Valentino Rossi vince il GP di Assen con autorità, tenendo dietro Marquez e, ben staccato, Lorenzo. I due amiconi fanno a “spallate” e al parco chiuso il sorrisone di Marquez è un filo meno solare. Finalmente le strade di questi due campioni si incrociano. Ci sarà da ridere.
Dopo il poker di vittorie di Giorgione Lorenzo, Rossi torna a bomba piazzando un weekend perfetto condito da pole e vittoria. Il pesarese ha vinto d’autorità, stando davanti quasi sempre e resistendo con mestiere anche a un tentativo abbastanza velleitario di Marquez. Terzo si piazza un rilassatissimo Lorenzo, mai in gara per la vittoria, ma bravo a raggiungere un podio che alla vigilia sembrava irrealizzabile. Al quarto posto si fa vedere Iannone, bravo a limitare i danni in una pista non favorevole alla Ducati. Assen, per quel che mi riguarda, certifica un dato su tutti: io di gare di moto ci capisco ben poco. Fortunatamente, leggiucchiando qui e là sono in buona compagnia.
Valentino Rossi 10 – Doveva essere il weekend del sorpasso inevitabile di Lorenzo e invece il Dottore cala l’asso e si prende pole e vittoria. Tre giorni da dominatore culminati con il numero all’ultima chicane dove ribadisce, se mai ce n’era ancora bisogno, che in quanto a esperienza il vecchio Rossi non è secondo a nessuno. Ribadisco in ogni caso il mio pronostico, vincere campionato sarà difficile: Lorenzo è solido e determinato, ma un Rossi così è una gioia per tutti.
Marc Marquez 9 – Santi numi che succede? Il Cabronicito, il predestinato, il portatore sano di talento, il pilota che abbassa la visiera e gli si chiude la vena pare che… oltre al manico abbia anche un cervello. Ad Assen sapeva di non poter andare via a Rossi e, stuprando tutti le schizzopatiche voci interiori che gli chiedevano di fare una cazzata il prima possibile, si costringe a stare dietro tranquillo per quasi tutta la gara. Poi oh, l’istinto è l’istinto e all’ultima curva ha fatto bene a provarci. Peccato per la scenetta tristanzuola del “vincitore morale” a fine gara. Ha fatto bene Rossi a rispondere a tono: qualcosa mi dice che il tempo degli abbracci, dei poster appesi in camera, e degli stucchevoli “sei più forte tu, no dai lo sei tu” sia finito. E meno male, aggiungo.
Jorge Lorenzo 8 – Sì lo so il voto è alto e la gara è stata incolore. Però il primo giro è stato da applausi: Jorge supera la qualunque e rimedia in pochi secondi a una qualifica disastrosa, ottenuto il terzo posto (cioè subito) si ferma e galleggia fino al traguardo. Del resto, se quando va male fai terzo, c’è poco da fare drammi.
Andrea Iannone 7 – La speranza di vedere una Ducati competere per la vittoria è ancora lontana, però Andrea ci mette del suo e centra un quarto posto che suona come l’ennesimo schiaffone alle attuali gerarchie interne. Dovizioso, del resto, ha scazzato le ultime tre gare e, come dice il vecchio saggio orientale: “Chi va via pevde il posto all’ostevia”.
Niklas Ajo 12 – Cioè, fatemi capire: il comune mortale se trova del brecciolino in curva nell’ordine rallenta, raddrizza la moto, prega tutti i santi che gli vengano in soccorso e, nonostante ciò, nove volte su dieci fa una cazzata sesquipedale. Lui, invece, viene prima sbalzato dalla moto, resta aggrappato fuori dalla sella, piega sull’erba, evita un muro, taglia il traguardo genuflesso affianco alla sua moto e il tutto sotto la ola del pubblico festante. Ma cazzo. Ma perché tutte queste differenze tra esseri umani?

