Cal Crutchlow vince la prima gara in carriera su un asfalto infido dimostrando oltre a un (incostante) talento anche una buona dose di sale in zucca. Dietro di lui un ottimo Rossi e un altrettanto valido Marquez
Il Gran Premio di Repubblica Ceca segna la vittoria, inaspettata, di Cal Crutchlow, al primo successo in carriera. L’inglese azzecca le gomme e si fa autore di una rimonta imperiosa in cui passa come birilli tutti, compresi i mostri sacri. Dietro di lui Rossi che, al pari dell’inglese, azzecca le gomme e rosicchia ancora qualche punto a Marquez. Poca roba però, perché lo spagnolo, pur montando le gomme morbide, riesce comunque ad arrivare a podio mostrando per l’ennesima volta di avere talento e testa.
Cal Crutchlow 10 – L’inglese ha dimostrato che quando lo strizzacervelli azzecca la giusta combinazione di pastiglie, anche il più matto dei matti riesce a mettersi in riga e fare cose egregie. A parte gli scherzi (ma neanche tanto), il neo padre Cal piazza la gara perfetta schiaffeggiando moralmente tutti i fenomeni che gli sono costantemente davanti. Perché vincesse un pazzo serviva una gara pazza. Una piccola nota per la piccola Willow: quando papà Cal, per farti addormentare ti racconterà la fiaba della Piccola Fiammiferaia riversando gli occhi all’indietro, non preoccuparti: anche se ti sembrerà meno rassicurante di Jack Torrance, pensa sempre che ti vuole bene e che in fondo in fondo anche lui è un ragazzo normale.
Valentino Rossi 9 – Esattamente come Crutchlow azzecca la gomma dura e, dopo un inizio deprimente, confeziona una rimontona da “vecchi tempi”. Bravissimo a prendere tutto quello che si poteva prendere (cioè tutto, tranne Cal), peccato solo che il Marquez attuale sbagli davvero poco. Tra i lati positivi c’è la soddisfazione di aver sopravanzato Lorenzo in classifica (voto 4), ma si tratta di una soddisfazione minima: viste le cagate sesquipedali commesse ultimamente dal buon Jorge (ormai entra ai box più facilmente di un alcolizzato in un negozio di liquori), per Rossi potrebbe essere più gustoso rubare le caramelle a un bambino.
Marc Marquez 9 – Sbaglia la strategia ma, a differenza degli altri piloti con le morbide, lui riesce ad andare a podio. Merito di un talento sconfinato, di una buona dose di culo e di una testa che a ogni GP sembra essere sempre più registrata. E questa è la differenza che passa tra un campione e un pilota talentuoso.
Baz e Barbera 9 – Fanno quarto e quinto in un GP che rimescola le carte e porta in alto due piloti che di solito non si vedono mai nelle posizioni che contano. Una menzione speciale per Loris che fino a poco tempo fa era mezzo rotto. Bentornato lungagnone!
Ducati 4 – La Ducati sembra me quando gioco a tennis. Se imbrocco un ace, poi devo automaticamente commettere un doppio fallo vanificando quanto fatto di buono il punto precedente (cosa che, per via delle bestemmie, mi allontana ogni volta di più dal paradiso cattolico). Dovizioso si ritira per un altro problema tecnico e a questo punto prende corpo una teoria che ritengo ormai l’unica valida: il povero Andrea ha fatto incazzare qualche esperta di magia nera, e io me la immagino questa bella matrona africana che gira di GP in GP con un pupazzetto con stampato il numero 4 e uno spillone grosso come una spada. Su Iannone invece, non so che dire. Tutti a urlare che è stato eroico nel portare a casa moto e pelle su una gomma più distrutta della faccia della Santanché di prima mattina. A me, invece, è parso che il pilota di Vasto, nello sbagliare strategia (esattamente come Marquez), invece di correre “conservativo”, non appena ha visto Dovizioso in testa ha messo a nanna il neurone e si è fumato tutta la gomma davanti nella speranza di una rimonta oggettivamente impossibile. Risultato: Marquez terzo e Iannone ottavo. Fate vobis.

