riesce efficace nel non voler fissare verità ma proporre alternative, architettare suggestioni.

Scura è la notte, luminose le stelle

Il nostro mondo siamo noi

[…] E poi ho pensato al pensiero appena fatto: qui c’è di mezzo un altro tipo ancora di “qualcosa dal nulla” perché in questo miscuglio che è, in effetti, tutto questo qualcosa dal nulla che si trova là fuori […] c’è anche una scintilla di coscienza che pensa a se stessa, consapevole di sé, attraverso la macchina che io sono, un fagotto di neuroni e recettori sensoriali appollaiato, per nessun motivo in particolare, su una placca rocciosa. Big Bang e, miliardi di anni dopo, tenui sussurri. Tenui sussurri di consapevolezza. L’universo che parla a se stesso. Perplesso. Confuso.

L’impasto testuale è molto riuscito per varie ragioni. Le teorie delle neuroscienze vengono illustrate in modo molto chiaro e risultano ben inserite in un percorso di conoscenza. I casi clinici aiutano ad avvicinare alla vita di tutti le problematiche affrontate ed aprono a possibilità esemplari di deviazioni dalla norma. I temi filosofici vengono ancorati al percorso affrontato, indicando quanto fondamentale sia il tema della mente nelle elucubrazioni umane e da quanto tempo l’essere umano se ne occupi. I miti classici si inseriscono donando una chiave di lettura simbolica e narrativa, stimolando il racconto. Tra l’altro le pagine riguardanti le ipotesi su come gli antichi greci vivessero i racconti mitologici sono davvero interessanti. La vita personale innerva le pagine, regalando un vissuto intenso che segna il racconto in maniera indelebile.

In tutto ciò, quel che Broks fa con la fantasia è la chiave di svolta che rende il viaggio davvero unico, donando quella sfumatura letteraria che lo svincola definitivamente dal trattato. Le fantasie di Broks sono inserite in modo organico nel testo, accompagnano il lettore passo dopo passo, restituendo da un lato una forma di straniamento inaspettato in argomentazioni tanto stringenti, dall’altro liberando la fantasia dell’autore stimolata da tanto elucubrare, spingendola lì dove la scienza non può arrivare. Perché, se le argomentazioni scientifiche sono interessanti in quanto accompagnano il lettore nei meandri delle teorie, la spontanea fantasia di Broks inserisce l’elemento che spariglia, personalizza il percorso donandogli però anche una libertà che altrimenti non avrebbe, andandosela a prendere lì dove nessun altro può arrivare, dove mito e scienza possono solo coltivare influenze ma non agire, cioè sé stesso, la propria personale e umana elaborazione del mondo che, nel suo caso, comprende il lutto.

Si tratta di un testo particolarissimo e che proprio in virtù di questa unicità merita la lettura. Perché sa integrare diverse forme di conoscenza ed esperienza in maniera coerente ma non banale, poggiando su temi di una profondità estrema senza dimenticarne la declinazione quotidiana. Ne scaturisce un libro scritto con un equilibrio difficile da raggiungere, impastando scienza ed intimità.

Paul Broks – Scura è la notte, luminose le stelleAtlantide
Traduzione: Michele Trionfera

Voto - 90%

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