Serena Williams vs Madison Keys 7-6 (7-5) / 6-3
Serena Williams torna alla vittoria ed è già una notizia che sia una notizia. Una finale in cui ha vinto più d’esperienza che di botte, sapendo soffrire. Come sappiamo soffrire noi quando i telecronisti di Supertennis vogliono, insistentemente vogliono, farci credere che quello di Roma sia un torneo a cui i giocatori tengono quasi come ai loro animali domestici. Un giorno sentiremo, ne sono sicuro, uno di loro affermare che gli Internazionali sono più importanti di Parigi, ma non ci stupiremo, ci stanno preparando per tempo.
Serena Williams 8
Parlare di ritorno è forse eccessivo, perché se è vero che non vinceva da un po’, bisognerà pure annotare le due finali agli Australian Open e Indian Wells. Il declino probabilmente è cominciato, ma è una parabola non un baratro, pensare che non avrebbe più centrato un successo era da folli.
Oggi ha vinto di pazienza, non si è fatta impressionare dall’inizio sprint dell’avversaria e dagli errori che ha infilato in serie. Ha insegnato alla giovincella che il servizio bisogna saperlo utilizzare per tutto l’incontro e che sparare forte non basta, è un’arma ma non è il Santo Graal, non concede una vittoria sicura, almeno non sempre, almeno se non sei abbastanza in grazia da metterle tutte dentro. Senza sceneggiate, senza strafare (fermo restando qualche colpo dei suoi), insomma senza voler dimostrare di poter spaccare tutto, più quatta quatta che devastante, quasi timida, ha macinato punti, mettendosi addirittura a rincorrere la palla, con le palle che la guardavano incredule, quasi a dirle: e tu che ci fai qua, eri dall’altra parte, ti sei degnata di raggiungermi?
Madison Keys 6
Parte fortissimo, poi si trova al classico bivio: chi ben comincia è a metà dell’opera o partire a razzo e finire a cazzo? Sceglie la seconda via. A fine match avrà più vincenti di Serena, ma pure più errori. Nei primi due game infila sei ace, a tratti prende letteralmente a pallate la Williams, cosa davvero insolita bisogna ammetterlo. Arriva fino al tiebreak, con la complicità di un’avversaria spenta, poi svanisce l’incantesimo fatto di potenza selvaggia e incoscienza giovanile. Subentrano imprecisione insensata e consapevolezza da campo. Diamole atto di aver lottato con le sue armi, prendiamo atto che le sue armi sono sempre quelle, prepariamoci a vederla vincere probabilmente molto perché incontrerà sempre più tenniste come lei e, a parità di tipologia di colpi, lei tira più forte.

