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Novità dischi 2021 – Due ritorni e mezzo

Kings of convenience – Peace for love

Eirik Glambek Bøe e Erlend Øye, in arte Kings of Convenience hanno deciso di tornare con un disco nuovo dopo didici anni di assenza discografica. Per la verità i progetti solisti o paralleli del due “timidi” ragazzi norvegesi non si sono mai arrestati, ma di certo si sono mossi con molto meno clamore dei lavori a marchio Kings of Convenience. In particolare Erlend Øye si è fatto ispirare dal nostro paese per un singolo fortemente ispirato dal mare di Siracusa dove il musicista ha abitato per un periodo di tempo.  Ora però il duo pare abbia trovato la calma e la tranquillità per lavorare ancora insieme, così da questa rinnovata unione è nato Peace for love, 11 brani inediti per un’oretta di musica.  Al primo ascolto si ha la piacevole sensazione che il duo non abbia stravolto il proprio modo di scrivere e concepire musica, infatti tutto resta leggero, dolce, sussurrato: un’arte quella dei Kings of Convenience di cui sinceramente si sente il bisogno fisico.  Al grande successo di inizio anni 2000 corrispondeva un hype che forse oggi è svanito per la band, ma parliamo solo di moda perché il duo ha conservato intanto il gusto della melodia e della nenia, anzi per certi versi questo disco risulta ricco di spunti ancora più raffinati dei precedenti. Lasciatevi sorprendere da Rocky Trail, cullare da Killers e poi ferire al cuore dalle due canzoni che vedono il featuring della sempre emozionante Feist, Love is a Lonely Things e Catholic Country. Un disco da cui farsi accompagnare nelle calde giornate d’estate, con la testa leggera e il cuore pieno.

Bachi da pietra – Reset

Difficile dimenticarsi dei Bachi da Pietra, soprattutto se avete assistito ad un loro live, ma comunque nel caso abbiate corso questo rischio, beh tranquilli ci hanno pensato loro a fornirvi un promemoria. Si chiama Reset questo granitico ultimo lavoro della band, dove granito non è né ironico né casuale. Al grido di “Il nazionale popolare ci ha sempre fatto cagare” si apre questo disco duro ed insieme visionario, che trascina immediatamente l’ascoltatore in un vortice sporco e notturno in cui il grido é quello di fuga dalla banalità. La voce di Giovanni Succi si muove come al solito su atmosfere cupe, ma questa volta la ricerca è più intensa e trovano spazio il sussurro, la litania, il parlato. Le tracce convincono immediatamente tutte, non certo per facilità di ascolto ma per coerenza di suono e intenzione. Unità del progetto che porta con sé una soddisfazione immediata. Spicca la prima traccia Di che razza siano noi fosse anche solo per la semi citazione “chi vi credete che noi siamo per le pietre che portiamo”. Pesce veloce del baltico è un pezzo che apre verso suoni più noise e si stacca piacevolmente dal resto dell’album.  Un plauso particolare per Bestemmio l’universo, fosse anche solo per l’ispirazione che ci chiediamo quale possa essere.

Lady Gaga – Born this way The Tenth Anniversary

Inutile raccontare cosa rappresenti Lady Gaga per l’universo musicale e della moda mondiale. La star a tutto tondo di origini italiane è stata capace di mixare innovazione musicale, provocazione e citazioni in un modo assolutamente originale e di successo. Anche per questo fa ancora più piacere scoprire che a dieci anni dalla prima pubblicazione di Born This way, l’artista ha deciso di mettere l’anniversario del proprio disco al servizio della comunità LGBT, mondo a cui per affinità culturali l’artista è naturalmente interessata. Così scopriamo che il disco che sfidò le classifiche a partire da Spotify, prima artista a dare credito al servizio di distribuzione che poi sarebbe diventato un gigante, oggi viene riproposto a partire di reintrapretazioni dei propri pezzi da parte di artisti di prima grandezza. Così troviamo fra i vari interpreti Years & Years, Big Freedia, Kylie Minogue, Highwomen, Britney Spencer e Madeline Edwards e molti altri artisti.

Colpisce fra tutte però la cover di Born This way di Carl Bean fondatore della Unity Fellowship Church Movement, ovvero una chiesa protestante assolutamente accogliente verso i diritti della comunità LGBT. Forse il disco non spicca per originalità musicale rispetto all’originale di dieci anni fa, ma riascoltare i tormentoni di Lady Gaga con voci diverse diverte e stuzzica.

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