Serie A pagelle. Scusate il ritardo, dovremmo dire noi ma anche la Juve. Un pareggio e siamo tutti contenti, questo invece potrebbe essere il riassunto della terza giornata di Serie A: la metà delle partite sono finite in parità, ben quattro con lo stesso risultato (2-2).
“Vi siete messi d’accordo?” verrebbe da chiedere. No, per fortuna. Altrimenti sarebbe stato difficile vedere il Chievo deluso per aver portato via un solo punto dallo Juventus Stadium. Coi quaranta tifosi clivensi a cantare un improbabile “salutate la capolista!” nel settore ospiti.
Ospiti veri e propri non ce n’erano invece a San Siro, dove Inter e Milan hanno dato luogo ad uno dei derby più interessanti degli ultimi anni. Sia chiaro, nulla a che vedere con quelli assai più scoppiettanti dei primi anni Duemila. Ma è stato comunque suggestivo rivedere il buon vecchio San Siro tutto esaurito e rinnovato in vista della finale di Champions del prossimo maggio.
È stata l’Inter a rispondere presente, soprattutto perché ha messo in campo la giusta dose di cattiveria. La vittoria è in larga misura di Roberto Mancini. Una vittoria che viene da lontano, perché il tecnico di Jesi ha avuto un’infinita pazienza già dalla scorsa stagione. Da tempo aveva capito che per gente come Ranocchia, Dodò, Kovacic ed Hernanes non c’era posto. Troppo fragile caratterialmente la sua squadra.
Ecco che i vari Melo, Kondogbia e Guarin hanno dato la svolta. Grinta e rabbia: così i nerazzurri hanno vinto il derby.
A chi già lo accusava di avere le idee un po’ confuse, il Mancio ha risposto immedesimandosi nel carattere forte della sua squadra. Un leader come Handanovic lo ha ammesso: “Adesso siamo una squadra, lo capiamo dalle piccole cose di tutti i giorni”. Di chi può essere il merito, se non di Mancini?
Voto 8. Rivincita.
Dalla rivincita in panchina a quella sul campo. È quello che desiderava da tempo Alessandro Matri. Entrare e segnare a raffica. Mica male, per uno che di soprannome fa “mitra”. Contro l’Udinese ha fatto vedere il suo DNA da bomber puro, ricordando a tutti che lui non è “solo” il ragazzo della Nargi.
A Pioli mancava proprio un giocatore di questo tipo: grande fiuto del gol e, soprattutto, tanta presenza in area. Come dimostrano i due gol da vera prima punta segnati domenica.
Dopo che Mihajlovic lo aveva messo ai margini della rosa rossonera, Matri può godersi il suo momento.
Ma non finisce qui: sembra proprio che ci abbia preso gusto a segnare due reti all’esordio, visto che già con la Fiorentina segnò due gol contro il Catania a gennaio del 2014. Come lui, alla Lazio, Signori e Zarate sono andati due volte in gol alla prima.
I presupposti ci sono, adesso tocca al Mitra far vedere che questa doppietta non è stata una pura casualità.
Voto 7,5. Raddoppia.
C’è chi i gol li fa da rapinatore d’area e chi da… giocatore di beach soccer. Ovvio, stiamo parlando di Mauricio Pinilla. Anche domenica ha dato sfoggio delle sue qualità balistiche con la cosiddetta chilena, una rovesciata straordinaria. Quasi da copertina delle figurine Panini.
È incredibile la sua velocità di pensiero ed esecuzione quando si tratta di giocate simili: sono gesta come queste che valgono da sole il prezzo del biglietto allo stadio. Beati i tifosi di Reggio Emilia che si sono potuti godere il gol del cileno.
Peccato solo per la sua espulsione: il suo carattere esuberante è sempre stato un ostacolo per la sua carriera. Ma, al tempo stesso, il suo trampolino di lancio per queste pazze rovesciate.
Voto 7. Vedo il mondo a testa in giù.
Ma come ogni giornata dobbiamo fare i conti con i grandi delusi (e deludenti) di turno. È strano sapere che tra questi rientra uno spento e svogliato Bologna. E l’allenatore Delio Rossi in tutto questo dove sta?
Non convince la sua posizione, il Bologna non ha un gioco. La partita con la Samp lo ha dimostrato, anche se l’ex allenatore della Lazio si dice positivo e speranzoso per il futuro. I rossoblù vivono solo delle fiammate di Brienza e soffrono l’assenza di un Destro svogliato. È qui che dovrebbe intervenire l’allenatore, anche a costo di fare delle scelte scomode. Era davvero necessario, per esempio, rischiare Giaccherini, fermo da tempo e fuori forma? Il campo ha dato risposta negativa.
A coronare un weekend tutt’altro che felice per gli emiliani c’è anche la polemica tutta interna tra Saputo e Tacopina, i due volti della rinascita rossoblù. Ormai non si parlano più, anzi andranno direttamente davanti al giudice per stabilire chi ha il diritto di continuare a decidere le sorti del Bologna.
Tutto sommato c’è ben poco da stare allegri. La panchina di Delio Rossi traballa e non poco.
Voto 4. Colpevole.
Chi nel Bologna ci ha giocato, lasciando anche un buon ricordo, è Alberto Gilardino. Il centravanti, ora in forza al Palermo, ha vissuto una domenica difficile. Il Gila sognava un debutto con gol contro il modesto Carpi, invece è stato sostituito dopo un’ora senza lasciare alcuna traccia di sé.
Ancora troppo presto per essere decisivo, anche perché la preparazione non l’ha fatta con la squadra ed i ritmi di una partita di A sono certamente diversi da quelli dello pseudo campionato cinese.
Poco male, siamo certi che il Gila si rifarà ben presto.
Voto 5. Violino scordato.

