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Pillole di Australian Open 2016

28/01
Sono riuscito ad evitare un appuntamento di lavoro, facendomi coprire da un collega, per poter assistere in tv alla semifinale fra Roger Federer e Novak Djokovic. Ne è valsa la pena per qualche punto spettacolare di re Roger, compreso il suo ultimo della partita, il più bello del torneo; ma nel complesso non è stato un gran match, dominato come da pronostico dall’attuale numero uno del mondo.
Primi due set letteralmente volati via, con un Federer imbarazzante che riesce a racimolare a fatica 3 giochi in tutto: se non si fosse trattato di un torneo dello slam, la partita sarebbe finita in meno di un’ora.
Nel terzo set, sul 2-2, Federer salva una palla break evitando, molto probabilmente, un’umiliazione difficile da digerire. Invece, nel game successivo, re Roger si scrollava di dosso tensioni e nervosismo e nel gioco più lungo della partita piazzava, al terzo tentativo, un break che poi gli permetteva di aggiudicarsi il set.
Il quarto set è stato un vero peccato per tutti gli appassionati di tennis. Poiché la chiusura del tetto del centrale di Melbourne, con dieci minuti di pausa, mandava a servire Nole a freddo, con uno svantaggio oggettivo. Federer va 0-30, ma nei punti successivi, su 3 seconde ed una prima gestibile, non riusciva a mandare al di là della rete la pallina sprecando una grande occasione. Eh sì, perché forse la partita stava prendendo un’altra piega con Djokovic che diventava un po’ più umano, commettendo qualche gratuito, e Federer ingranava meglio col servizio, con percentuali di prime finalmente oltre il 60%. Tuttavia, il break a favore di Nole arrivava, puntuale, nell’ottavo game.
Vittoria meritata, dunque. Approccio alla partita fallimentare per Roger. Djokovic è il più forte, ma non è imbattibile. Il Murray intravisto fin qui, se batte bene Raonic, acquisendo ancora più fiducia, stavolta se la può giocare. Almeno, questa è la mia impressione.
Un’ultima nota sul pubblico australiano: va bene tifare Federer, ci sta, è quasi obbligatorio direi. Ma su alcune prodezze fisiche e tecniche non si può non tributare ovazioni a chi sta dall’altra parte della rete. A maggior ragione se si tratta di un altro signore del tennis quale è Djokovic.
Djokovic b. Federer 6-1 / 6-2 / 3-6 / 6-3
Mec

28/01
Agnieszka Radwanska vittima sacrificale sull’altare della cannibale Serena Williams. Così doveva essere e così è stato. Il fatto è che anche Agnese ne era convinta e si è presentata in campo già sconfitta. Questo è un atteggiamento che molte hanno quando scendono in campo con Serena che, francamente, non ne avrebbe nemmeno bisogno. La Williams vincerebbe comunque, d’accordo, ma se le dai pure una mano a prescindere…
Primo set senza storia, un 6-0 che non basta a spiegare la superiorità della numero uno. Da un lato una Serena poco fallosa e molto incisiva e aggressiva, dall’altro una Radwanska completamente fuori dal match. Certo che se ti presenti in campo con una prima di servizio che fatica far male e in più non la metti neppure dentro, dalla seconda cosa puoi aspettarti? Bombe come se piovesse.
Nel secondo set Aga decideva di provare a giocare a tennis, che valeva la pena sudare un po’ prima di farsi una doccia. Serena, dal canto suo, qualcuna ne sbagliava, un po’ perché non le arrivavano più mozzarelle a metà campo, un po’ perché si era distratta. Williams brekkava e andava sul 3-1, ma perdeva il servizio che la costringeva al 3-3. Sul 4 pari Aga si portava 40-15, ma la sua partita finiva lì, anche perché sulla palla break commetteva un errore banale che proprio non poteva permettersi. Poi Williams andava a servire per il match e infilava tre ace consecutivi per chiudere infine con un dritto al volo. 6-4 finale e pronostico più che rispettato.
Non avevo speranze sul risultato, ma sulla partita sì. Se non germina dubbio nella Wiliams non può esserci partita, ma se l’avversaria non ha dubbi sulla propria sconfitta non può esserci partita al quadrato. Anche nel primo set, in cui Serena è stata indiscutibilmente dominante, Agnese non ha fatto nulla per evitarlo, ha giocato male e regalare un set ad un’avversaria così pare davvero troppo. Comunque Radwasnka in questo torneo ha fatto il suo, non possiamo crucciarci oltremodo per questa sconfitta, era già scritta, a prescindere dal fatto che lei ci abbia voluto inserire i propri paragrafi.
In finale Williams troverà un’avversaria credibile? Se la Kerber non si incarta in semifinale io dico di sì, la tedesca vista contro Azarenka ha credibilità. Fermo restando che non giochi un’eventuale finale solo a rincorrere la palla dell’avversaria. Ma prima deve pensare a non buttare all’aria l’occasione di una vita contro Konta.
agafan

27/01
Irrompo nel romanzo femminile degli Australian Open con un po’ di sano e vigoroso tennis maschile. Avevo molte aspettative sulla prima partita di Melbourne che ho la possibilità di vedere quest’anno, il quarto di finale fra Milos Raonic e Gael Monfils. Ritenevo che persino contro un fabbro noioso come Raonic, il funambolico francese sarebbe riuscito a creare un match divertente.
Mi sbagliavo. Gael ha troppi cali di concentrazione per giocare ad alti livelli, sebbene la qualità del suo tennis e la prestanza fisica, caratterizzata da una elasticità paragonabile a quella di Djokovic, glielo permetterebbero. Il francese è stato troppo timido, ha praticamente regalato lui i set a Raonic, perdendo nettamente 3-1.
In tutti i game nei quali ha perso il servizio, che poi sono stati i tre decisivi, il francese ha sfornato doppi falli e sbagli clamorosi. Il canadese, al contrario, ha gentilmente concesso solo il secondo set a Monfils, in qualche modo imitandolo ovvero facendosi togliere la battute in un gioco con tre errori gratuiti fra i quali un doppio fallo.
Insomma, è successo quello che era prevedibile succedesse. Per carità, Raonic, con la cura Moya, è migliorato tantissimo: ora gioca anche di rovescio così da essere molto più solido da fondo campo rispetto allo scorso anno. Certo, quando si tratta di lavorare le volèe, c’è da mettersi nelle mani nei capelli: è una sconfitta per il tennis. Invece Monfils, tra salti e diritti in genuflessione in stile Radwanska, rimane sempre bello da vedere giocare, ma con questa testa non vincerà mai nulla.
Raonic b. Monfils 6-3, 3-6, 6-3, 6-4.
Mec

27/01
Dici Angelique Kerber vs Viktoryja Azareka e ti vengono in mente i sei precedenti tutti favorevoli alla bielorussa; ma anche la finale ormai scritta di Vika con Serena, attesa e quasi già raccontata ancora prima che iniziasse il torneo.
Poi cominciava il primo set e si poteva notare una tedesca centrata, pronta a contenere, va da sé, abile nel giocare profondo. Dall’altra parte una Azarenka con le polveri bagnate, incapace di sfondare la solidità del muro avversario, fallosa, inutilmente sbraitante, inutilmente autoincitante in ogni momento, che veniva voglia di consigliarle di conservare quelle energie per gli scambi. Tutto questo portava ad un impronosticabile 4-0 per Angelique, sul quale però la teutonica si spaventava: della situazione, di se stessa, della rabbia in arrivo da quell’altra. In effetti la reazione di Azarenka si palesava, aiutata dagli errori fino a lì inesistenti da parte della Kerber. Sul 4-3 la tedesca si presentava al servizio da vittima sacrificale della rimonta. Invece sfoderava una controreazione, si attaccava al match con caparbietà, riuscendo a portare a casa un game combattutissimo e lungo. Gli scambi si facevano lunghi e intensi, se le davano di santa ragione prendendosi a capate. Il set si chiudeva sul 6-3 con break della tedesca, con la reazione rimasta in canna alla Azarenka, incapace di variare copione, anche perché quando ha provato un paio di palle corte sono venuti fuori obbrobri impresentabili.
Il secondo set cominciava come previsto, con Vika intenzionata a cambiare l’inerzia dell’incontro, nell’unico modo che il suo braccio e la sua testa concepiscono: menando sempre più forte e, possibilmente, cercando di tenerle in campo. Subito break della bielorussa, che ribadiva poi fino al 5-2. Kerber teneva duro più di quanto dica il punteggio e, secondo me, è lì che in parte ha vinto. Capiva che l’altra si era fatta più in palla, ma non mollava, sbracare non era il suo mestiere di oggi. Azarenka andava a servire per il set e si portava sul 40-0. Qui la metamorfosi, uno spirito sbagliava corpo e si impossessava di quello della Kerber, insinuandosi nei meandri della sua mente tremebonda. Da quel momento Angelique cominciava a tirare a tutta, sparava vincenti da ogni dove, vinceva il braccio di ferro con un’avversaria che provava a tirare ancora più forte ma senza costrutto, incredibilmente tirava più forte lei, con il vantaggio genetico di una intelligenza tennistica assente nell’altra. Così si materializzavano cinque game consecutivi, per un 7-5 che portava Kerber in semifinale a suon di vincenti, con un’impotente Azarenka per spettatrice a randellare a vuoto.
Ora Kerber ha la concreta possibilità di arrivare in finale. Sottolineo solo come sulle palle break ha puntualmente risposto corto, intimorita nel braccino dalla possibilità, o come se dicesse: me la gioco sull’errore dell’altra. Ecco, se c’è una cosa che questa partita ha dimostrato è che deve smetterla di essere poco propositiva, perché sa essere aggressiva, senza fantasia per carità ma quante ne hanno oggi come oggi? Se si rendesse conto che a provarci non fa torto a nessuno si potrà togliere diverse soddisfazioni, al di là della finale di questo torneo.
agafan

26/01
Dici Agnieszka Radwanska vs Carla Suarez Navarro e ti aspetti una bella partita di tennis, una di quelle boccate d’ossigeno così rare al giorno d’oggi. Invece ti ritrovi una partita inverosimilmente brutta, proprio noiosa.
La spagnola era completamente fuori gara, come non fosse entrata in campo, o ci fosse entrata per sbaglio. Era la tensione forse, anche se qui dobbiamo parlare di panico allo stato puro. La Navarro commetteva una serie improponibile di errori, Agnese si limitava a buttarla di là, permettendosi addirittura di essere imprecisa sotto rete, allora riteneva meglio starsene ben dietro la riga di fondo, che tanto quell’altra non andava da nessuna parte. 6-1 il primo set, veloce e impresentabile.
Nel secondo parziale Carla si scuoteva un minimo, regalandoci qualcuno dei suoi meravigliosi rovesci. Aga invece non si smuoveva dalla piega che aveva preso, lì dietro ad attendere, rinunciataria come nelle peggiori versioni, quasi subisse un sortilegio al contrario dettato dalla bruttezza della prestazione che le si proponeva dall’altra parte della rete. Così facendo però avrebbe potuto rischiare di rimettere in partita l’avversaria, se solo fosse scesa in campo un’avversaria. Ma la spagnola era leggermente migliorata, non aveva mica raggiunto un livello accettabile. Così, dopo qualche break e controbreak ci si ritrovava in mano un 6-3 finale, ma francamente questo match non si è svolto.
Spiace per Suarez Navarro, è una giocatrice anomala nel panorama femminile, l’anno scorso ha pure registrato il dritto tramutandolo in arma, ma se i quarti le fanno l’effetto pulcino bagnato non potrà andare troppo oltre: dai Carla, è solo un gioco!
Non ce la posso fare a restare sveglio per l’ennesima sfida Williams vs Sharapova. Anche perché potrebbe tenermi sveglio solo la curiosità di assistere al ribaltamento del cielo. Ma è una curiosità che non sa bene dove appigliarsi.
agafan

25/01
Derby tedesco tra Angelique Kerber e Annika Beck, con la prima nettamente favorita sulla giovane connazionale.
Il primo set griffato donna, con la sagra dei break fino al 4 pari. Tra l’altro mi chiedo perché, non in generale ma in questo caso: al netto dei srvizi mozzarella nessuna delle due era particolarmente aggressiva in risposta, quindi i servizi venivano persi giocando e non perché messe in difficoltà al secondo colpo. Una Kerber passivissima subiva il gioco intelligente dell’avversaria, che la faceva correre e la puniva ergendosi a regina dei lungolinea. In più ci mettiamo che quando Angelique provava a forzare di dritto non ne metteva una. Sostanzialmente giocava solo la Beck, senza riuscire però a monetizzare l’ottimo lavoro svolto, commettendo poi errori evitabili tecnicamente, ma forse inevitabili psicologicamente. Annika aveva due problemi fondamentali. Il primo è che l’altra, come d’abitudine, le rimandava indietro quasi tutto e lei, non possedendo colpi particolarmente potenti, si ritrovava spesso a dover ricominciare il lavoro da capo: esasperante. In secondo luogo non si veniva a prendere nessun punto a rete, che in situazioni come queste diventa una possibilità importante. Perché? L’abbiamo capito nel secondo set, quando ci ha provato palesando limiti insormontabili nel gioco di volo. Il match era molto giocato, palleggiavano lungamente dando vita ad una partita fisicamente provante. Sul 4-4 Kerber teneva il servizio, addirittura facendosi aggressiva, dal nulla, come un’anomalia. Beck invece si era affezionata al copione e perdeva il servizio che le costava il set, 6-4 per Angelique.
Secondo set senza storia, 6-0 per la più esperta, quella più in alto in classifica, quella che doveva vincere. Kerber si faceva più aggressiva, anche perché di meno ci sarebbe solo un animalista che salva le rane. Beck invece aveva chiuso, non aveva più nulla da dire né da dare, ci aveva fatto vedere che avrebbe potuto ma era andata così.
Bel match? Non certo entusiasmante, quando in ballo c’è la Kerber è difficle. Però diverso da ciò che propongono quasi tutte, quindi arrivo a dire che sì, in qualche modo me lo sono goduto. Maledette macchinette che mi fate apprezzare al ribasso!
agafan

24/01
Doppio 7-5 e Maria Sharapova, battendo Belinda Bencic, ottiene i quarti. Ora deve solo sperare che Serena conceda la sorpresa della propria eliminazione, altrimenti i quarti saranno il capolinea.
Primo set che vedeva un andamento al femminile, con break e controbreak fino al 4-4, poi, sul 6-5, ulteriore break della siberiana che la portava alla vittoria del set. Cosa dire? Maria a menare come un fabbro e Belinda a cercare di fare ciò per cui è stata chiamata in campo, giocare a tennis. Quando Sharapova non chiudeva il punto in tre colpi veniva fuori l’intelligenza della svizzera che muoveva l’avversaria e giocava lungo. Sharapova inanellava una serie di ace insolita, un po’ perché serviva bene, un po’ perché Bencic si muoveva con anticipo per intercettarne le intenzioni. Ma a fronte di servizi riusciti bisogna tener conto di doppi falli e di quelli meno incisivi. Dall’altra parte invece Belinda non metteva la prima nemmeno per sbaglio e la seconda aveva la tenerezza dei suoi diciotto anni.
Nel secondo set Belinda registrava la prima e Maria continuava a servire oggettivamente bene. Nessun break fino a quello che ha regalato la vittoria all’urlatrice folle. Nel secondo parziale Belinda ha cominciato ad innervosirsi sempre più, fino a commettere, negli ultimi game, errori che proprio non poteva permettersi.
Sharapova ha sfoderato caterve di ace, vincenti ed errori. Si potrebbe parlare di una Bencic in sua balia, ma io ribalterei il punto di vista parlando di una Sharapova in balia di se stessa e, quel che è peggio, pure noi in balia della sua insensatezza. Ognuno la vede come vuole, ma io ho visto una giovane promettente giocatrice di tennis di fronte ad un rumoroso cacciabombardiere. Si sa che quando sei in forma e in giornata ti entra tutto, ma se così non fosse? Vedi Muguruza ieri. E se ne becchi una che tira più forte di te? Vedi Williams. E se noi volessimo vedere giocare invece di randellare? Cazzi nostri direi.
agafan

23/01
L’illusione di mettersi davanti a Naomi Osaka vs Viktoryja Azarenka ed assistere ad una seconda sorpresa di giornata.
Illusione che consumava il suo dolce sapore in un game, il primo del match che vedeva la giapponese strappare il servizio a zero. Poi si materializzava il 6-1 / 6-1 finale, una condanna scontata come il processo ad un immigrato con una giuria popolare leghista.
Davvero nulla da segnalare sul punteggio, però un paio di conferme, scontate, le ho ottenute. Azarenka tocca la palla come un macellaio batte la carne. E poi è di un’antipatia che supera qualsiasi confine. In una partita senza storia, con una dicianovenne senza speranza, con il punteggio già in cassaforte, ha esibito esultanze sguaiate. Già perplimono certi incitamenti da ultimo set di finale slam completamente fuori contesto. Uno dice: è per mantenere la concentrazione. Vebbè, accettiamo l’argomentazione al limite dell’inconsistenza. Ma esultanze di quel tipo in situazioni siffatte sanno di maleducazione.
agafan

23/01
Uno si mette di fronte a Garbine Muguruza vs Barbora Strycova e si aspetta la passeggiata della numero tre, si dice che sta ragazzona è pronta a travolgere tutto ciò che le si para davanti. Ed invece si ritrova di fronte ad un match impensabile, sempre che di gara sportiva si possa parlare.
6-3 / 6-2, questo il punteggio, mai in discussione, con cui la ceca ha portato a casa un incontro senza storia. Barbora brava, ha giocato lungo e ha cercato gli angoli, costringendo l’avversaria a fare ciò che in uno sport dovrebbe essere normale ma che la spagnola non gradisce: muoversi. Ma ridurre il risultato alla bravura della Strycova non spiegherebbe nulla. Dall’altra parte c’era una Muguruza evanescente. La cavallona, oggi azzoppata, non ne azzeccava davvero una, errori di una bruttezza impresentabile, mobilità imbarazzante (Barbora una farfalla, Garbine un paracarro). E poi l’atteggiamento di Garbine, non una lamentela con se stessa, la grinta di un opossum, nessun segno di esultanza sui pochi vincenti, quando di fronte c’era una stizzosissima Strycova. Insomma, pareva volesse essere ovunque tranne che sul campo. Va da sé che notizie di problemi fisici o personali spiegherebbero tutto, se invece fosse semplicemente una questione di atteggiamento sportivo le consigliamo una partita a scopone in qualche paesello di provincia, dove le insegnerebbero un po’ di cattiveria agonistica nei momenti di difficoltà. No davvero, le auguriamo una giornata stortissima, in questo caso avrebbe tempo e modo di lavorare sull’atteggiamento da tenere quando le cose non girano. Se si trattasse di altro non tenete conto della mia bieca ironia.
agafan

19/01
Comincia il mio Australian Open con un prevedibilmente noioso Garbine Muguruza vs Anett Kontaveit. Match senza storia, d’altronde quando la cilindrata è così differente c’è poco da fare. Soprattutto poi se una come l’amazzone spagnola si propone pimpante e in palla. Il primo set la diceva lunga, un 6-0 senza storia, con l’estone che non poteva contenere la differenza di peso della pallina e non aveva armi da sfoderare.
Nel secondo set Muguruza sbagliava qualcosa in più e concedeva qualche affondo all’avversaria, ma il 6-4 finale, con break nel terzo gioco, non vedeva mai il risultato in questione: nessuna palla break per Kontaveit.
Mi tengo buono l’orario decente in cui vado a dormire e osservo come Muguruza sia scesa a rete più del solito, e non solo quando costretta giuro. I risultati sotto rete sono spesso sconcertanti, non tanto per l’efficacia quanto per le esecuzioni, di una bruttezza indicibile. Ma un paio di volte ha sfoderato volée di rilievo, specialmente nell’ultimo gioco del primo set ne ha esibita una bassa di dritto davvero buona. Il dubbio permane: queste non sono proprio capaci o non vogliono imparare? Davvero scendere a rete è un’arma che non interessa? Non contro queste avversarie, dico quando il gioco si fa più serio.
agafan

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