Serie A. Oh no, ancora una volta lo spezzatino! Lo abbiamo pensato in molti giovedì sera, quando abbiamo visto che era già iniziata la venticinquesima giornata di campionato con Lazio-Verona. Ebbene sì: anche in questo turno partite in giorni impensabili e ad orari inconsueti.
Lo “spezzatino” toglie quell’atmosfera di attesa ed emozione che solo le partite in contemporanea alle 15 della domenica sanno creare. Insomma, fa perdere l’appetito ai tifosi nostalgici. Ma l’appetito vien mangiando ed ecco che con l’avvicinarsi del weekend abbiamo assaporato la solita voglia di calcio.
Un weekend dal sapore dolcissimo per i tifosi juventini: i bianconeri sono di nuovo primi in classifica, grazie alla vittoria su un Napoli poco propositivo rispetto al solito.
I ringraziamenti principali vanno a Simone Zaza. Un attaccante che in pochi tengono in considerazione. Un giocatore che viene osannato in continuazione da sabato. È stato lui il match winner con un sinistro deviato che ha beffato Reina.
Zaza, l’uomo della provvidenza: quando entra sa far male. In tutti i sensi. Lo dimostrano i numeri, che parlano di un gol ogni 95 minuti giocati in campionato. In Champions, poi, ha giocato solo 30 minuti, ma in questa mezz’ora ha chiuso il discorso contro il Siviglia con un gol di rabbia in contropiede. Ed è proprio la rabbia a rendere l’ex centravanti del Sassuolo un giocatore decisivo: non molla di un centimetro, non tira mai indietro la gamba nei contrasti.
Spesso gli capita di esagerare e prendere qualche cartellino di troppo (come contro il Genoa), però non si risparmia mai. L’attaccante perfetto per ogni allenatore: un Marcelo Zalayeta più fastidioso.
Ci pensa lui a regalare un dolce San Valentino alla Torino bianconera.
Voto 7,5. Decide il campionato?
È stata la giornata del risveglio dei centravanti italiani. Di quelli che Conte potrebbe portare con sé in Francia per gli Europei. Oltre a Zaza infatti, anche Ciro Immobile ha ritrovato la via del gol. Una doppietta da trascinatore contro il Palermo e la squadra di Ventura ritrova la vittoria (3-1). Ciro corre negli spazi enormi lasciati dalla difesa del Palermo e trafigge due volte i rosanero. Il Toro espugna Palermo dopo 54 anni.
Immobile si diverte e non si pone limiti: gli obiettivi del presente sono il rilancio del Toro e un biglietto per Euro 2016. Al passato non pensa troppo.
A Dortmund lo prendono ancora in giro per quella frase detta al momento dell’addio: “In Germania nessuno mi ha mai invitato a mangiare a casa sua”. Un chiaro riferimento alla freddezza tipica dei tedeschi. Lui si vendica così, tornando a segnare. Chissà che un domani non decida di invitare qualche ex compagno tedesco a cena. Cucinando, perché no, uno squisito spezzatino che tanto gli ha portato fortuna.
Voto 7. Ritrovato
Uno dei due gol di Immobile è arrivato nel secondo tempo. Tra i pali dei rosanero c’era Fabrizio Alastra, diciottenne di Erice, provincia di Trapani, al debutto in Serie A. Proprio dal Trapani è arrivato nel 2014 e, dopo ottime prestazioni con la Primavera palermitana, si è guadagnato la fiducia dei tanti allenatori che si sono avvicendati sulla panchina siciliana in questa stagione, sedendo stabilmente in panchina come terzo portiere.
“Al primo rinvio mi tremavano le gambe” ha confessato Alastra, ma con la sua possente stazza è riuscito a superare la paura: un suo grandissimo intervento ha evitato che il sinistro di Benassi si trasformasse in gol ad inizio secondo tempo. Poi ha comandato la difesa con buona personalità, nonostante la giovane età.
Dopo i vari Donnarumma, Leali e Meret, un altro giovane estremo difensore italiano si affaccia tra i grandi.
L’ennesima dimostrazione che andare a prendere portieri sconosciuti all’estero, sperando di fare il colpo dell’anno, si rivela frequentemente una scelta sbagliata.
Voto 6,5. Talento casalingo
Proprio il Palermo è immischiato nella lotta per non retrocedere. Le altre concorrenti non se la passano bene: la Samp ha pareggiato con l’Atalanta, il Genoa ha perso a San Siro col Milan. Solo il Frosinone ha guadagnato terreno, vincendo contro l’Empoli al Castellani.
C’è poi un’Udinese in netta difficoltà: tre pareggi e due sconfitte nelle ultime cinque partite.
La squadra di Colantuono era partita forte in questa stagione: la vittoria in casa della Juve alla prima giornata lasciava presagire un campionato tranquillo.
Nell’ultimo periodo si è vista una squadra spenta, soprattutto in casa. Il Dacia Stadium sembra non aver ancora dato vantaggi ai friulani, che anche col Bologna hanno sprecato delle buone occasioni e pagato caro le disattenzioni.
Contro i rossoblù il palo ha detto di no due volte agli attaccanti bianconeri, che hanno sulla coscienza anche alcuni errori piuttosto gravi (come quello di Zapata a pochi minuti dalla fine). Situazioni da concretizzare assolutamente. Altrimenti la Beffa, rigorosamente con la B maiuscola, è dietro l’angolo.
Voto 5. Dove sono i gol?
In una settimana che si è aperta e si è conclusa con tante polemiche sull’arbitro di Juve-Napoli, che per altro è stata diretta con grande polso da Orsato, dispiace dover riconoscere anche i limiti di un altro fischietto. Fiorentina-Inter la partita, Paolo Silvio Mazzoleni l’arbitro. Un vero peccato, già. Soprattutto perché l’Inter si lamenta da molto tempo con i direttori di gara (molto spesso esagerando). Ma in questo caso ha il diritto di farlo: la doppia ammonizione a Telles è stata esagerata (manca all’appello anche almeno un rigore per i viola ndr). Così la partita si è incanalata verso un finale molto confuso, con momenti di grande indecisione e cartellini gratuiti da una parte e dall’altra (anche se andare in faccia all’arbitro per applaudirlo a fine gara è una mossa quantomeno ingenua ed evitabile ndr)
Difficile comprendere il perché di certi errori, sicuramente Mazzoleni avrebbe potuto e dovuto far meglio. Speriamo ci riesca, offrendo la ghiotta opportunità ad allenatori e dirigenti di parlare di meno delle sviste arbitrali e di più delle proprie colpe. Un po’ di autocritica nel mondo del calcio non guasta mai.
Voto 4,5. Insicuro

